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Human Rights

10 dicembre, Human Rights Day. Nel segno di Eleanor Roosevelt

10 Days Of Human Rights

Considerando che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti eguali e inalienabili costituisce il fondamento della libertà, della pace e della giustizia nel mondo;


Considerando che il non riconoscimento e il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno condotto ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani saranno liberi di parlare e di credere, liberati dal terrore e dalla miseria, è stato proclamato come l’aspirazione più alta dell’uomo; […]

L’Assemblea generale proclama la presente Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo come l’ideale comune da raggiungere da tutti i popoli e da tutte le nazioni […]

Preambolo alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo

Logo
Il logo di 10 Days of Human Rights 2020 è stato realizzato dai bambini e dalle bambine della classe 5* A, della Scuola Primaria “Giuseppe Ungaretti” di Vimercate (Mb) dell’IC Don Milani.

10 Dicembre 1948. 71 anni fa veniva adottata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il primo documento ufficiale nel quale si riconosceva ad ogni essere umano, semplicemente per il fatto di esistere, dei diritti: inalienabili, incomprimibili ed inviolabili.

Per la prima volta nella storia del nostro pianeta, gli Stati cercarono di dare uno standard di base alla dignità umana ovunque nel mondo, affinché non si ripetessero le atrocità compiute dai regimi totalitari durante la seconda guerra Mondiale.

Eleanor Roosevelt, vedova di Franklin Roosevelt, promotrice e forte sostenitrice della Dichiarazione, tanto da esserne considerata oggi la “madrina”, in occasione della presentazione del documento in Assemblea Generale affermò: “We stand today at the threshold of a great event both in the life of the United Nations and the life of all mankind. This declaration may well become the international Magna Carta for all men everywhere.

Siamo oggi alle soglie di un grande evento sia nella vita delle Nazioni Unite che nella vita di tutta l’umanità. Questa dichiarazione potrebbe benissimo diventare la Magna Carta internazionale per tutti gli uomini ovunque nel mondo.


Com’è nata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo?

La Dichiarazione nacque dal clima di impellente emergenza di pace successivo alla seconda guerra mondiale. Tutto il mondo brulicava di macerie che sei lunghi anni di guerra e bombardamenti avevano ridotto l’Europa e l’Asia a una polveriera, e calpestato il più elementare concetto di dignità dell’uomo.

Mentre le armate russe assediavano Berlino e nel Pacifico i marines statunitensi si contrastavano alle forze giapponesi su Okinawa, nel 1945 i rappresentanti dei governi di cinquanta paesi si riunirono a San Francisco per discutere di pace e cercare di regalare alle generazioni future un mondo senza guerre e ideologie totalitarie.

Si dotarono presto di uno Statuto e nel 1948, esattamente settant’anni fa, adottarono un documento predisposto dalla Commissione per i Diritti Umani che, per l’appunto, divenne la Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo. 

La Dichiarazione, per la sua stesura, richiese la collaborazione di molti diplomatici: oltre a Eleanor, americana, possiamo ricordare René Cassin, considerato da più parti il “padre spirituale della dichiarazione“. Giurista e diplomatico francese, fu uno dei principali ispiratori della Carta. Appare quindi chiaro come la Dichiarazione rappresenti un’elaborazione moderna dei principi espressi da due Carte importantissime: la “Bill of Rights” o dichiarazione di indipendenza degli USA e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino nata in seno alla rivoluzione francese.


Altri personaggi di spicco furono il canadese John Peters Humphrey, anche lui giurista, considerato uno dei padri dell’apparato di tutela dei diritti umani, l’australiano William Hogdson, il cileno Hernan Santa Cruz, il sovietico Alexander Bogomolov, il libanese Charles Habib Malik, relatore del Comitato, il cinese Peng Chun Chang e il britannico Charles Dukes.

Un video che ripercorre la storia della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (lingua inglese)

Su 58 nazioni ammessi alla votazione, 48 si espressero favorevolmente e sottoscrissero il documento (Afghanistan, Argentina, Australia, Belgio, Birmania, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, Islanda, India, Iran, Iraq, Libano, Liberia, Lussemburgo, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Siam, Svezia, Siria, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Turchia, Uruguay e Venezuela), 8 paesi si astennero (Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia, Russia, Sudafrica e Ucraina) e 2 non parteciparono alla votazione (Yemen e Honduras). Nessun paese votò contro. 

L’Italia, che in quegli anni stava affrontando un difficile percorso Costituente, aderì alle Nazioni Unite solo nel 1955.

Il Contenuto della Dichiarazione

La Dichiarazione è composta di 30 articoli. Semplici, facili, difficilmente fraintendibili. Abbiamo imparato a riconoscerne in questi giorni, durante la nostra lunga maratona di #10DaysOfHumanRights, ma potete leggerli tutti  qui.

Eppure, ancora oggi, sono oggetto di violazione ed interpretazione aleatoria da parte dei governi e dei regimi che considerano gli esseri umani propri strumenti di attuazione del potere, e come tali non meritevoli di tutela, soprattutto se in contrasto con l’attuazione di politiche totalitariste.

I diritti sanciti vanno da quello, di ogni singolo individuo, di essere titolare di diritti civili e sociali a quello di non essere discriminati; dal diritto alla vita a quello di poter professare qualunque credo ed avere un proprio pensiero; dal diritto di potersi creare una famiglia a quello di essere uguali davanti alla legge; dal diritto all’istruzione a quello di non non subire pene che prevedano la tortura o la schiavitù.

Recover better” è la campagna 2020

Dopo il successo della campagna “Stand Up for Human Rights” in occasione dell’edizione 2020 della Dichiarazione, quest’anno le Nazioni Unite promuovono la campagna “Recover Better”.

Sito internet RECOVER BETTER: STANDUP4HUMANRIGHTS

Il tema della Giornata dei diritti umani di quest’anno si riferisce alla pandemia COVID-19 e si concentra sulla necessità di ricostruire meglio assicurando che i diritti umani siano al centro degli sforzi di ripresa. Raggiungeremo i nostri obiettivi globali comuni solo se saremo in grado di creare pari opportunità per tutti, affrontare i fallimenti esposti e sfruttati dal COVID-19 e applicare gli standard sui diritti umani per fronteggiare disuguaglianze, esclusione e discriminazione radicate, sistematiche e intergenerazionali.

Il 10 dicembre è un’opportunità per riaffermare l’importanza dei diritti umani nella ricostruzione del mondo che vogliamo, la necessità di solidarietà globale, nonché la nostra interconnessione e umanità condivisa.

La crisi del COVID-19 è stata alimentata da povertà, disuguaglianze, discriminazione, esclusione, degrado ambientale e altre lacune nella protezione dei diritti umani. Si è scontrato con crisi radicate, politiche, sociali ed economiche in tutto il mondo, rendendo le nostre società più vulnerabili al virus.

Solo le misure per colmare queste lacune e promuovere i diritti umani possono garantire che ci riprendiamo completamente e costruiamo un mondo migliore.

Una delle pietre angolari della campagna 2020 è la promozione dello sviluppo sostenibile, per le persone e per il pianeta, la nostra unica casa. I diritti umani, l’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi sono la pietra angolare di una ripresa che non deve lasciare indietro nessuno, ma che anzi deve proteggere e avvantaggiare i più vulnerabili mentre promuove gli sforzi per affrontare l’emergenza climatica.

Ricostruire meglio e in modo più sostenibile richiede un approccio basato sui diritti per il recupero delle perdite da COVID-19.

La risposta alla crisi offre un’opportunità per sostenere migliori misure di protezione sociale e una giusta transizione verso un’economia sostenibile e senza emissioni di carbonio, fondata su energie rinnovabili, tecnologia rispettosa dell’ambiente, uso sostenibile delle risorse, empowerment della comunità e mezzi di sussistenza dignitosi.

Il degrado ambientale è una delle minacce più pressanti e gravi alla capacità delle generazioni presenti e future di godere del diritto alla vita. La risposta al COVID-19 dovrebbe rispettare, proteggere e soddisfare il diritto a vivere in un ambiente sano.


«Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti.».

Where, after all, do universal human rights begin? In small places, close to home – so close and so small that they cannot be seen on any maps of the world. Yet they are the world of the individual person; the neighborhood he lives in; the school or college he attends; the factory, farm, or office where he works. Such are the places where every man, woman, and child seeks equal justice, equal opportunity, equal dignity without discrimination. Unless these rights have meaning there, they have little meaning anywhere.

Eleanor Roosevelt

roosevelt diritti umani

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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