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 BEARITY FAIR: Barbie e Sbarbie

Da pochi giorni è nata la figlia di due miei amici, una nipotina: la bimba, assieme ai due pupi regalatimi da mia sorella, ripropone quell’idea di continuità che spesso noi adulti ricerchiamo. A lei dedico questo articolo, e a tutte le donne che per troppo tempo sono state ostaggio di una cultura machista che le vorrebbe “donzelle in difficoltà” everytime. Già da qualche anno la Mattel è stata oggetto di critiche per la discriminazione sessuale facente capo ad una delle sue bambole più iconiche, per non dire la più iconica: Barbie.

 

Questa bambola leggendaria, la cui produzione inizia nel 1959, viene aspramente criticata da femministe, pedagogisti ed esperti di disturbi alimentari, perché offre un’immagine della donna alquanto falsata e denigratoria, come poi rilevato da diversi studi a riguardo. Le bimbe che giocano con la loro Barbie si ritrovano tra le mani un modello di donna super slanciata, biondissima, con una scelta di abiti e look che vanno dallo sfarzoso al succinto. L’unica cosa che pare elaborino sia una donna dedita a vestirsi e svestirsi, ad acconciarsi o pettinarsi i capelli, a sfrecciare sulla sua macchina sportiva, ad incontrarsi col suo altrettanto biondo e macho fidanzato Ken. La domanda che ci poniamo è la seguente: possiamo offrire di più ai nostri bambini che un una riduzione stereotipata di loro stessi o del genere opposto al loro?
La stessa Mattel ha provato metterci una pezza qualche anno fa, con un libro rappresentante Barbie ingegnere informatico: un flop, E un ennesimo sberleffo, a parere di molti. La storia favorisce ancora una volta un contenuto sessista: la nostra Barbie, per portare avanti il suo lavoro deve necessariamente chiedere aiuto a due uomini, Brian e Steven. Ora, che c’è di male, direte voi!? Vogliamo anche qui vedere del marcio, solo per assecondare la nostra anima complottista?! Può capitare di dover chiedere aiuto, e che sia un uomo a potertelo offrire: pienamente d’accordo! Soffermiamoci però a pensare all’idea che si è imposta culturalmente nel nostro lessico, laddove essere una Barbie diventa sinonimo di oca , leggerina, svampita.

Dev’esserci stata una reiterazione nel raffigurare questa bambola come frivola, per nulla emancipata dall’universo maschile, dedita solo a truccarsi e “impuparsi “! Spesso non ci accorgiamo che tendiamo a cristallizzare certi atteggiamenti , a fissarli per poi farli concretizzare. Abbiamo incentivato il moltiplicarsi di modelli di donne che sognano di essere principesse presso cui giungerà il Principe Salvatore. Abbiamo stimolato per decenni l’idea che una donna debba anelare ad un marito, una casa e dei figli da accudire. Anche per questo ho amato Maleficient, che ci regala una visione diversa del “Vero Amore”, e una rivincita su chi vorrebbe che le donne venissero spogliate della loro identità e indipendenza (emblematica la scena in cui il re-amante di Malefica le strappa le ali perché troppo potente e “ingestibile”).

Forse per le tante critiche ricevute, o vuoi per il nuovo clima che si respira anche colà , Mattel da qualche tempo ha iniziato a contemplare l’idea di una forma diversa del suo prodotto. Intanto arrivano le tanto agognate sagome formose, meno alte, meno perfette dell’archetipo Barbie, atte a sollecitare e far risaltare la diversità. In più, è da poco giunta voce di un progetto che vuol riprodurre grandi donne della storia, dello sport, della scienza, dell’arte e della cultura a mo’ di Barbie, presentando un quadro in cui la donna si costruisce da sé, segue le sue passioni, pianifica in autonomia il proprio futuro. Per ultimo mi rivolgo a te , Polpetta appena arrivata! Mamma sa già da tempo quale sarà il mio dono per te : Le Favole della buonanotte per bambine ribelli .

Questo è il libro che io e Mr Dee abbiamo deciso ti regaleremo, dove potrai leggere o farti leggere , le storie di donne, di grandi donne che hanno lasciato un segno. Donne che si sono realizzate con fatica magari , ma che non hanno mai ceduto al compromesso. Donne che si sono salvate da sole da una società che temeva il cambiamento, che temeva la parità di diritti e trattamenti, e che “forse”ancora ne è spaventata. A te, Piccola Meraviglia, dico che da grande troverai tante altre storie e tanti esempi a cui ispirarti. Faremo in modo, con mamma e papà, di lasciarti quello spazio che ti serve per riempirlo dei tuoi desideri, non di quelli di qualcun altro. Non avrai bisogno di un uomo che venga in tuo soccorso, perché saprai che,dovesse servirti, potrai salvarti da sola. Vale per te, ma anche per qualunque persona cui venga imposto di “ridursi “ in nome di un’aspettativa .

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Nato a Enna il 27/06/1977, ho studiato Scienze del Servizio Sociale alla facoltà di Scienze Politiche, non conseguendo la laurea. Ho lavorato come educatore presso strutture di neuropsichiatria infantile, e ad oggi  lavoro in ambito ferroviario. Amo dipingere,creare con diversi materiali, leggere i movimenti sociali. vivo nella splendida Bologna da 15 anni.

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