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A Tokyo 2020 gareggerà la prima atleta transgender della storia delle olimpiadi

Alle olimpiadi Tokio 2020 gareggerà la prima atleta transgender della storia delle Olimpiadi.


Classe 1978, l’atleta neozelandese Laurel Hubbard sarà la sollevatrice di pesi più anziana a partecipare alla competizione ma l’attenzione nei suoi confronti è dovuta al fatto che sarà la prima atleta transgender nella storia dei Giochi.

Esposizione mediatica

L’atleta andrà inevitabilmente incontro a una sovraesposizione mediatica, e per evitare ripercussioni negative sulle prestazioni sportive, il team neozelandese ha già dichiarato che farà tutto il necessario per farle vivere l’Olimpiade con più serenità possibile.

Ashley Abbott, la portavoce del comitato olimpico neozelandese ha infatti raccontato come lavorano a stretto contatto con Laurel per l’enorme attenzione che riceve. Stiamo valutando la scelta migliore nell’interazione con i media. Mi sembra chiaro che ci debbano essere dei limiti. La nostra priorità è che sia sempre sostenuta e che abbia chiaro l’ambiente in cui opera“.

A favore dell’atleta anche il direttore del comitato olimpico della Nuova Zelanda, Kereyn Smith: Sappiamo che quello dell’identità di genere nello sport è un tema molto delicato e complesso, che richiede di trovare il giusto equilibrio tra diritti umani e equità sul campo di gioco. Ma come squadra, abbiamo una forte cultura dell’ospitalità e dell’inclusione e abbiamo rispetto per tutti. Per questo daremo il nostro appoggio a tutti gli atleti neozelandesi.

Rival Weightlifter Says Transgender Athlete Laurel Hubbard Competing In The  Olympics Is 'Like A Bad Joke' - SPORTbible

Parametri CIO

La Hubbard ha ricevuto il sostegno anche di personalità non appartenenti al mondo dello sport, come quello della Prima Ministra neozelandese Jacinda Ardern ma non sono mancate anche le polemiche a causa della sua presenza nella squadra femminile, soprattutto in una disciplina in cui la forza è fondamentale. La sollevatrice belga Anna Vanbellinghen ha così commentato la presenza della neozelandese: Sono consapevole che la cornice legale per la partecipazione dei transgender è molto difficile da individuare perché le situazioni potenziali sono infinite. Ma chiunque abbia praticato questo sport ad alti livelli sa questa specifica situazione è ingiusta per lo sport e per le atlete“.

Per prender parte al team neozelandese di Tokio2020 l’atleta è stata controllata costantemente dal Comitato Olimpico Internazionale per il rispetto dei parametri, per chi effettua la transizione dal sesso maschile a quello femminile, di quattro anni di attesa dal giorno del cambio di genere e ulteriori dodici mesi di cure che stabilizzino i valori di testosterone nel sangue sotto le 10 nMl/litro.

Valori che la mezzofondista sudafricana Caster Semenya, con differenze genetiche dello sviluppo sessuale, si è rifiutata di abbassare con i farmaci, rimanendo così esclusa dagli 800 metri.


L'atleta sudafricana Caster Semenya dovrà ridurre il proprio tasso di  testosterone per gareggiare - Il Post

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Marchigiana a Torino. Compro più libri di quanti ne possa leggere.

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