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Addio filtri: la Norvegia dice stop al fotoritocco

Effetto bellezza. Pelle liscia. Sfondi da paura. Applicazioni che ingrandiscono gli occhi, cambiano i capelli,  alzano gli zigomi, rimpiccioliscono il naso. Insomma praticamente ti cambiano i connotati per non sapere più chi sei. Nessuno che metta foto con un brufolo. Una ricrescita. Un difetto, o per meglio dire, una cosa reale. Facce da selfie. Addirittura ci sono app che ti levano le lentiggini se le hai o te le mettono se le vuoi. Che ti aggiungono piercing o tatuaggi o rimuovono se ne hai fatti. Alterazione totale della propria immagine.


Ma in Norvegia hanno detto basta ai filtri e si alle multe per chi ne abusa.  Una legge apposita creata dal Parlamento Norvegese per multare chi utilizzerà e pubblicherà foto ritoccate. Lo scopo do tutto ciò è chiaro e semplice: non mandare messaggi sbagliati alle nuove generazioni ossia accettarsi per quello che si è, imperfezioni e difetti.

Ritoccare una foto crea una distorsione della visione del nostro corpo sia per noi che per gli altri. Le agenzie norvegesi hanno i minuti contati prima che entri in vigore questa legge. Comunicare quanto e come la foto sia stata ritoccata. Nei colori, nelle dimensioni e nel colore della pelle. Passano indenni questa prima fare sfondi e paesaggi che potranno essere manomessi e saturati senza pietà. La cosa fondamentale è comunicare eventuali interventi di modifiche sul corpo umano.

Già qualche anno fa anche la Francia, nel 2017, aveva bandito le foto fasulle imponendo la dichiarazione del ritocco con la legge “Loi Mannequin”. Un provvedimento voluto dal deputato di En Marche! Olvier Veran. 

Inoltre, la cosa non riguarda solo la femminilità o l’imperfezione cutanea da ritoccare ma anche chiari ed evidenti segni in cui alcuni dal fotoritocco si sono fatti prendere un po’ la mano….perdendola (link)

Perdere la concezione della realtà. Passare ore a cercare il filtro che liscia la pelle, schiarisce i capelli, ringiovanisce, insomma trasforma in qualcosa che non siamo. Mostrarsi per come si è e esporsi al giudizio delle persone che comunque vada arriva inesorabile, filtri o non filtri.

Basta con questi hashtag fasulli che menzionano cose che sappiamo benissimo non esserci: mettere foto in cui si è dimagriti ma sotto metterci hashtag #cicciona. Foto truccatissime con hashtag #bruttaappenasveglia. Tagli di capelli pensati e escogitati e studiati con il parrucchiere con hashtag #folliadioggi. Palestrati dopo una sessione di addominali con hashtag #primaopoisaròscolpito. Tutto questo crea confusione non tanto sui veterani del socialnetwork che oramai sono immuni a questa ipocrisia ma rischia di essere dannoso sulle generazioni più giovani.

Uno studio del 2015 della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE) notava come, la maggior parte dei pazienti che si rivolgono al chirurgo per l’insoddisfazione causata dai propri selfie sono in età compresa tra i 18 e i 25 anni.


Altro ambiente in cui l’immagine è una componente fondamentale è il cinema. Per molte star di Hollywood il rifiuto dell’aiuto che la tecnologia moderna può dare ai loro corpi è irremovibile. Tra foto, immagini pubblicitarie e qualche volta anche le scene, “il filtro” è diventato quasi un obbligo. Come fosse impossibile ritrarre attori e attrici senza l’utilizzo di Photoshop o programmi simili. Una abitudine nello show business, ma sono sempre di più gli artisti che hanno deciso di rifiutare categoricamente ogni sorta di fotoritocco e apparire per come sono (link).

L’importante, come in tutte le cose è trovare una via di mezzo. Ritrovare le espressioni che sono sintomo di umanità e ricordarsi la parola magica: equilibrio. Un giusto utilizzo dei filtri senza perdere di vista che nascondere difetti con i filtri non modifica la realtà ma solo quella nella nostra immaginazione.

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Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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