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Human Rights

10 dicembre, Human Rights Day. Nel segno di Eleanor Roosevelt

10 Days Of Human Rights

Considerando che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti eguali e inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo;

Considerando che il non riconoscimento e il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno condotto ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani saranno liberi di parlare e di credere, liberati dal terrore e dalla miseria, è stato proclamato come l’aspirazione più alta dell’uomo; […]

L’Assemblea generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come l’ideale comune da raggiungere da tutti i popoli e da tutte le nazioni […]

Preambolo alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo

10 Dicembre 1948. 71 anni fa veniva adottata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il primo documento ufficiale nel quale si riconosceva ad ogni essere umano, semplicemente per il fatto di esistere, dei diritti: inalienabili, incomprimibili ed inviolabili.

Per la prima volta nella storia del nostro pianeta, gli Stati cercarono di dare uno standard di base alla dignità umana ovunque nel mondo, affinché non si ripetessero le atrocità compiute dai regimi totalitari durante la seconda guerra Mondiale.

Eleanor Roosevelt, vedova di Franklin Roosevelt, promotrice e forte sostenitrice della Dichiarazione, tanto da esserne considerata oggi la “madrina”, in occasione della presentazione del documento in Assemblea Generale affermò: “We stand today at the threshold of a great event both in the life of the United Nations and the life of all mankind. This declaration may well become the international Magna Carta for all men everywhere.

Siamo oggi alle soglie di un grande evento sia nella vita delle Nazioni Unite che nella vita di tutta l’umanità. Questa dichiarazione potrebbe benissimo diventare la Magna Carta internazionale per tutti gli uomini ovunque nel mondo.

Com’è nata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo?

La Dichiarazione nacque dal clima di impellente emergenza di pace successivo alla seconda guerra mondiale. Tutto il mondo brulicava di macerie che sei lunghi anni di guerra e bombardamenti avevano ridotto l’Europa e l’Asia a una polveriera, e calpestato il più elementare concetto di dignità dell’uomo.

Mentre le armate russe assediavano Berlino e nel Pacifico i marines statunitensi si contrastavano alle forze giapponesi su Okinawa, nel 1945 i rappresentanti dei governi di cinquanta paesi si riunirono a San Francisco per discutere di pace e cercare di regalare alle generazioni future un mondo senza guerre e ideologie totalitarie.

Si dotarono presto di uno Statuto e nel 1948, esattamente settant’anni fa, adottarono un documento predisposto dalla Commissione per i Diritti Umani che, per l’appunto, divenne la Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo. 

La Dichiarazione, per la sua stesura, richiese la collaborazione di molti diplomatici: oltre a Eleanor, americana, possiamo ricordare René Cassin, considerato da più parti il “padre spirituale della dichiarazione“. Giurista e diplomatico francese, fu uno dei principali ispiratori della Carta. Appare quindi chiaro come la Dichiarazione rappresenti un’elaborazione moderna dei principi espressi da due Carte importantissime: la “Bill of Rights” o dichiarazione di indipendenza degli USA e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino nata in seno alla rivoluzione francese.

Altri personaggi di spicco furono il canadese John Peters Humphrey, anche lui giurista, considerato uno dei padri dell’apparato di tutela dei diritti umani, l’australiano William Hogdson, il cileno Hernan Santa Cruz, il sovietico Alexander Bogomolov, il libanese Charles Habib Malik, relatore del Comitato, il cinese Peng Chun Chang e il britannico Charles Dukes.

Un video che ripercorre la storia della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (lingua inglese)

Su 58 nazioni ammessi alla votazione, 48 si espressero favorevolmente e sottoscrissero il documento (Afghanistan, Argentina, Australia, Belgio, Birmania, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, Islanda, India, Iran, Iraq, Libano, Liberia, Lussemburgo, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Siam, Svezia, Siria, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Turchia, Uruguay e Venezuela), 8 paesi si astennero (Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia, Russia, Sudafrica e Ucraina) e 2 non parteciparono alla votazione (Yemen e Honduras). Nessun paese votò contro. 

L’Italia, che in quegli anni stava affrontando un difficile percorso Costituente, aderì alle Nazioni Unite solo nel 1955.

Il Contenuto della Dichiarazione

La Dichiarazione è composta di 30 articoli. Semplici, facili, difficilmente fraintendibili. Abbiamo imparato a riconoscerne in questi giorni, durante la nostra lunga maratona di #10DaysOfHumanRights, ma potete leggerli tutti  qui.

Eppure, ancora oggi, sono oggetto di violazione ed interpretazione aleatoria da parte dei governi e dei regimi che considerano gli esseri umani propri strumenti di attuazione del potere, e come tali non meritevoli di tutela, soprattutto se in contrasto con l’attuazione di politiche totalitariste.

I diritti sanciti vanno da quello, di ogni singolo individuo, di essere titolare di diritti civili e sociali a quello di non essere discriminati; dal diritto alla vita a quello di poter professare qualunque credo ed avere un proprio pensiero; dal diritto di potersi creare una famiglia a quello di essere uguali davanti alla legge; dal diritto all’istruzione a quello di non non subire pene che prevedano la tortura o la schiavitù.

#YouthStandUpForHumanRights

Dopo il successo della campagna “Stand Up for Human Rights” in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione, quest’anno le Nazioni Unite promuovono la campagna “Youth Stand Up for Human Rights

Sito internet YOUTH STAND UP FOR HUMAN RIGHTS

Il tema di quest’anno celebra e mette al centro del dibattito il contributo dei giovani che s’impegnano per “cambiare il mondo in meglio”.

Con 1,2 miliardi di persone di età compresa tra 15 e 24 anni a livello globale, i giovani rappresentano un cittadino su sei del nostro pianeta: gggi ci sono più adolescenti e giovani adulti che in qualsiasi altro momento della storia umana e sono generalmente più istruiti, più sani e hanno un maggiore accesso alla tecnologia e alle informazioni che possono essere sfruttate per difendere i diritti umani.

diritti umani giovani
La campagna delle Nazioni Unite per quest’anno è incentrata sul tema #YouthStandUpForHumanRights, ossia la partecipazione dei giovani alla promozione dei diritti umani

I giovani sono sempre stati i principali motori del cambiamento politico, economico e sociale, e negli ultimi anni, grazie anche al movimento àFridayForFuture si pongono in prima linea nella battaglia per il cambiamento climatico, fornendo un’importante partecipazione per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile per tutti.

In questo Human Rights Day si mette in evidenza il ruolo dei giovani e la loro partecipazione ai movimenti sociali per difendere i diritti umani e portare il cambiamento. Sicuramente ancora molto c’è da fare per la piena realizzazione dei Diritti Umani, ovunque e per chiunque nel mondo, ma attraverso l’impegno comune la sensibilizzazione delle persone sarà più facile giungere ad una società dove ognuno sarà realmente “libero ed uguale, in dignità e diritti”.


«Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti.».

Where, after all, do universal human rights begin? In small places, close to home – so close and so small that they cannot be seen on any maps of the world. Yet they are the world of the individual person; the neighborhood he lives in; the school or college he attends; the factory, farm, or office where he works. Such are the places where every man, woman, and child seeks equal justice, equal opportunity, equal dignity without discrimination. Unless these rights have meaning there, they have little meaning anywhere.

Eleanor Roosevelt

roosevelt diritti umani

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Amo il mare azzurro, i violini nei film di François Truffaut e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo di diritti umani, cultura e spettacolo.

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