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Human Rights

Arabia Saudita, cancellata la pena di morte per i minori

credits: getty image

L’Arabia Saudita ha abolito la pena di morte per i crimini commessi dai minori. Questo avviene a stretto giro dallo stop alle fustigazioni per i reati minori codificati dalla sharìa, e sostituite dalle multe, poiché il regno cerca di sminuire le critiche sul suo record di violazioni dei diritti umani.


Abolita pena di morte per i reati commessi da minorenni

La pena di morte è stata eliminata effettivamente solo per i condannati per crimini commessi mentre erano minorenni, come ha dichiarato il presidente della Commissione per i diritti umani Awwad Al Awwad in una dichiarazione, citando un decreto reale.

Invece di essere giustiziato, il cittadino sconterà una pena detentiva di non più di 10 anni in una struttura di detenzione minorile. In Arabia Saudita si diventa maggiorenni al comparire dei segni fisici della pubertà (bulugh), con 15 anni come limite superiore.

Si stima che il decreto risparmierà la vita ad almeno sei uomini della comunità sciita minoritaria adesso nel braccio della morte, accusati di prendere parte alle proteste antigovernative durante le rivolte della primavera araba mentre avevano meno di 18 anni.

Lo scorso anno, gli esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite avevano fatto un appello urgente all’Arabia Saudita per fermare i piani di esecuzione.

Awwad Al Awwad
il presidente della Commissione per i diritti umani Awwad Al Awwad

La pena di morte in Arabia Saudita

Il regno saudita vanta il triste primato di avere uno dei più alti tassi di esecuzione al mondo. La pena capitale è prevista per un’ampia gamma di reati, come omicidio (sia colposo che volontario), stupro, rapina a mano armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, rapina su autostrada, sabotaggio e apostasia (ovvero rinuncia della religione islamica).

I metodi di esecuzione previsti sono tre: la crocifissione, la lapidazione e la decapitazione, che rappresenta la modalità più utilizzata. Particolare dispensa è prevista per le condannate di sesso femminile, che possono decidere di essere giustiziate con un colpo di pistola alla testa per non essere costrette a scoprire il capo

L’Arabia Saudita ha eseguito le condanne di almeno 187 persone nel 2019, secondo un conteggio basato su dati ufficiali, il più alto dal 1995 quando i giustiziati furono 195. Nel 2020, secondo i dati ufficiali, sono già 12 le persone messe a morte.

Secondo le associazioni dei diritti umani, nel Regno vi sarebbero problemi anche sull’equità dei processi, che sarebbero viziati da una rigida applicazione dei dettami della legge islamica.

Abolita anche la fustigazione

Sabato scorso, l’HRC ha annunciato che l’Arabia Saudita ha effettivamente abolito la fustigazione come punizione, che ha attirato a lungo la condanna dei gruppi per i diritti umani.

L’istanza di fustigazione più discussa degli ultimi anni ha riguardato il caso del blogger saudita Raif Badawi, che è stato condannato a 10 anni di prigione e 1.000 frustate nel 2014 per aver recato “offesa all’Islam” animando un dibattito online. Delle mille frustate a cui è stato condannato, Badawi – che è ancora incarcerato – ne ha subite effettivamente 50.

La fustigazione è detta “Hudud” in arabo (significa “confini”), e viene scontata per peccati come stupro, omicidio o furto: può consistere in frustate o anche amputazioni. Le punizioni “hudud“, tuttavia, sono raramente scontate poiché molti reati devono essere dimostrati da una confessione, o essere verificati da numerosi testimoni musulmani adulti.


fustigazione arabia saudita
Raif Badawi

“Un codice penale più moderno”

Questo è un giorno importante per l’Arabia Saudita“, ha dichiarato Awwad Alawwad. “Il decreto ci aiuta a stabilire un codice penale più moderno“.

Le riforme confermano la volontà, da parte del sovrano di fatto, il principe ereditario Mohammed bin Salman, a modernizzare il regno ultra-conservatore associato a lungo a una tensione fondamentalista dell’Islam wahhabita.

Negli ultimi anni l’Arabia Saudita ha anche aperto a miglioramenti verso la condizione delle donne nel paese (seppure ancora lontane dall’acquisizione della parità sociale). Alle donne è stato finalmente permesso di votare (dal 2015), guidare un’automobile (dal 2018), viaggiare (dal 2018) e andare al ristorante da sole (dal 2019), purché lo facciano con il consenso del wali, ossia del parente di sesso maschile più prossimo.

Il principe ereditario ha lanciato questo pacchetto di riforme insieme a quella dell’economia, che dovrà emanciparsi il più possibile dalle rendita petrolifera entro il 2030.

fonte: The Guardian

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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