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BEARITY POSTA: Perfetti sconosciuti

Se volete partecipare alla nostra posta del cuore, per confessare i vostri segreti più nascosti, anche in forma anonima, o semplicemente per chiederci consigli, l’indirizzo di posta a cui fare riferimento è redazionebearslicious@gmail.com Il nostro Michelangelo è a vostra disposizione per fare chiarezza sui vostri sentimenti, accogliere le vostre rivelazioni o semplicemente leggere i vostri punti di vista sul mondo. Scriveteci!


Ciao Michelangelo, sono Francesco da Savona.
In questi giorni, complice anche l’aver rivisto il film “Perfetti sconosciuti”, ho molto riflettuto sul tema trattato e mi piacerebbe che ne parlassi nella tua rubrica.
Nel film si focalizza l’attenzione sul fatto che il telefono cellulare sia diventato il custode dei nostri segreti, desideri, intrighi… ma allargando il discorso alla vita quotidiana, penso che anche gli ambienti che frequentiamo siano altrettanti scrigni di porzioni di ciò che siamo… l’ambiente lavorativo, quello familiare, la cerchia degli amici, i luoghi di svago o di vita sociale, le community virtuali. Ciascuno di questi “minimondi” nasconde o enfatizza qualcosa di noi, custodisce qualche segreto su chi siamo o chi vogliamo apparire. Secondo te cosa porta ad essere così camaleontici? Ad avere mille maschere? A nascondere alcuni lati di noi? O, al contrario, a spacciarci per qualcun altro? È la società frenetica e sfaccettata nella quale viviamo che ci porta a diventare “Perfetti sconosciuti” anche per chi crede di conoscerci bene? Siamo diventati bravi attori oppure abbiamo sviluppato delle personalità multiple “per ogni situazione”? Mi sono posto la domanda : ” se lo chiedessero a me durante una cena di leggere i messaggi che arrivano sul mio smartphone? C’è qualcosa che trattengo per me e non vorrei venisse fuori ? Qualcosa che non ho considerato?”. Grazie e complimenti per la rubrica!

Francesco

Una scena tratta dal film

 

Ciao Francesco. Devo dire che una lettera così non me l’aspettavo proprio! Mi hai spiazzato piacevolmente e incuriosito. Mi sono immedesimato in te che guardi un film e ad un tratto mi rivedo lì in mezzo a partecipare ad un gioco che spazza via qualsiasi filtro, qualunque protezione, anche inconscia, avessi posto in essere. Ci ho pensato su un attimo. Wow! Ho avuto un brivido! Mi sono sentito nudo, vulnerabile e, per alcuni aspetti, esposto a giudizio.

Mi è venuto in mente un episodio della mia vita, in cui un mio amico “A”, mentre io dormivo sul divano, lesse una conversazione tra me ed un altro amico “B”, e si mise in allarme perché preoccupato dall’ambiguità del discorso.

In pratica avevo chiesto un favore perché in difficoltà su una questione, e dall’altra parte venivo rassicurato che tutto sarebbe andato a posto, e che della questione (mai accennato l’argomento) nessuno sarebbe mai stato messo al corrente. Questa ultima rassicurazione era per me che non volevo far partecipe altri di una mia necessità temporanea, e quando ho scoperto, tramite B ,che era andato da B a chiedere delucidazioni, mi sono sentito invaso, tradito, ma soprattutto indifeso.

La mia vita era stata esposta e io non avevo più il controllo su una parte di essa!

Oggi uno smartphone, un tablet o un pc, sono i custodi di molti nostri segreti: tramite loro imbastiamo conversazioni e archiviamo parti del nostro vivere, e in alcune situazioni mi vien da dire, anche parti della nostra anima.

Mi chiedi cosa ci spinge a impersonare qualcosa di diverso rispetto a quello che vogliamo rimandare all’altro.

Una scena tratta dal film

Beh, credo che non si tratti di voler dare, a chi ci sta intorno, un’idea diversa e basta, piuttosto mi viene da pensare che è sano trattenere qualcosa di noi per noi, o al massimo condividerla con qualcuno con cui abbiamo sviluppato un rapporto di intimità.


Se mettessimo in piazza qualunque cosa ci frulli per la testa, o qualunque nostro desiderio o atto, verrebbe accolto con diffidenza, poiché valutato sia nella parzialità, sia misurato attraverso valori, esperienze e una certa riluttanza nell’aprirsi alla comprensione profonda.

Non voglio parlare di personalità multiple, quanto di molteplicità nella struttura di una persona.

Un essere umano possiede così tante sfumature, così tanti “minimondi”, come li chiami tu, che spesso possono spaventare una società che ha bisogno di certezze ben marcate, per fissare i vari flussi di comunicazione in virtù di un’univoca identificazione dell’altro. Mi spiego meglio.

Ci risulta molto più semplice fidarci di un giudice ritenendolo una persona virtuosa, consolidata nella sua sfera privata con famiglia perfetta casa in campagna e figli a modo. Venire a sapere che magari ama frequentare locali di scambisti, minerebbe in alcuni quella quella fede nelle sue competenze poiché ritenuto un uomo dissoluto.


Ora è chiaro che questo discorso, sulla carta, ci appare come limitante e lesivo della libertà di un individuo. Ma valutiamo concretamente a quanto ci piace poter pensare che un uomo di legge sia un modello integerrimo; prendiamo in considerazione quanto questo ci rassicuri!

Siamo noi che immettiamo nel mondo solo una parte di ciò che siamo o è la socialità che ci indirizza su schemi fissi per meglio strutturare le interazioni?

Lì fuori è pieno di mamme che sentono la pressione di dover essere principalmente abnegazione e negazione di sé, che magari vengono criticate perché lasciano un paio d’ore i figli dai nonni per andare a bere uno spritz con gli amici. Figuriamoci dovesse venir fuori che col marito amano sperimentare pratiche sadomaso. Per carità! Sconvolgerebbe l’idea che il mondo esterno si è fatto della figura di una madre.

La domanda che dovremmo porci di continuo è : “io che aspettativa ho riguardo alla mia cerchia di amicizie, ai conoscenti, ai familiari, ai colleghi?”.

Se siamo sempre più reticenti a proporci al mondo nella nostra interezza è per un nostro desiderio di situazioni losche e ambigue, o perché ci sentiamo alla sbarra di un tribunale che non volevamo fosse messo in piedi?

Tu, e tutti voi che mi leggete , sapete quanto io lotti affinché ognuno possa esprimersi liberamente.

Ma dobbiamo prendere atto che la risposta ad un ambiente è per forza condizionata da fattori che via via fissiamo insieme, sosteniamo o ricerchiamo.

Fingere invece di essere qualcun altro è altra faccenda. Sostituire alcuni o addirittura tutti gli elementi della nostra vita, creando un avatar che ci sollevi dalle contingenze, può derivare da numerosi fattori: una vita insoddisfacente, voglia di emozioni forti, scarsa autostima, scarsa capacità di assumersi responsabilità o, semplicemente incapacità o avversione nello stabilire un rapporto fiduciario e sincero.

Vorrei ci focalizzassimo sulle richieste che avanziamo a chi ci sta di fronte. Noi pretendiamo a tal punto di individuare la natura di una persona, da non lasciare spazio a che ci vengano mostrati altri lati del suo carattere; volendo sintetizzare la complessità specifica di un soggetto (non mi piace parlare di complicatezza) ad un paio di particolarità più facili, per noi, da gestire.

Sento e leggo sempre più spesso di gente che denuncia la falsità di coloro con cui ha avuto a che fare.

Ma quanto abbiamo voluto “leggere“ di quella persona e quanto ci abbiamo proiettato su?

Mi sono sentito dire da qualcuno che anche io ero stato falso, perchè mi ero presentato come un tipo pacato e invece, sotto provocazione, mi sono dimostrato aggressivo e stronzo.

È capitato anche che non rendessi partecipe l’altra persona di alcuni miei segreti e, “smascherato”, mi beccassi uno stronzo e malfidato in aggiunta. Ma dall’altra parte non mi sentivo così tanto compreso e protetto, da volermi aprire o da voler intraprendere una certa discussione.

Se qualcuno ha letto in questa mia risposta una sorta di apologia alla menzogna, al depistaggio o ad uno stile di vita doppio, vi dico da subito che neanche lontanamente mi sognerei di farlo. Semmai cerco di vagliare con voi alcune delle dinamiche che ci possono portare a comportarci in un modo piuttosto che in un altro.

Sono ben conscio che ci poniamo sempre meno domande per la fretta di dare risposte quanto più immediate e facili.

Mio buon Francesco! Io, come te mi pare poi di capire, da questa vita, ho necessità di grattare via più strati rispetto a quelli che si potrebbero aggiungere. Voglio sviscerare le cose, non ornarle o caricare di ingombranti elucubrazioni. Voglio partire da me prima di parlare del mio vicino.

Grazie per questo spunto.

Ti abbraccio,

Michelangelo

Nato a Enna il 27/06/1977, ho studiato Scienze del Servizio Sociale alla facoltà di Scienze Politiche, non conseguendo la laurea. Ho lavorato come educatore presso strutture di neuropsichiatria infantile, e ad oggi  lavoro in ambito ferroviario. Amo dipingere,creare con diversi materiali, leggere i movimenti sociali. vivo nella splendida Bologna da 15 anni.

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