Ognuno può valersi di tutti i diritti e di tutte le libertà proclamate […] senza alcuna distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, d’opinione politica e di qualsiasi altra opinione […].

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, art. 2

Ogni persona ha diritto di partecipare alla direzione degli affari pubblici del suo paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente eletti;

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, art. 21

Nilde Iotti, Lina Merlin, Teresa Noce: sono solo le più famose delle “madri costituenti” che occuparono i banchi di Montecitorio dopo le elezioni dell’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, nella prima tornata elettorale di carattere politico che permetteva alle donne di eleggere e di essere elette (qui per leggere l’articolo sul suffragio universale pubblicato proprio ieri su BL Magazine).

Ventuno in tutto furono le donne elette per la prima volta a suffragio universale: il loro contributo al progresso della Repubblica Italiana e al cammino di sviluppo politico e civile del nostro paese è stato oggetto di studio di un’appassionata libraia bolognese, Grazia Gotti, cofondatrice della storica libreria per ragazzi Giannino Stoppani e dell’Accademia Drosselmier, che ha ripercorso la storia delle nostre “madri costituenti” in “Ventuno donne all’assemblea” (Bompiani, 2016).

Grazia Gotti
L’autore dell’articolo con l’autrice Grazia Gotti

Ventuno donne all’assemblea” è un piccolo scrigno di storie preziosissime, raccontate con una prosa lucida e romantica: storie di donne tenaci ma anche di uomini, di figli e di figlie, di una repubblica neonata senza un passato, di sogni, di speranze e di illusioni. Ma, soprattutto, storie autentiche che attraversano il secolo della morte e della rinascita della democrazia.

Ventuno ritratti di giovani e tenaci protagoniste, dotate di un saldo e pugnace idealismo.

Come detto, solo nel 1946 alle donne italiane fu consentito di eleggere altre donne. “Nessuno ci diede il voto perché pensavamo che ne avessimo diritto.” racconta Grazia Gotti in un’intervista a me rilasciata sul numero 4/2017 del mensile “Mediterraneo”: “Da noi il PC era terrorizzato di dare il voto alle donne, pensava così male di loro che era sicuro votassero come avrebbe indicato loro il prete, perché timorate di Dio. Anche i cattolici non erano d’accordo. Fu solo l’intervento di Pio XII in favore del suffragio femminile a far cambiare loro idea.”.

La copertina di 21 donne all’assemblea
Teresa Noce
Teresa Noce

Tra le più belle storie raccontate ci piace ricordare quella di Teresa Noce, ex partigiana, firmataria della più bella legge europea sulla tutela della maternità sul lavoro. È passata alla storia del Partito Comunista perché si astenne durante la votazione nominale per l’introduzione dei Patti Lateranensi in Costituzione, tradendo la linea del partito di cui suo marito, Luigi Longo era vicesegretario ed erede naturale di Palmiro Togliatti.

O ancora la baronessa Ottavia Penna Buscemi, di fede monarchica (definì il referendum del ’46 “disonesto“) che abbracciò il Movimento dell’Uomo Qualunque e ottenne trenta voti alla prima elezione a Presidente della Repubblica, tra le risatine beffarde dei suoi colleghi deputati. Una donna “singolare, col coraggio di un uomo, che citava Giacomo Leopardi nei suoi comizi. Sola tra gli uomini e isolata anche nel gruppo delle ventuno“, ma che aveva un disperato bisogno di aiutare il prossimo con politiche giuste ed eque. Lasciò la politica romana per occupare lo scranno di consigliere a Caltagirone, dove ottenne oltre undicimila preferenze.

Angela Guidi Cingolani
Angela Guidi Cingolani

E che dire di Angela Guidi Cingolani, cattolica, che di primati poté vantarne tanti: fu la prima voce femminile che risuonò nell’emiciclo di Montecitorio e la prima donna al governo, alla quale fu affidata la delega all’artigianato come sottosegretaria all’artigianato, all’industria e al commercio.

I ritratti sono corposi e avvincenti, e Grazia Gotti traccia aneddoti ed episodi delle ventuno senza indugiare troppo in una cronologia pedissequa di avvenimenti, come una sorta di agiografia laica, ma alternando citazioni reali a suggestioni personali, con una scrittura coinvolta e vivida.

Una lettura che resta, sedimenta e invoglia a cercare, in rete come in biblioteca, qualcosa in più delle ventuno elette. Un volume che può essere d’ispirazione per le donne quanto per gli uomini, che ci ricorda quanto moderne e appassionate siano state le donne che ci hanno condotto alla Repubblica.

Ancora oggi, tuttavia, le donne continuano ad avere una rappresentanza minoritaria in Parlamento rispetto ai colleghi uomini. Attribuire il problema alla mancanza di quote rosa, secondo Grazia Gotti, è del tutto fuorviante.

“Io sono contrarissima alle quote rosa” dice la Gotti nella succitata intervista “è solo una concessione che ci viene fatta senza criterio. Penso, piuttosto, che le donne debbano decidere finalmente di prendere il timone e proporsi al comando autonomamente. Non abbiamo bisogno di donne ossequiose, di partito, portatrici di interessi terzi rispetto ai bisogno della società, che siano solo la manus longa dei loro segretari. La partecipazione femminile alla vita politica dev’essere un atto volontario. Serve un atto di coraggio e di ferma volontà.

grazia gotti
Le 21 donne della Costituente in un giornale dell’epoca. La più anziana era Lina Merlin (49 anni al momento dell’elezione). La più giovane, Teresa Mattei (25)
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