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Si celebra oggi la Giornata Mondiale Contro le Mutilazioni Genitali Famminili (Mgf).

Questa pratica barbarica ha radici molto profonde e si fa risalire alla cultura dell’antico Egitto.

Nonostante l’avanzare del progresso, le MGF sono ancora praticate in più di 30 paesi di varie aree geografiche e coinvolge almeno circa 200 milioni di ragazze e bambine. Il continente in cui le mutilazioni sono più diffuse è L’Africa: circa 92 milioni di ragazze di età superiore ai 9 anni hanno subito questa pratica e ogni anno circa 3 milioni sono quelle che si aggiungono a questo numero.

Purtroppo, decenni di campagne di sensibilizzazione, fino alla prima Risoluzione dell’Onu nel 2012, riaffermata due anni dopo, non sono bastati. Per questo motivo l’Onu ha fissato la messa al bando totale entro il 2030, inserendo questo tema nell’Agenda per lo sviluppo sostenibile, supportati dall’Unione europea, Unione Africa e Organizzazione Islamica per la cooperazione.

Le donne “Tagliatrici” sono figure di spicco delle comunità in cui essa è ancora praticata. Per le incisioni sono usate spesso lamette o strumenti affilati, non sterilizzati. Il taglio anche solo parziale dei genitali e la ricucitura sono dolorosissimi.

La mancanza di attenzioni sanitarie adeguate poi causa spesso infezioni, ma c’è di peggio. Conseguenze sono cistiti, emorragie, ritenzione urinaria, dolore durante i rapporti sessuali, complicanze durante il parto che mettono a repentaglio la vita delle madri e dei nascituri.

Nonostante questo, il radicamento culturale e la pressione sociale sono tali da spingere le stesse madri e nonne che hanno subito la pratica a ripeterla sulle proprie figlie e nipoti. Chi non si sottopone al taglio viene esclusa dalla comunità e getta la propria famiglia nella vergogna.

Uniche armi per combatterla sono quindi l’informazione, il dialogo, la mediazione. Questo problema non risparmia neppure le giovani donne migranti che vivono nel nostro territorio, spesso a rischio di esservi sottoposte quando tornano nel loro paese di origine per trovare i loro parenti.

Secondo alcuni dati di ricerca le donne presenti in Italia che sono state sottoposte a mutilazione sarebbero tra 61.000 e 80.000. Action Aid , da sempre sensibile alle cause di povertà e di rispetto dei diritti umani nel mondo, agisce insieme alle popolazioni e le comunità più emarginate coinvolgendone imprese e istituzioni locali. Nel 2016 ha inaugurato “After”, progetto co-finanziato dall’Unione Europea e implementato in Belgio, Irlanda, Spagna e Svezia oltre che in Italia, che vuole innescare percorsi di empowerment femminile e di informazione ed educazione per le loro comunità, uomini inclusi.

Ma questo è solo uno dei tanti progetti mirati ad accrescere la consapevolezza delle donne e la presa di coscienza e quindi la mobilitazione delle società. Progetti che stanno riuscendo nell’impresa di invertire la tendenza.

Anche per la Chiesa l’intervento oltre che giuridico – sono sempre più gli Stati che hanno messo la pratica fuori legge – deve essere culturale.

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