Comincia oggi 1 Dicembre la grande maratona che porterà BL Magazine, in collaborazione con i progetti Bearslicious e Dr. Rainbow ad informare, indagare e riflettere attorno a tematiche inerenti ai diritti umani.

10 DAYS OF HUMAN RIGHTS è un progetto che coinvolgerà trasversalmente tutte le rubriche del Magazine, e contribuirà a dare maggiore rilievo all’offerta culturale e all’impegno civile che ruotano attorno alle discussioni sui diritti imprescindibili dell’uomo, in tutto il mondo.

New Ideas Create Human Rights: questa sarà da oggi in poi la nostra prerogativa. Un acronimo che ricorda il concetto di vittoria, di viaggio e allo stesso tempo le radici di un sistema democratico che ci ha fatto da culla, e ha trasmesso al mondo il valore di un pensiero libero.

In questi dieci giorni abbracceremo il mondo delle arti, dell’antropologia, della politica, dell’etica. Vi racconteremo storie, esploreremo mondi. Un incontro unico tra socialità e individualità che vi consigliamo caldamente di seguire con noi.

Cominciamo oggi sabato 1 dicembre, la giornata contrassegnata dal fiocco rosso della lotta contro l’AIDS, i dieci giorni di programmazione ad hoc che saranno chiusi dai festeggiamenti per il settantennale della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, promossa dalle Nazioni Unite nel 1948.

know your status

“Sono sieropositivo e per i motivi che tutti più o meno sanno. Avrei potuto diventarlo andando dal dentista o per una trasfusione di sangue: che cosa avrei dovuto dire alla gente? Non curatevi le carie e non fate trasfusioni? Io posso anche credere nella castità e nell’astinenza, ma non posso obbligare milioni di persone a seguire il mio esempio. Io, parlando della mia vicenda personale, metto in guardia, non proibisco.”

Michael Johnson, ex giocatore di pallacanestro statunitense

Lo slogan della World AIDS Day di UNAIDS di quest’anno, nel trentennale dalla prima giornata mondiale contro l’AIDS, è “Know your status”. Un invito alla prevenzione, a fare il test dell’HIV, perché solo attraverso la consapevolezza di essere infetti è possibile salvarsi dalle complicanze dell’immunodeficienza.

Le origini della giornata

Il primo World AIDS Day si è tenuto nel 1988, in occasione del Summit Mondiale dei Ministri della Sanità sui programmi per la prevenzione dell’AIDS, ed è stata in seguito adottata da governi, organismi internazionali e associazioni. Dal 1987 al 2004 è stata organizzata da UNAIDS. Si tratta della prima giornata mondiale dedicata alla salute.

A livello globale, ci sono circa 36,7 milioni di persone che hanno il virus. Nonostante il virus sia stato identificato solo nel 1984, oltre 35 milioni di persone sono morte di HIV o AIDS, rendendola una delle pandemie più distruttive della storia.

Oggi, sono stati fatti progressi scientifici nel trattamento dell’HIV, ci sono leggi per proteggere le persone che vivono con l’HIV e comprendiamo molto di più sulla condizione. Tuttavia, la Giornata mondiale contro l’AIDS è importante perché ricorda al pubblico e al governo che l’HIV non è scomparso: c’è ancora un bisogno vitale di raccogliere fondi, aumentare la consapevolezza, combattere i pregiudizi e migliorare l’istruzione.

Sono stati svolti progressi significativi attorno all’AIDS dagli anni ’80, e oggi tre persone sieropositive su 4 conoscono il loro status. La strada da percorrere, tuttavia, è ancora lunga.

Obiettivo 90 – 90 – 90

Rendere accessibili a tutti i test dell’HIV è essenziale per ampliare il ricorso ai trattamenti, e garantire che tutte le persone che convivono col virus possano condurre una qualità di vita sana e produttiva.
In questo sarà fondamentale raggiungere al più presto l’obiettivo che l’UNAIDS, nel 2017, si è prefissato di raggiungere entro il 2020: l’obiettivo 90 90 90.

● diagnosticare il 90% delle infezioni da HIV;
● far entrare in terapia il 90% delle persone con diagnosi di HIV;
● ottenere l’abbattimento della carica virale nel 90% delle persone in terapia.

Nel 2016, il 70% delle persone con HIV era consapevole del proprio stato sierologico, il 77% era in cura con antiretrovirali e l’82% dei pazienti trattati avevano ottenuto la soppressione virale. Molti paesi, come per esempio il Regno Unito, avevano già raggiunto l’obiettivo oppure erano a un passo dal farlo.

Notevoli erano anche i progressi che si registravano nelle regioni più duramente colpite dall’HIV, in Africa. Si tratta di risultati che stanno già incidendo in maniera rilevante sulla mortalità AIDS-correlata.

Nell’Africa orientale e meridionale, infatti, i decessi per AIDS sono diminuiti quasi di due terzi rispetto al 2004, ed è in calo anche il numero di nuove infezioni.

Tuttavia, è nei paesi che hanno dimostrato più volontà politica e leadership che si sono registrati i progressi più notevoli verso il raggiungimento dell’obiettivo 90-90-90, è stato sottolineato alla Conferenza. Il cammino è invece ancora lungo per regioni come Europa orientale e Asia centrale, dove la percentuale delle persone che ricevono la terapia antiretrovirale è molto più bassa – solo il 63% delle persone con HIV era consapevole del proprio stato sierologico e soprattutto solo il 43% di queste era in trattamento, sebbene il 77% fosse riuscito a raggiungere
l’abbattimento della carica virale.

Un ruolo chiave nel raggiungimento di tali risultati è stato attribuito ai servizi sanitari territoriali
attivi in questi paesi e al capillare lavoro degli operatori sociosanitari locali.

(fonte: report aidsmap)

Sfortunatamente, rimangono molti ostacoli al test HIV. La stigmatizzazione e discriminazione continuano a scoraggiare le persone dall’assumere un test HIV. L’accesso ai test sull’HIV è ancora motivo di preoccupazione e molte persone vengono ancora testate solo dopo essersi ammalate.

Nastro rosso AIDS
Perché il nastro rosso? Nel 1991, un decennio dopo l’emergere dell’HIV, 12 artisti si sono riuniti in una galleria nell’East Village di New York al fine di discutere di un nuovo progetto per sensibilizzazione sull’HIV di New York.
Fu lì che venne fuori quello che sarebbe diventato uno dei simboli più riconosciuti del decennio: il nastro rosso, indossato per indicare la consapevolezza e il sostegno alle persone che vivono con l’HIV.

Know your Status: I test HIV

La buona notizia è che ci sono molti nuovi modi di accedere ai test HIV. Autotest ecommunity based testing aiutano tutti a conoscere il loro stato di HIV.

Autotest

Si tratta del test istantaneo per l’HIV, acquistabile in farmacia e parafarmacia al costo di 20 €. In pochi minuti permette di conoscere il proprio status ed è possibile farlo direttamente a casa propria. Il test rivela la presenza, nel proprio organismo, di anticorpi prodotti contro il virus.

Si realizza attraverso il prelievo di una piccola quantità di sangue dal polpastrello, con uno strumento monouso presente all’interno della scatola. L’esecuzione richiede 5 minuti, ai quali si aggiungono i 15 di attesa per la lettura del risultato.

È consigliabile fare il test dopo il periodo finestra di tre mesi successivamente ad un comportamento a rischio.

In caso di esito positivo, è opportuno rivolgersi al proprio medico o all’ospedale più vicino.

Community based testing

Molto comuni in Australia, si tratta di campagne di sensibilizzazione all’esecuzione di test periodici verso determinate categorie sociali a rischio (in Australia ad esempio si punta molto sugli omosessuali di sesso maschile). Richiedono il coinvolgimento di associazioni, ONG, che mettono a disposizione organismi specifici come medici, infermieri e operatori sanitari. A loro è demandato il compito di supportare e supervisionare i membri della comunità ad una corretta esecuzione periodica del test.

Il vantaggio è la connessione del servizio alle esigenze specifiche di una comunità, soprattutto a livello logistico, e agevolare l’approccio psicologico al test. Le testimonianze delle esperienze condotte sinora hanno rilevato una maggiore predisposizione dei soggetti interessati ad eseguire il test, soprattutto per il servizio di “counceling” non giudicante.

In Italia i test su base “community” sono promossi dalla LILA.

Test HIV classico

La via maestra resta sempre il test hiv da eseguire in ospedale, in maniera anonima e gratuita. Rimandiamo alla pagina ufficiale del Ministero della Salute per scoprire tutte le modalità di esecuzione del test e le ASL più vicine a voi.

HIV e AIDS in Italia

Secondo l’ultimo rapporto ISS (Istituto Superiore della Sanità), nel 2017 in Italia sono state diagnosticate 3443 infezioni di HIV e 690 nuovi casi di AIDS. L’incidenza è di 5,7 nuove infezioni ogni 100.000 abitanti per l’HIV e 1,1 nuovi casi ogni 100.000 abitanti per l’AIDS. Questi dati collocano l’Italia sostanzialmente nella media dei Paesi UE (5,8 casi ogni 100.000 abitanti).

In termini assoluti, l’incidenza di nuove diagnosi è diminuita tra il 2012 e il 2015, mentre sostanzialmente è rimasta invariata fino al 2017. Le regioni più colpite sono risultate il Lazio, la Liguria e la Toscana.

Sesso: nel 76,2% le nuove infezioni di HIV si sono registrate negli individui di sesso maschile, con un’età media di 39 anni. Nelle donne è più bassa: 34. Tuttavia, l’incidenza si concentra soprattutto nella fascia d’età che va dai 25 ai 29 anni, con 15,9 casi ogni 100.000 (22,8 negli uomini e 8,8 nelle donne). Un dato che si conferma e che spinge a riflettere sulla necessità di promuovere una sessualità consapevole sin dall’adolescenza.

Cause: sempre nel 2017 la quasi totalità delle nuove infezioni (84,3%) è addebitabile a rapporti sessuali non protetti. All’interno di questa casistica, i rapporti tra eterosessuali (45,8%) vantano un triste vantaggio su quelli omosessuali (limitati ai soli uomini: 38,5%).
Curiosamente, la trasmissione tra eterosessuali non è una prerogativa maschile: è attribuibile agli uomini al 55% e al 45% alle donne. Sostanziale pareggio.

AIDS: Dall’inizio dell’epidemia (1982) ad oggi sono stati conclamati nel nostro paese 69.734 casi di AIDS, con 44.814 deceduti fino al 2015 e una percentuale di mortalità del 64,24%. Tuttavia, l’incidenza di AIDS è in progressiva diminuzione negli ultimi 4 anni. Il rapporto afferma inoltre che è diminuita nel tempo la proporzione di persone che alla diagnosi di AIDS presentava un’infezione fungina, mentre è aumentata la quota di pazienti con un’infezione virale o un tumore.

(fonte: QuotidianoSanità)

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