The librettist

C’è grande attesa per l’evento che il prossimo 25 maggio, a Siviglia, segnerà la riscoperta del primo romanzo di letteratura erotica omosessuale mai pubblicato in occidente, “The Sins of the Cities of the Plain“.

Il libro pone al centro della narrazione le avventure di Jack Saul, prostituto irlandese diventato molto famoso a Londra. A curare l’adattamento teatrale dell’opera edita nel 1881 c’è un giovane librettista italiano, Fabrizio Funari (The Librettist), che ha deciso, per l’occasione, di rispolverare il Polari, un cripto-linguaggio utilizzato dalla comunità omosessuale a partire dalla fine del XIX secolo nelle grandi città del Regno Unito, perché l’opera fosse filologicamente coerente con la storia raccontata.

Si tratta del primo adattamento teatrale/operistico di “The Sins”: Commissionato e prodotto da ICAS (Instituto de las Artes y Culturas de Sevilla) y Fundación BBVA, questo progetto innovativo è stato realizzato grazie alla collaborazione di importanti artisti della scena musicale spagnola come l’incredibile ensemble contemporanea Proyecto OCNOS Germán Alonso, tra i massimi esponenti dell’avanguardia musicale spagnola e Niño de Elche, cantante spagnolo di flamenco sperimentale, ad oggi il più importante cantante di flamenco eterodosso e sperimentale contemporaneo.

In occasione del primo anniversario di BL Magazine e della Giornata Mondiale contro l’Omofobia, abbiamo chiesto a Fabrizio di rispondere ad alcune domande per capire in che modo, un’opera ispirata ad un romanzo di un secolo e mezzo fa, possa considerarsi attuale e permetterci di trovare una chiave di lettura con le vicende del presente.

The Sins of the cities of the plain: il romanzo

L’opera che hai scritto è tratta dal romanzo “The Sins of the cities of the plain” del 1881. Chi è l’autore del libro?

Nonostante il libro si presenti come il diario personale di Jack Saul, un prostituto di origine irlandese realmente esistito, che visse nella Londra vittoriana fin de siècle, coinvolto nel famoso scandalo del Castello di Dublino – questo gli valse il nome di Dublin Jack – e successivamente in quello di Cleveland Street, la paternità dell’opera è controversa. Nel libro, il biografico è diluito nella finzione. Molti degli episodi descritti in queste pagine non coincidono con la realtà biografica del presunto autore, come ad esempio la sua infanzia ed educazione inglese – in realtà Jack nacque nella povertà a Dublino nel 1857 e si trasferì a Londra solo nel 1879. Il libro, poi, fu pubblicato nel 1881. Come sia riuscito in soli due anni a farsi un nome nella società londinese, almeno in quella dei club per gentiluomini, rimane un mistero. Quello che è sicuro è che il vero autore o autori del libro conoscevano bene la vita di Jack Saul e la scena underground e omosessuale della Londra vittoriana (soprattutto della classe medio alta). Se poi parliamo di nomi, l’opera è stata attribuita a diversi autori: dal pornografo James Campbell Reddie (il quale però morì prima dell’arrivo di Jack a Londra), al pittore e artista omosessuale Simeon Solomon. Tuttavia, è più plausibile che il libro, come osservato da Glenn Chandler nel suo The Sins of Jack Saul, venne co-scritto da Jack Saul e William Lazenby (colui che poi lo pubblicò) con l’aiuto di terzi: mischiando biografia con finzione e una narrativa fattuale al mondo underground inglese.

Fu scritto anch’esso in Polari?

No, il libro fu scritto in inglese.

Ne è mai stata realizzata una versione italiana?

No, una versione italiana – purtroppo – non è mai stata pubblicata. Sto lavorando a una traduzione.

The Sins of the cities of the plain, tra passato e presente

Qual è, oggi, il valore antropologico del libro alla luce delle conquiste ottenute dalla comunità lgbt?

Sicuramente il libro fa emergere delle dinamiche e narrative che hanno fatto parte, e in un certo senso ne fanno ancora parte, della cultura e della sociologia omosessuale. Credo sia fondamentale conoscere e comprendere la storia del nostro movimento, non solamente nella politica – importantissima – del Movimento di Liberazione Omosessuale, ma anche in quei piccoli atti di resistenza sociale e identitaria compiuti da personaggi come Jack Saul o Fanny & Stella (Thomas Ernest Boulton e Frederick William Park – citati nel libro). La storia moderna è costellata di personalità che, non solo scioccarono i loro contemporanei con i loro commentari e le loro apparizioni, ma non si nascosero mai per quello che erano – a volte neppure quando venivano chiamati in giudizio per atti connessi alla sodomia (nel caso più eclatante Jack Saul, a giudizio per lo scandalo di Cleveland Street, affermò di essere prostituto e sodomita e di non poter fare altrimenti). Allo stesso tempo, conoscere queste realtà alternative e di resistenza identitaria e sociale ci da la forza di non abbassare mai la guardia e di continuare a lottare per i nostri diritti.

Cosa pensi, invece, della comunità lgbt in Italia?

In Italia, la comunità omosessuale deve rinunciare alle dinamiche psicologiche dettate dall’etero-normatività, dal maschilismo e dalla misoginia, che poi vanno ad alimentare quegli strascichi di omofobia internalizzata che tanto ci scioccano nelle dating app. Piuttosto, c’è bisogno di un fronte unito LGBTQ+ che contribuisca, ad esempio, alla salvaguardia delle persone transgenero e intersessuali, che sono quelli che oggi affrontano maggiori difficoltà all’interno della società. Un fronte unito che, come ci insegna The Sins, si batta per quelle fasce socialmente ed economicamente più deboli per le quali vivere la propria sessualità in libertà risulta ancora più difficile.

fabrizio funari
Fabrizio Funari (credits Giorgio Ermes Celin)

Leggendo la sinossi dell’opera, mi è sembrato pressoché immediato il riferimento al più conosciuto Marchese De Sade. Pensi ci siano dei punti d’incontro tra le opere del marchese e “The Sins”? 

Sicuramente! La letteratura erotica era molto in voga durante la seconda metà dell’’800 e non dimentichiamoci che la fama di Leopold Von Sacher-Masoch si faceva sempre più popolare in Europa in quegli anni. Il Marchese de Sade è un’influenza importante per gran parte della letteratura erotica d’autore dell’’800. Il libro è costellato di pratiche sado-masochiste e di ruolo (tanto da poter essere considerato decisamente scandaloso ancora oggi) utilizzate anche dal Marchese de Sade.

Cos’è il Polari?

Parliamo del “Polari”. Ci sai dire in quale contesto è nato e come si è sviluppato?

Il Polari è, linguisticamente parlando, un cripto-linguaggio utilizzato dalla comunità omosessuale a partire dalla fine del XIX secolo nelle grandi città del Regno Unito (soprattutto Londra) per sfuggire alle persecuzioni di una società che puniva con la galera e i lavori forzati le relazioni tra persone dello stesso sesso. Si è probabilmente sviluppato nell’Est di Londra dove si trovavano i porti e i venditori ambulanti che parlavano in slang Cockney, ed è poi giunto nel nel centro della città; nella zona di Regent’s Street dove si
concentravano le più famose zone di cruising. Durante gli anni ’60 il linguaggio divenne popolare grazie al programma radiofonico della BBC Round the Horn con Julian e Sandy, in cui alcuni personaggi umoristici parlavano polari. Questo linguaggio comincia ad andare in disuso a partire dalla fine degli anni ’60 – di pari passo con la depenalizzazione dell’omosessualità nel 1967 – per poi lentamente estinguersi. Ultimamente, però, grazie a professori e studiosi del calibro di Paul Baker, assistiamo alla
rinascita del Polari nel mondo artistico e accademico.

Sono molto curioso: se volessi spiegarlo a chi non l’ha mai ascoltato, come lo descriveresti foneticamente e grammaticalmente?

Il Polari, parola che deriva dall’italiano Parlare, è un misto di lingue romanze, Yiddish, Gitano, back-slang e Cockney. Segue più o meno le regole grammaticali inglesi tranne in alcuni casi di collocazioni linguistiche, acronimi e detti. La fonetica è interessantissima giacché si alternano suoni tenui e quasi melodiosi delle lingue romanze (soprattutto del Mediterraneo) con quelli più densi e spigolosi delle lingue proto-germaniche. Ci sono poi tutte quelle parole che derivano da giochi ritmici in versi cadenzati tipici dalla tradizione del Cockney dell’East-End e che rendono il Polari musicalmente ancora più intrigante.

The Sins of the cities of the plain: l’opera teatrale

Come sei entrato in contatto con l’ICAS di Siviglia e la BBVA Foundation che ti hanno commissionato l’adattamento?

Questo è un progetto che nasce dalla collaborazione con la meravigliosa ensemble Proyecto OCNOS di Pedro Rojas-Ogáyar e Gustavo A. Domínguez Ojalvo che si è occupata anche della produzione. Quando vivevo a Siviglia, con il mio amico Pedro parlammo di fare qualcosa assieme. Così, gli raccontai della mia idea di scrivere un’opera in polari basata sul romanzo e a lui l’idea piacque moltissimo. Mi disse che volevano collaborare da tempo con il brillante compositore Germán Alonso e ci sembrò l’occasione perfetta. Io non lo conoscevo ma la sua musica mi appassionò subito. Dunque, proponemmo l’idea all’ICAS per il bando Nuevo Proyectos e fummo selezionati! Successivamente, riuscimmo a coinvolgere l’incredibile cantante eterodosso Niño del Elche – perfetto per la natura sperimentale di quest’opera. Successivamente, BBVA Foundation decise di sostenere il compositore per questo progetto con la sua borsa Leonardo contribuendo così alla produzione dell’opera.

Alla luce del tuo lavoro, pensi che riscoprire quest’opera un secolo e mezzo dopo la sua prima pubblicazione possa generare, nello spettatore, più domande o più risposte sulla condizione attuale della comunità lgbt?

Come ho già accennato, la scoperta/riscoperta di quest’opera fa sicuramente riflettere sulla condizione attuale della comunità LGBTQ+, soprattutto quella omosessuale nella Digital Era, un’epoca che sta plasmando un nuovo linguaggio sociale soppiantando lentamente la fisicità dell’interazione interpersonale a cui era abituato Jack Saul. Ma la trasformazione di questo romanzo in un’opera da camera in polari nasce anche dall’esigenza della società del XXI secolo alla considerazione di alcune questioni legate alla moralità, al sesso e al diverso: “Cosa implica – socialmente, culturalmente e politicamente – essere omosessuale o far parte di una minoranza (es. LGBTQ+)? Ci scandalizziamo ancora davanti all’amore omosessuale? Siamo davvero tolleranti come diciamo – sia verso noi stessi che verso gli altri? Il sesso è ancora legato al sordido e al nascosto?” The Sins of the Cities of the Plain interroga continuamente lo spettatore contemporaneo sulle questioni di genere, identità e rispetto all’interno di una società dove – nonostante le importantissime conquiste sociali – l’omosessualità non è ancora pienamente e incondizionatamente accettata (ovvero senza riserve morali, religiose e culturali), non solo dalla società più etero-normativa ma anche, seppur sempre più raramente, dalla comunità stessa. Più che le risposte mi interessano le domande. Da artista, spero che il pubblico si faccia quelle giuste.

Evento: Facebook
Fabrizio Funari The Librettist, Instagram
Per partecipare biglietti
Foto di copertina di Giorgio Ermes Celin

Locandina “The Sins of the Cities of the Plans”
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