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A Catania vogliono intitolare una strada a Don Benzi, Arcigay: “la città merita di meglio”

Don Benzi al Family Day del 2007 (foto: Corriere della Sera)

Non esiste scientificamente l’omosessualità, è una devianza“.


Queste esatte parole furono pronunciate da Don Benzi durante il Family Day del 2007, mentre il governo guidato da Romano Prodi si apprestava a discutere la concessione di un primo embrione di diritti lgbt+ con i Di.Co. (che peraltro non videro mai la luce), voluti dalle ministre di allora Barbara Pollastrini e Rosy Bindi.

Oggi, 13 anni dopo, quelle parole negazioniste che oggi ci paiono anacronistiche e violente perfino per un presbitero conservatore, il comune di Catania vorrebbe dedicare a Don Benzi, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, una delle nuove strade della zona industriale della città, accanto a nomi illustri come Maria Nicotra Fiorini (madre costituente in quota DC) e l’autore fantasy J.R.R. Tolkien.

Don Benzi, pur nella sua significativa opera filantropica, non ha mai lesinato attacchi duri e mirati verso la comunità LGBT+, che a suo dire stava mettendo in atto un processo di “appropriazione di un’identità matrimoniale” che non gli fosse propria.

Nel 2006, tra le righe di un accorato appello pubblicato sul Corriere Romagna, si potevano leggere queste parole: “Non esiste il diritto al riconoscimento delle unioni omosessuali. L’omosessualità può essere corretta e la deviazione psichica che le è propria rimossa.” (Don Oreste Benzi, appello pubblicato sul Corriere Romagna del 14 maggio 2006)

Addirittura, come riportato da gay.it, in uno dei suoi libri “La coppia oggi tra libertà dell’uomo e mistero di Dio – Editrice Guaraldi), oltre a sostenere che agli “effeminati di cui parla la Scrittura e ai quali non è dato di entrare nel regno dei cieli“, don Benzi avrebbe supportato l’efficacia delle terapie riparative: “L’omosessualità acquisita è possibile superarla ed essendo un vizio deve essere rimossa a tutti i costi.

Arcigay “Non ci stiamo, Catania merita di meglio”

L’iniziativa della commissione toponomastica, guidata dall’Assessore Alessandro Porto, non è piaciuta al Circolo Arcigay locale, che in una nota sulla pagina Facebook ha così commentato la vicenda: “[Don Benzi, ndr] Pensava che l’omosessualità fosse una malattia. Era un convinto sostenitore delle teorie riparative. Delle donne, ha detto che “eccitano il maschio ad approfittare dell’occasione”. Ma secondo l’assessore Porto, ha fatto anche cose buone. Noi non lo mettiamo in dubbio, ma chiediamo: è possibile ancora trattare, nel 2020, queste parole sulle donne e le persone lgbt+ come un vizio di forma? Qualcosa su cui in fondo si può soprassedere? Noi non ci stiamo, e crediamo che la condanna debba essere unanime. Catania merita di meglio.

Immediata la replica dell’Assessore, che su MeridioNews ha cercato di contenere le polemiche di fatto sminuendo l’importanza della strada che sarà dedicata al presbitero: “La via don Benzi sarà nella zona industriale, non certo al centro della città. A fare la proposta è stata l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che da quelle parti ha una delle loro sedi.

Il fascicolo è già stato inviato alla Prefettura che dovrà esaminare le proposte. A tal riguardo, Porto si è spinto a contestare la tardività dell’intervento di Arcigay: “Potevano fare questi rilievi prima, se ne erano a conoscenza“, scaricando la responsabilità sull’associazione e chiarendo le posizioni di don Benzi sull’omosessualità non sono mai state oggetto di esame durante i lavori della commissione. Circostanza alquanto strana, considerato che persino sulla pagina wikipedia dedicata al sacerdote sono riportate alcune delle sue dichiarazioni più controverse in tema lgbt+.

La disputa, però, è ben lungi da avere una conclusione. Raggiunta da BL Magazine, la vicepresidente di Arcigay Catania Vera Navarria ha riferito che presto sarà inviata una lettera alla prefettura chiedendo che la richiesta di intitolazione della strada comunale venga respinta.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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