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Photo by Cecilie Johnsen on Unsplash

Human Rights

17 maggio, Giornata Mondiale contro l’Omotransfobia: in Italia una vittima denunciante ogni tre giorni

Si celebra oggi la Giornata Internazionale contro l’omotransfobia, la bifobia, la lesbofobia e la transfobia, un’occasione per riflettere sulla realtà delle persone lgbt di oggi e levare alto il nostro monito contro ogni forma di violenza e discriminazione.


Una ricorrenza che oggi si fa ancora più importante, in un momento storico in cui il Parlamento italiano si rifiuta ostinatamente a riconoscere una legge sui crimini d’odio e sui diritti civili nei confronti delle persone LGBT+.

Il ddl Zan, come sappiamo, dopo l’affossamento di ottobre, è stato ripresentato in Senato dal PD con lo testo ma non escludendo la possibilità di trovare un compromesso su alcuni punti non condivisi della legge con le altre forze politiche. Tutto tutto l’apparato sulle leggi lgbt+ è però fermo: quest’anno la legge sulla riassegnazione di genere ha compiuto 40 anni, e il suo testo non è più in grado di riconoscere i diritti delle comunità trans* alla luce delle nuove sensibilità sviluppate sul tema e dei risultati raggiunti in molti altri paesi europei. Un altro nodo di discussione è la legge sul matrimonio egualitario, che l’Italia è l’unica nazione dell’Europa occidentale a non prevedere.

Nonostante la Giornata non sia ancora istituzionalizzata non è mancato neanche quest’anno il sostegno da parte del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha ribadito, come ogni anno “l’attenzione sulle violazioni alla dignità della persona motivate con orientamenti sessuali diversi dal proprio“.

Occorre educare a una cultura della non discriminazione, per costruire una comunità che metta al bando ogni forma di prevaricazione radicata nel rifiuto delle differenze” ha detto il Presidente della Repubblica, aggiungendo che “iI rispetto dei diritti di ogni persona, l’uguaglianza fra tutti i cittadini, sancita dalla nostra Costituzione e dagli ordinamenti internazionali che abbiamo fatto nostri, non sono derogabili“. “Solidarietà e responsabilità – prosegue il Capo dello Stato – sono alla base della nostra comune convivenza. Solo la comprensione reciproca può portare alla piena accettazione di tutto ciò che è altro da sé e al riconoscimento di ciascuna individualità. Il messaggio di questa giornata è l’invito a rinnovare l’impegno al rispetto dell’altro e delle sue scelte: elementi alla base del vivere collettivo“.

La data del 17 maggio è stata scelta per ricordare la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali dell’OMS nel 1990.

I dati di omofobia.org

In assenza di una legge che indirizzi i giudici a valutare la sussistenza di crimini di matrice omotransfobica, sono parziali e del tutto insufficienti le raccolte di dati in nostro possesso per monitorare gli episodi di discriminazione e violenza.

Un primo scenario lo traccia il sito omofobia.org, promosso da Arcigay nel 2013, che si propone di raccogliere i casi segnalati da alcune associazioni operanti sul territorio.


Sarebbero 148 le vittime nell’ultimo anno registrate da omofobia.org in 106 episodi diversi: due ogni settimana, una vittima ogni tre giorni. Questi sono variamente distribuite in tutta la penisola, tra il 1 maggio 2021 e il 1 maggio 2022. Si tratta esclusivamente di vittime che hanno sporto denuncia alle Forze dell’Ordine per fatti penalmente rilevanti anche in assenza di una specifica legge contro l’omotransfobia, pertanto non si può escludere che un buon numero di episodi sia rimasto sommerso o che si sia anche deciso di non denunciare, magari scoraggiati dall’assenza di concreti strumenti di tutela.

La “mappa dell’odio” di omofobia.org

Quando si concentrano gli episodi di omofobia? Il maggior numero di episodi e di vittime si è registrato nei mesi estivi, quelli in cui si verificano più interazioni tra persone. È tuttavia preoccupante che il picco si sia registrato nel mese di giugno, che notoriamente è quello in cui si concentra il maggior numero di sfilate del Pride: qui si sono rilevate ben 34 vittime (più di una al giorno), delle quali 26 di episodi violenti e violentissimi (10 aggressioni personali, 15 vittime di aggressioni di gruppo, 1 persona uccisa).

Il secondo picco si registra in ottobre, e qui, come fa notare omofobia.org, si può notare la concomitanza con l’acceso dibattito pubblico in occasione della discussione del ddl Zan al Senato.

Di che tipo sono le aggressioni omofobiche? Le aggressioni singole (38), di gruppo (43) e l’omicidio di una donna trans hanno rappresentato, nell’ultimo anno, il 56% del fenomeno. È però in diminuzione il numero dei suicidi, nota positiva perché dimostra una maggiore consapevolezza delle persone LGBT+ nel vivere la propria condizione senza provare sentimenti di vergogna o disagio profondo: a conferma di questo, vi è una sensibile diminuzione degli episodi di omofobia registrati in famiglia e sul web.


In aumento, invece, le aggressioni fisiche e verbali in strada, che passano dal 43 al 62% di chi ha denunciato episodi avvenuti in vie, in piazze o in non-luoghi come le stazioni ferroviarie.

Leggi anche: Calci e pugni alla coppia gay, identificato e denunciato l’aggressore

Chi è la vittima principale delle aggressioni omotransfobiche? Si conferma il trend delle vittime tra chi non si adegua allo stereotipo maschile cisgender, o peggio ancora se ne allontana: quasi i due terzi del totale (72%) sono vittime di sesso maschile e che sono transitate verso un’identità femminile partendo da una maschile (il 65% cisgender e 7% transgender M>F). Le femmine cisgender denuncianti raggiungono però una percentuale superiore alla media degli anni passati (dal 17% al 24%): qui in maggioranza si registrano aggressioni plurime verso coppie lesbiche.

Il problema delle persone transgender. Sebbene percentuale di vittime trasgender sia leggermente diminuita, (dal 12% medio all’11% attuale), con una significativa flessione delle persone M>F (dall’11% al 7%) e un aumento di quelle F>M (dall’1% al 4%), il dato relativo alle persone trans* continua a essere molto preoccupante, soprattutto perché, in proporzione numerica, queste non rappresentano una percentuale così elevata della popolazione nazionale, né di quella lgbt+. Ciò significa che tutte le persone trans, e in particolare quelle M>F, hanno subito, almeno una volta nella vita, episodi di omotransfobia.

Tutti i dati su https://www.omofobia.org/sito/cronache-di-ordinaria-omofobia-report-anno-2021/

Scritto da

Sono nato in Puglia, terra di ulivi e mare, e oggi mi divido tra la città Eterna e la città Unica che mi ha visto nascere. La scrittura per me è disciplina, bellezza e cultura, per questo nella vita revisiono testi e mi occupo di editing. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare i diritti umani e i diritti lgbt+ nel mondo... e mi distraggo scrivendo di cultura e spettacolo!

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