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Spettacolo

3 film sull’IDENTITÀ che non sapevi di voler vedere

Con la parola IDENTITÀ, in termini sociologici e antropologici, ci riferiamo a quelle caratteristiche che rendono un individuo unico e inconfondibile, quindi alla concezione che il singolo ha di sé nell’individuale e nella società.


Il cinema, come la letteratura, ha spesso riflettuto sul tema dell’identità, su come essa possa esser messa in discussione o negata o deviata o sovrapposta ad altre.

In questo speciale di #BLcinema vogliamo segnalarvi tre film di recente uscita che vi consigliamo di recuperare.

Crisi di identità in BEACH RATS
BEACH RATS (2017) è disponibile su Netflix

Il primo è un film del 2017 e ci racconta della negazione della propria identità e sessualità.
BEACH RATS di Eliza Hittman, vincitore della Miglior Regia al Sundace 2017, segue la vita di un giovane ragazzo di nome Frankie che vive nei sobborghi di Brooklyn.
Egli passa il suo tempo a cazzeggiare con un gruppo di amici tra droghe e passeggiate sulla spiaggia, ha una ragazza e una famiglia come tante.
Ma Frankie la notte passa il tempo su dei siti di incontri per trovare e consumare rapporti sessuali con uomini più grandi di lui.
Il film ha la sua compiuta bellezza nella fotografia che ci mostra lo splendido protagonista (un convincente e fisico Harris Dickinson) imprigionato nella propria condizione, incapace di accettare la propria sessualità perché confinato in una piccola cittadina dove vige la regola del più forte.
Un’opera seconda che si sofferma sui silenzi e sulla pelle di un corpo perfetto che soffoca un animo incapace di spiccare il volo.

Figli di una società che vive ormai una seconda realtà sui social abbiamo la possibilità di creare identità alternative.
Ma che cosa accade se ad un tratto questa ci viene rubata?
Da questo quesito si costruisce uno dei thriller/horror più interessanti dello scorso anno.

Identità rubate in CAM
Furto di identità e ossessioni virtuali nell’horror CAM della Blomehouse

CAM (2018), scritto e diretto da Daniel Goldhaber riflette sul furto di identità ai danni di una giovane ragazza che si guadagna da vivere esibendosi davanti alla webcam.
La bravissima Madeline Brewer (nota ai più per la sua partecipazione ai serial ORANGE IS THE NEW BLACK e HANDMAID’S TALE) riesce a conferire verità a un racconto che procede verso l’inverosimile.
La talentosa camgirl è all’apice del suo successo quando scopre di essere stata estromessa dal proprio account. Poco dopo scopre che un’altra ragazza a lei identica si sta esibendo al suo posto.
Un incubo a occhi aperti che riflette con furbizia e ingegnosità sulle ossessioni della nostra società e sui pericoli della rete ove anonimato e bullismo e furto dell’identità sono all’ordine del giorno.
E se la soluzione finale potrebbe non appagare i più, la prova recitativa della bella Brewer e la messa in scena valgono la visione. Disponibile su Netflix.

Ma è nello splendido e recente film premiato al Festival di Berlino 2018 con il Gran Premio della Giuria che è ancora più incisiva la riflessione sulla percezione di sé e quella degli altri, sul significato di identità strettamente legato all’apparenza.

una spledida scena tratta da MUG – Un’ Altra Vita.

MUG- Un’ Altra Vita di Malgorzata Szumowska guarda ad una società rurale della Polonia e ne evidenzia chirurgicamente i limiti, imprigionata tra cattolicesimo stantio e superstizioni popolari.
Simbolo e vittima di questo pensiero comune è il giovane metallaro Jacek che dopo un brutto incidente sul lavoro si ritrova a dover subire un delicato trapianto del viso.
E quel viso – deformato, diverso – diventa specchio di una mentalità deformata e imbruttita e paralizzata dall’interno.
Il protagonista, prima visto come miracolo divino, presto verrà deriso e allontanato da tutti. La stessa famiglia, non riconoscendolo più nel suo volto, arriverà a ricorrere ad un esorcismo perché convinti sia posseduto dal demonio.
Sospeso tra dramma intimo e grottesco, un film che guarda alla società moderna dove l’identità è necessariamente riconducibile solo alle apparenze.
Poetico e sublimato da una fotografia meravigliosa, MUG resta impresso sotto pelle.




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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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