ragazzo tienanmen

Sono trascorsi 30 anni da quella notte in cui il mondo scoprì la crudeltà e la ferocia della dittatura cinese. Era un mondo lontano, la Cina, e poco raccontato dalle cronache di politica estera negli anni ’80. Il risveglio fu brusco e doloroso per tutto l’occidente, che forse solo allora prese coscienza di quanto il regime comunista, che soggiogava indisturbato un miliardo di persone, calpestasse i diritti umani di un popolo sterminato che, raccogliendo tutta la propria dignità e il proprio coraggio, rivendicava a caro prezzo la propria libertà.

Della Protesta di Piazza Tienanmen è rimasta impressa la figura di un giovane, per tutti “il rivoltoso sconosciuto”, che brandiva un sacchetto della spesa e la giacca penzoloni contro una fila di carri armati, bloccandone l’avanzata. Di lui si sa ben poco, se non quello che i pochi testimoni ascoltarono dal vivo: “Tornate indietro! Smettete di uccidere il nostro popolo!” sembrò urlare al soldato nella feritoia del tank dove si arrampicò per chiedere la fine dell’assurda mattanza. Poi fu portato via da alcune persone, e di lui non si seppe più nulla, se non la sua età: aveva 19 anni.

Il suo destino? Fu probabilmente arrestato, incarcerato per lungo tempo e poi internato in un ospedale psichiatrico, se non addirittura giustiziato pochi giorni dopo. Quel ragazzo coraggioso e disarmato, risparmiato da un soldato che oggi è il coprotagonista silenzioso di quell’episodio passato alla storia, rappresenta ancora oggi l’innocenza del desiderio di libertà, la figura emblematica della e della sua sorprendente forza vitale.

Oggi milioni di persone, da Hong Kong a Taiwan, ma anche nelle più importanti comunità cinesi nel mondo, ricordano la sanguinosa protesta. Tranne che in Cina, dove il governo non ha previsto alcun memoriale in ricordo delle vittime, e il ricordo di quella notte di orrori rischia di svanire nel giro di poche generazioni.

4 giugno tienanmen

Cosa innescò la protesta?

Della Protesta di Piazza Tienanmen, oggi in occidente si sa molto più che in Patria. La censura e l’occultazione di notizie da parte del Partito Comunista, nonché il totale controllo dei mezzi di comunicazione e social media, fanno sì che l’evento rappresenti un vero e proprio tabù in Cina e le autorità non hanno mai chiesto scusa per le innumerevoli morti causate dalla furia dei carri armati.

Ma cosa accadde esattamente e quali furono le cause della protesta?

Occorre anzitutto inquadrare l’episodio nel periodo storico, perché in tutto il mondo erano in corso grandi mutamenti. In Russia Mikhail Gorbaciov, neo Segretario del Partito Comunista sovietico, aveva inaugurato un rivoluzionario piano di riforme conosciuto ancora oggi come Perestrojka. In Cina, nel frattempo, il regime governava piuttosto indisturbato dal resto del mondo, tanto da non rappresentare, così come è oggi, un centro d’interesse per la cronaca di politica estera occidentale. Gli effetti della Perestrojka varcarono i confini della Grande Muraglia Cinese, e quella barriera di diffidenza reciproca tra la Cina e il resto del mondo fu abbattuta grazie ai venti di libertà che soffiavano da occidente.

Decine di migliaia di studenti erano scesi in piazza Tienanmen a Pechino, di fatto occupandola, chiedendo riforme, democrazia e pluripartitismo. Il pretesto fu la morte del Segretario Generale del Partito Comunista, Hu Yaobang, che era un riformista e aveva intercettato i primi segnali di scontento ed esasperazione provenienti dal popolo, auspicando l’avvio di un dialogo tra le parti.

A contrastarlo fu il premier Li Peng, assecondato dal potentissimo capo delle forze armate Deng Xiaoping, che pur ritiratosi ufficialmente dalla scena politica poteva ancora godere di prestigio e grande influenza all’interno del Partito e del Paese. Fu proprio Xiaoping, verosimilmente, a generare lo scontro col suo editoriale sul Quotidiano del Popolo, in cui accusava gli studenti e i manifestanti di essere solo vassalli di forze straniere. La rivolta degenerò in fiumi di sangue quando i tank dell’esercito cominciarono a caricare sulla folla di ragazzi e studenti, travolgendo le loro speranze e le loro vite. A compiere l’ingrato ordine di sbarazzarsi dei civili rivoltosi fu il 27° gruppo di armata, le cui truppe, perlopiù composte da ragazzi analfabeti provenienti dalle regioni più remote della Repubblica Cinese, erano soprannominate “I Primitivi“.

piazza tienanmen
Piazza Tienanmen occupata dai carri armati

Non è mai stato rilasciato alcun comunicato ufficiale da fonti governative, contenente il numero preciso dei morti della mattanza di Piazza Tienanmen. Il Portavoce del Consiglio di Stato Yuan Mu, solo due settimane dopo, negò del tutto che ci fossero state vittime. Tuttavia, un documento britannico reso noto solo nel 2017 rivela numeri agghiaccianti: oltre diecimila, sarebbero i cittadini cinesi periti negli scontri, falciati da carri armati alla velocità di 65 km orari, gambizzati dalle baionette e ammazzati a sangue freddo a colpi di mitragliatrici.