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Spettacolo

3 Film sul DESTINO che Non Sapevi di Voler Vedere (capitolo II)

Il destino dell’uomo è un tema che ha da sempre affascinato e su cui siamo portati tutti, chi più chi meno, a riflettere.
Ora rinnegandolo e ora temendolo, il Destino è qualcosa che rifuggiamo, di cui ne scansiamo l’idea, certi che il nostro vivere dipenda esclusivamente dalla scelte che facciamo.


Eppure anche molti cineasti hanno affrontato questo tema, dirigendo pellicole per lo più dai toni drammatici in cui i protagonisti si trovano a essere ora burattini e ora fuggiaschi, schiacciati da un Destino crudele ma testardamente convinti che si possano eludere le sue leggi e i suoi piani.

In passato avevo già affrontato questo tema e se siete curiosi vi invito a cliccare QUI.
Oggi vi porterò a scoprire altri 3 film sul Destino che spero apprezzerete.

AMORES PERROS di Alejandro González Iñárritu (film sul destino)
AMORES PERROS (2000) di Alejandro González Iñárritu

Inizio col segnalarvi un film del 2000.
AMORES PERROS è da considerarsi l’opera prima (cinematograficamente parlando) di Alejandro González Iñárritu, uno dei registi messicani più talentosi dei nostri tempi e uno dei pochi ad aver vinto per 2 anni consecutivi l’oscar alla regia (nel 2015 per BIRDMAN e nel 2016 per REVENANT).
Il film ha una struttura molto particolare che necessita di essere seguita con attenzione. In un terribile e mai così realistico incidente stradale si scontrano e si toccano le esistenze di 3 personaggi che un destino crudele ha voluto riunire. C’è quella di Octavio, innamorato di Susana, la moglie del suo fratello violento e criminale, che decide di racimolare dei soldi per poter scappare con l’amata e per farlo inserisce il suo cane in un giro di combattimenti clandestini. C’è quella di Valeria, fotomodella all’apice della sua carriera, che viene convinta dal suo amante a vivere assieme. E c’è quella di El Chivo, uomo che in passato ha abbandonato la famiglia per diventare un terrorista di estrema sinistra e che, dopo anni di carcere e abuso di alcolici, vive ora come un barbone con dei cani randagi.
Iñárritu e il suo sceneggiatore Guillermo Arriaga trovano il loro linguaggio migliore proprio nell’episodio che vede protagonista il giovane Octavio (un esordiente e già intenso Gael Garcia Bernal), sublimato dalla sporca e densa fotografia di Rodrigo Prieto.
Vite spezzate, piegate dal destino, in cerca di redenzione o di un nuovo inizio, che sono specchio di una realtà, quella del Messico, che non offre sconti a nessuno. Un film straziante, che guarda ai cani e agli amori “bastardi”, alle lotte canine e a quelle sociali, dove vige la legge del più forte. Un esordio feroce e intenso che merita di essere recuperato.


SERENDIPITY (2001) film sul destino
Kate Bakinsale e John Cusak in SERENDIPITY

A dispetto di quanto si possa pensare, non sempre i film che trattano di destino sono drammatici. Ne è certamente un esempio la commedia romantica che ora vi presenterò e che è uno dei miei film preferiti, di quelli confortanti e calorosi come la coperta di Linus.
SERENDIPITY (2001) di Peter Chelsom ci immerge in una New York da cartolina dove, alla vigilia di Natale, in un centro commerciale, si conoscono e si innamorano a prima vista Sarah e Jonathan. Peccato che entrambi siano lì per fare i regali ai rispettivi partner che presto andranno a sposare. Ma la pudica attrazione è così forte che Sarah escogita un piano: se il destino vuole che i due siano fatti per ritrovarsi così accadrà. Così lui scrive il proprio numero di telefono su di una banconota da 5 dollari che Sarah utilizza per comprarsi delle chewing gum e lei scrive il proprio all’interno di un libro esposto in una bancarella.
John Cusak e Kate Backinsale sono gli splendidi interpreti di una commedia dai colori e i ritmi perfetti. Bisogna mettere da parte tutto l cinismo e assecondare quel piccolo rimasuglio di spirito sognante per apprezzare davvero questa pellicola. Ideale per chi crede nel colpo di fulmine e nella ricerca di quei segnali che il Destino pare voglia lanciarci. Si ride tanto e sorprendentemente ci si commuove dalla felicità.

DOLLS di Takeshi Kitano (film sul destino)

E chiudiamo questa rassegna con un titolo di nicchia (oggi voglio accontentare un po’ tutti).
DOLLS (2002) di Takeshi Kitano venne presentato alla 59° Mostra del cinema di Venezia.
Il film guarda all’antica arte delle bambole Bunkaru che diventano simbolo delle esistenze dei protagonisti del film, burattini di un Destino che strattona e dirige le loro vite ora tra i confortanti abbracci dell’amore e ora sul baratro della follia e ora pericolosamente vicini alla morte.
C’è un doveroso e amabile silenzio che aleggia sugli episodi narrati, in particolare in quello più poetico dei due amanti in fuga, Sawako e Matsumoto, legati assieme da una corda rossa, che affrontano le stagioni (della vita) e vagano per una Natura ora gentile e complice, ora crudele e insidiosa. Quel filo rosso del destino si rifà a una romantica leggenda giapponese (ma dalle origini cinesi) secondo cui due anime gemelle sono destinate a essere legate per la vita e qualunque cosa esse facciano, sono portate a incontrarsi. Ma non sono da meno le riflessioni sul senso del vivere che si possono cogliere anche nella tragica storia della giovane Haruna, idol che resta sfigurata e che accetta di incontrarsi con un suo fan che ha scelto di diventare cieco, non potendo sopportare quanto accaduto alla sua amata popstar. Intriso di malinconia è poi l’episodio che ha per protagonista un vecchio boss della Yakuza che desidera rifarsi una vita e della giovane Ryoko che lo aspetta su di una panchina per condividere il pranzo assieme.
Il cinema di Kitano, che dopo questa film avrebbe preso nuove direzioni e un nuovo stile, affonda lo sguardo dello spettatore nelle pieghe dell’anima, del tempo e nella costante ricerca di un senso del vivere che puntualmente ci sfugge come sabbia tra le dita. Capolavoro.

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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