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Spettacolo

Battisti dopo Battisti: racconto del suo vero canto libero

Da quando lo scorso 29 settembre le canzoni di Lucio Battisti e Mogol sono state rese disponibili su Spotify, oltre 20 milioni di streaming hanno reso onore ai pezzi indimenticabili che tutti conosciamo.

Da “Mi ritorni in mente” a “La canzone del sole“, da “La collina dei ciliegi” ad “Acqua azzurra acqua chiara“, in moltissimi, soprattutto under 34, stanno riscoprendo i grandi classici nati dal connubio tra Battisti e Mogol. Al primo posto dei pezzi più amati c’è quello che tutti considerano il manifesto del cantautore di Poggio Bustone, il suo testamento musicale: Il mio canto libero, con oltre un milione di ascolti.

Ciò di cui vogliamo parlarvi oggi, però, è il “vero” canto libero di Battisti, nonché, a detta di chi scrive, il periodo più interessante della sua carriera. Ormai giunto alla piena maturità artistica, negli anni ’80 Lucio si ritrovò a misurarsi con nuove prospettive e nuovi orizzonti, che lo portarono a ridiscutere la formula del successo che lo aveva condotto per due decenni ai piani alti di tutte le classifiche.

Una storia affascinante e poco conosciuta, che abbiamo ripercorso insieme al nostro esperto musicale Maxi Maximilian. Questi brani non sono ancora disponibili su Spotify, ma con un po’ di fortuna potrete trovarli su Youtube e sulle piattaforme per l’acquisto di musica online (Google Play, iTunes).

Buona lettura!


lucio battisti ultime immagini

“Devo ridefinire totalmente la mia attività professionale. Ho conseguito velocemente un successo di pubblico ragguardevole. Per continuare ho bisogno di nuove mete artistiche. Devo distruggere l’immagine commerciale e consumistica che mi hanno cucito addosso”.

Siamo nel 1976, e l’immenso Lucio Battisti si appresta a diventare il Grande Assente sempre presente.

È nel 1980 che anche l’ultimo residuo del “vecchio” Battisti scompare: Una giornata uggiosa è l’album che segna la fine del lungo sodalizio con Mogol.

Con l’eccellente “E GIA’” scritto con la moglie Grazia Letizia Veronesi, nel 1982 Lucio Battisti aveva raggiunto una condizione di libertà espressiva, manifestata in canzoni svincolate dalla forma tradizionale. I fans della prima ora gridarono allo scandalo, e la polemica esplose completamente quando Battisti cominciò a collaborare con il poeta Pasquale Panella, autore di versi apparentemente astratti, ma in realtà ricchi di arguzia e intelligenza di scrittura, pieni di giochi di parole e governati da uno spericolato virtuosismo della sintassi. Il popolo di Francesca e del carretto dei gelati si disperò.

lucio battisti copertina e già
Copertina di “E già” (1982), l’album scritto da Lucio Battisti con la moglie Grazia Letizia Veronesi

“Don Giovanni” e l’inizio del sodalizio con Panella

Siamo nel 1986, e Battisti pubblica “DON GIOVANNI”. La musica di “DON GIOVANNI” è diversa dal pop che Battisti proponeva in precedenza. Le canzoni sono anticonvenzionali e liberate da schemi formali. È un tentativo di uscire fuori dagli schemi. I testi delle canzoni non hanno un significato univoco, ma diversi livelli di lettura.

Nella canzone che da il titolo all’album, definisce il proprio mestiere “intronata routine/del cantar leggero”, vale a dire una cosa noiosa da imbecilli. Non sono testi colti di citazioni alla Battiato ma una valanga di parole a primo ascolto incomprensibili.

lucio battisti don giovanni copertina
Copertina dell’album “Don Giovanni”

LE COSE CHE PENSANO” è un pezzo splendido (In nessun luogo andai, per niente ti pensai e nulla ti mandai per mio ricordo. / Sul bordo m’affacciai d’abissi belli assai / Sul dolce tedio a sdraio amore t’ignorai e invece costeggiai i lungomai). In “FATTI UN PIANTO” dal ritmo travolgente, Panella cesella un testo molto bello sull’apparente amore-non amore ( “lacrimoni che sono lenzuola da calare o da strappare giù e lì perdutamente qualcuno che ti sfugga o che salga su. Per intanto qualche vento qualche tentativo fa).

EQUIVOCI AMICI” è un vero divertissement. Il testo è una sfilza di nomen omen (Cassiodoro Vicinetti, Olindo Brodi, Ugo Strappi, Sofio Bulino. Armando Pende, Andriei Francisco Poimò,Tristo Fato, Quinto Grado, Erminio Pasta, Pio Semi,Ottone Testa. Salvo Croce, Facoffi Borza. Aldo Ponche), e infine il brano di cui già abbiamo detto sopra: “DON GIOVANNI”. In questo brano musica e parole sono splendide: L’artista non sono io, sono il suo fumista.

Ad ogni uscita discografica successiva (ce ne furono ben cinque),i critici recitavano il de prufundis per il talento di Battisti, e inoltre le vendite crollavano. Lentamente, però, un nuovo pubblico si appassionò a questi album che sembravano ascetici e lontani dal pubblico sin dalle copertine prive di qualsiasi indicazione o fotografia.

Il messaggio delle sue nuove canzoni spiazza talmente tanto il mondo della musica leggera italiana che è un messaggio quasi mai raccolto (uno dei pochi è Claudio Baglioni, che a partire da Oltre – 1990 – pubblica una serie di album in cui vi sono testi pieni di allitterazioni, giochi di parole, testi lontani dalla formula “ cuore amore”).

Con DON GIOVANNI, Lucio Battisti lancia una sfida troppo strana per un mondo controllato sempre più dall’industria. Un mondo che ormai si stava uniformando musicalmente sempre di più.

Dopo due anni, nel 1988 il duo Battisti/Panella sforna “L’APPARENZA“, in cui emerge ancor di più il gioco in sottrazione operato sulla sua immagine: la copertina è bianca, spoglia, con una credenza stilizzata disegnata da Battisti stesso (è il primo nuovo lavoro del cantante ad uscire su compact disc).

Il disco si apre con “A Portata di mano”, mirabile per testo e musica: un capolavoro di arrangiamenti e parole.

“La sposa occidentale” e la svolta elettronica

Nell’Ottobre del 1990 il duo delle meraviglie cesella “LA SPOSA OCCIDENTALE”. In questo disco a differenza dei due precedenti, vi è la completa assenza di strumenti che non siano elettronici. “La sposa occidentale” è il brano che da il titolo all’album, ed è un giro armonico di si maggiore. Tuttavia, a mio modesto parere, il brano più bello è “I ritorni” (e lei continua a dirsi “Si sopravvive a tutto per innamorarsi).

copertina la sposa occidentale lucio battisti

COSA SUCCEDERA’ ALLA RAGAZZA” del 1992 è il quarto titolo del connubio Battisti /Panella. Le tracce sono otto e sono molto influenzate dai generi elettronici più in voga in quegli anni.

Però il rinoceronte” è il pezzo più poetico del disco, mentre “La metro eccetera” è forse il pezzo più orecchiabile di tutto l’album. È la descrizione di luoghi affollati in cui ci si sente soli, in cui ci si incontra senza incontrarsi mai in realtà (non così lontano dal mondo attuale, no? Eppure son passati tanti anni).

Con questo lavoro, l’arrangiamento ed il missaggio (fatti a Londra) passano da R. Smith a Andy Duncan, batterista già al servizio dei Simple Minds e Pet Shop Boys.

L’ultima collaborazione tra i due è HEGEL del 1994: sono passati ben 25 anni e risulta ancora fresco e modernissimo. Sulla scia degli album precedenti, Battisti prosegue la svolta elettronica, con arrangiamenti molto sofisticati e sonorità all’avanguardia per quei tempi. 

Panella a questo punto sembra ormai stanco, dichiara che non avrebbe più collaborato con Lucio Battisti, e racconta di aver voluto quasi sabotare l’ultimo album fornendo testi sempre più metricamente complicati, fregandosene della musicalità. La parte ritmica alle tastiere infatti è ridotta al minimo, e melodie ultraritmate in brani come “Stanze come questa”, “Almeno l’inizio” e “La voce del viso” – qui la voce di Battisti è quasi tutta in falsetto – testimoniano della perenne freschezza compositiva del suo autore. “La moda nel respiro” è uno dei brani più affascinanti dell’album.

hegel copertina battisti

Con questi dischi Battisti saluta per sempre lo show business dove aveva regnato incontrastato, e rifonda la canzone italiana lasciandosi dietro decenni di cantautorato, proponendo un modello compositivo inedito che tuttora non è stato ancora compreso a fondo, ma solo talvolta goffamente imitato da alcuni colleghi.

Non parlerò mai più! L’artista non esiste, esiste solo la sua arte”(come dargli torto) aveva detto poco prima di sparire dalle scene. Svanì all’improvviso agli occhi del pubblico ancor prima di scomparire per davvero e definitivamente nel 1998.

Grande Lucio.

a cura di Maxi Maximilian

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