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Antonio Marino è uno dei 12 componenti del #TeamCristina della quinta edizione del talent show The Voice, in onda il giovedì sera su Raidue.

Ma ha un passato di lungo corso nel mondo dello spettacolo. Era il 2008 quando, appena venticinquenne, fu tra i componenti della squadra di Simona Ventura della prima edizione di X Factor.  Ma i talent show sono solo una piccola parentesi di una carriera ventennale nel mondo della musica: teatro, festival, vocal coaching, il percorso di Antonio è stato ricco di alti e bassi, come quello di tutti coloro che cantano con un sogno nel cuore e con la passione che esplode nelle viscere.

Noi di BL Magazine abbiamo voluto contattarlo per saperne di più. E oltre a un bel sogno, ci siamo ritrovati davanti ad un artista consapevole e maturo.

Buona lettura!

 

Ciao Antonio, grazie per aver accettato l’intervista. Cominciamo subito con l’avventura in corso, The Voice of Italy. Hai ammaliato tutti e 4 i giudici con la tua performance ma hai scelto Cristina Scabbia, perché?
In realtà sono stato indeciso fino all’ultimo minuto. Ero partito con l’idea iniziale di scegliere Albano, ma poi quello che ho raccontato alla blind è successo realmente: la sera prima avevo ho sognato di essere in un ristorante, a tavola con una serie di persone, e tra queste c’era anche Cristina. Nel momento in cui si è girata ha catturato immediatamente la mia attenzione, perché nonostante la mia fisicità – non canonicamente perfetta – sono un esteta e un amante del bello. E lei è veramente bellissima, meravigliosa, non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Si è sviluppato un livello empatico troppo forte e così d’istinto ho scelto lei.

Dopo la blind ti hanno detto che sei particolarmente sexy. Ti ci senti?
No, assolutamente no (ride). Credo che la sensualità sia qualcosa di inconsapevole. Non mi sono mai sentito così anche quando sono arrivati complimenti in momenti diversi della mia vita, però gioco a fare il simpatico per imbarazzo. No, davvero non mi sento sexy. Avrò magari questa dote nascosta assolutamente inconsapevole ma non era mia intenzione risultare tale.

Antonio Marino a The Voice (Immagini RAI)

Com’è ricaduta la scelta della canzone della blind su “who’s loving you” dei Jackson 5?
Al provino ho portato una serie di canzone inerenti a quel genere, al soul più puro. Durante l’intervista del provino dissi che mi sarebbe piaciuto portare qualcosa della Motown, quindi relativa al soul primordiale, degli inizi appunto. Sono stai gli autori del programma ad affidarmi questo brano, con mia grande felicità.

E ti è andata molto bene a giudicare dai risultati. Hai dichiarato che consideri The Voice per te come “l’ultimo treno”. Come mai?
Diciamo che nel nostro paese c’è una sorta di “data di scadenza” per alcune cose. Per esempio, al compimento dei miei 35 anni, l’anno scorso, sono stato fortemente in crisi perché coincidono con la fine dei tentativi di partecipare nella sezione “giovani” di Sanremo: si può accedere fino a 35 anni non compiuti e quindi questo mi ha creato un attimo di scontento. La realtà è che il mercato impone determinate scelte artistiche, anche se sono le scelte un po’ più facili. Non è vero che una persona di 35 anni non ha mercato né riscontro: io conosco tantissimi artisti over 30 che hanno un loro seguito, lavorano molto live, come me. Quando vado all’estero ad esempio non importa la mia età, né la mia fisicità: importano la mia preparazione e il mio talento. Ho partecipato a 7 festival all’estero li ho vinti tutti, all’infuori di uno dove sono arrivato secondo. Questo ovviamente mi ha ridato un po’ di fiducia, ma se penso che in Italia ho provato per 18 volte Sanremo e all’estero ho vinto tutti i festival, forse non necessariamente è sempre un problema mio.

Però per chi vuole fare questo mestiere Sanremo non è fondamentale.
Guarda, io fortunatamente faccio questo lavoro da 20 anni. Il mio primo contributo empals risale a quando avevo 16 anni, e adesso ne compio 36. Ho tantissimi alti e bassi e ho vissuto molti momenti nella mia vita con tantissima difficoltà, però sono consapevole che non posso fare diversamente. sono nato con un talento che poi ho supportato con studio, tecnica, approfondimento, e ho scelto di prepararmi al meglio per questo tipo di lavoro. È anche quello che faccio con i miei allievi, imponendo una serie di cose perché la preparazione e la cultura in qualunque lavoro fanno sempre la differenza.

Cosa ti aspetti da questa avventura di The Voice che è appena cominciata?
Mi aspetto di aumentare il mio giro di lavoro. Sarei stupido a dire che possa cambiarmi la vita perché così non è, ma mi aspetto di confermare la credibilità che sento di avere come artista, vocal coach e insegnante. Alla fine il mio primo lavoro è quello, io ho la direzione di una scuola di musica e lavoro con i ragazzi. Mi aspetto rispetto per la mia vocalità, a differenza dell’esperienza pregressa avuta dieci anni fa, e di dimostrare che anche alla mia età si può ancora credere nei propri sogni.

Immagino tu ti riferisca all’esperienza a X factor di dieci anni fa. Come rivivi quell’esperienza, dieci anni dopo?
Se guardo l’Antonio di 10 anni fa lo guardo con molta tenerezza. X Factor è arrivato del tutto inaspettato ma nel momento sbagliato. Io non ero pronto per viviere quell’esperienza, per una serie di vicende personali che stavo vivendo in quel momento. L’Antonio di adesso è meno impulsivo, sempre ansioso, ma come amo definirmi “passionale” nel bene e nel male. E con ovviamente un bagaglio di vita di dieci anni più pesante che mi aiuta ad essere sicuramente più diplomatico, e magari un po’ più “paraculo”. La tv è un po’ una bestia nera, ti divora e ti fa un attimo scollare della realtà. Con quest’esperienza sto cercando di rimanere quanto più aderente possibile alla vita vera.

Il cambiamento è stato anche nel modo di approcciarti al canto?
Sicuramente, ho una serenità nel modo di cantare adesso e di esibirmi che è molto lontana di dieci anni fa. 10 anni fa pensavo alle note, a dover dimostrare il mio talento con più note possibili. Adesso la mia anima e la mia vocalità adesso sono sicuramente l’una integrata nell’altra. Poi ciò che arriva alle persone non puoi mai saperlo, però sicuramente io sono molto più sereno nel mio modo di cantare. È poi cambiato anche il mio timbro: quando vedo i miei video di x factor del 2008 avevo una timbrica molto più cupa, chiusa, mentre adesso è molto più aperta. Credo che chi vive di questo lavoro non possa prescindere dal lato emotivo. Adesso che ho una stabilità emotiva e una serenità come essere umano, e credo che questo condizioni anche il mio modo di cantare.

Tu sei napoletano. Quanto influisce questo sul tuo background musicale?
È fondamentale. Io ho studiato Napoli in giovane età, sono andato via di casa a 19 anni e sono tornato a vivere a Napoli a 31 anni perché sentivo il bisogno di riappropriarmi di un pezzo di me che mi mancava. La musica napoletana è conosciuta come la musica italiana nel mondo, quindi saper cantare, saper intonare o saper usare la musica come momento di aggregazione è un po’ nel nostro dna. Ho riscoperto la mia napoletanità anche musicalmente, adesso canto tantissimo anche in napoletano e sogno addirittura un progetto metà italiano e metà napoletano, un disco con un lato a e un lato b. Come a dire: io sono un italiano napoletano!
Inoltre lotto molto per la riaffermazione della dignità del sud. Pensa che quando sono stato a Tokio 3 anni fa, per fare delle serate di musica napoletana, la cosa che mi aveva sconvolto è che consocevano tutuite le parole! Pronunciate a loro modo… ma ad esempio durante un karaoke tra tutti i vari generi musicali c’era una cartella intitolata “napolitan song”. Mi sono sentito molto orgoglioso. 

Hai detto di aver partecipato a molti festival fatti fuori Italia, anche nell’est europeo. Hai mai fatto un pensierino all’Eurovision Song Contest?
È una cosa alla quale sto puntando, e che prima o poi riuscirò a fare. L’Italia non dà la possibilità di fare delle selezioni perché tutto passa attraverso Sanremo, ma o credo che la mia vocalità invece sia molto giusta per l’eurofestival, è soul, quindi meno lineare delle vocalità sinora. Ti dirò di più: mi era stato già proposto e ho già dei contatti in tal senso. Ci spero davvero, quest’anno non siamo riusciti a convogliare le cose perché c’è stato The Voice, magari ci riproverò l’anno prossimo.

E te lo auguriamo davvero. Oltre alla tv hai lavorato molto anche in teatro. Pensi sia una dimensione affine a te?
Molto. In realtà io sono partito proprio con quello. Ho debuttato a 18 anni con quello con un musical scritto e diretto da Claudio Mattone, che ha lanciato chiunque nella sua carriera, da Renzo Arbore a De Crescenzo, e per una serie di anni ho fatto prettamente solo quello. Ho studiato a Roma, e dopo X factor ho avuto anche la fortuna di essere nel cast del “Pianeta proibito” con Lorella Cuccarini, per la regia di Luca Tommassini. È stata anche quella un’esperienza molto formativa, Lorella è la numero uno: una stakanovista, la prima ad entrare in sala prove e l’ultima ad uscire. Diciamo che il teatro è una cosa che io non ho mai abbandonato e per me è un punto di riferimento. Io mi sento proprio un animale da palcoscenico. Spero dopo the voice di riuscire a realizzare un mio piccolo progetto teatrale.

Con chi ti piacerebbe duettare?
Giorgia. Il mio sogno è duettare con lei, che è anche il motivo per il quale ho iniziato a cantare. La prima volta che ho sentito Giorgia a Sanremo dissi a mio padre “io voglio cantare così”.

Vi siete mai conosciuti?
L’ho incontrata diverse volte. Sa che esisto, diciamo così (ride).

Qual è l’ultimo cd che hai acquistato?
Ultimamente acquisto molto sul web… però l’ultimo cd fisico è una serie di dischi Brian McKnight, un grandissimo musicista RnB.

E l’ultimo concerto visto?
Credo la Pausini a San Siro!

Antonio, l’intervista è finita. Ti ringraziamo e ti facciamo un grosso in bocca al lupo per The Voice. Ti va di salutare gli amici di BL Magazine?
Viva il lupo! Certo, saluto tutti gli amici di BL Magazine, mi raccomando supportatemi a The Voice.
Giovedì ci saranno i Knockout, e Antonio dovrà confrontarsi con altri tre membri del suo team. Non perdete la puntata!

 

 

Antonio Marino

Scrivo per la stampa locale, gioco a fare il blogger. Laureato in Economia. Pugliese integralista. Eclettico.
Mi piacciono i violini nei film di Truffaut, le poesie di Sandro Penna e i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.

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