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Storie e Culture

40 anni fa ci lasciava Gianni Rodari.

Il 14 Aprile del 1980 ci lasciava, a Roma, lo scrittore e pedagogista Gianni Rodari.


BL MAGAZINE, in occasione del centenario della sua nascita, partecipa alle celebrazioni dello scrittore di Omegna attraverso recensioni ed il progetto #unaFavolaAlTelefonoCon.

Ripercorriamo assieme la vita dello scrittore per l’infanzia che ha rivoluzionato la letteratura per l’infanzia.

Gianni Rodari vive ad Omegna (VB) fino al 1929, anno in cui il padre Giuseppe, fornaio, muore per broncopolmonite. A nove anni si trasferisce con il fratello e la mamma nel paese natale della madre, Gavirate, in provincia di Varese, dove porta avanti i suoi studi. Dopo due anni di ginnasio presso un seminario, si diploma alle magistrali nel 1937, frequenta per pochi anni la facoltà di Lingue all’Università cattolica di Milano, poi comincia a insegnare. Nel 1941 vince il concorso per maestro. Gianni Rodari è sempre stato interessato alla politica nella sua vita: si accosta al mondo cattolico e, dopo la parentesi fascista, si avvicina al partito comunista e partecipa alle lotte della resistenza. Dopo la guerra inizia la sua carriera da giornalista e collabora per numerose pubblicazioni. Negli anni ’50 comincia a dedicarsi alla scrittura per l’infanzia: scrive racconti, favole racconto breve di tipo fantastico la cui origine risale all’autore greco Esopo (VI sec. a.C.), che descrive in maniera pungente.Cura rubriche e libri per ragazzi, lavora come autore televisivo di programmi per l’infanzia. Stringe una intensa collaborazione con Giulio Einaudi Editori che con Editori Riuniti pubblicava allora i suoi libri che vengono apprezzati anche all’estero e tradotti in molte lingue. Nel 1970 si aggiudica il Premio Hans Christian Andersen e nel 1973 viene pubblicata la sua opera più celebre “Grammatica della fantasia: introduzione all’arte di inventare storie, saggio per insegnanti, genitori e animatori.

Scrittore, giornalista, insegnante e pedagogista come Collodi e come il Vamba del Giornalino di Giamburrasca e a differenza di De Amicis, Rodari era dotato di grande ironia ed era proprio questa sua peculiarità a renderlo impagabile.
Rodari sapeva capire i bambini e soprattutto sapeva “adattarsi” alle realtà dei nuovi bambini, quelli dell’era del postconsumismo, abituati a stare ore e ore davanti alla televisione, imbottiti di messaggi pubblicitari diretti a loro e più viziati e vezzeggiati dei coetanei del passato perché diventati via via sempre più rari.
Nascono così le Favole al telefono o le novelle fatte a macchina, ma anche la delicata canzone manifesto pre-ecologista Ci vuole un fiore cantata da Sergio Endrigo.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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