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Buona domenica col trash, amici di BL Magazine. A tenervi compagnia oggi c’è la first lady del rock più famosa di tutti i tempi: Licia!

Tutti noi sicuramente ricordiamo l’iconica serie animata Kiss Me Licia, giunta dritta dritta dal Giappone nel bel mezzo degli anni ’80, ripassiamo la storia insieme.

La serie raccontava le avventure di una giovane ragazza orfana di madre, Licia, studentessa acqua e sapone e cameriera al “Mambo”, un classico locale di okonomiyaki giapponesi gestito da suo padre, Marrabbio.

La ragazza in “un giorno di pioggia incontra per caso” Andrea, bimbo di 5 anni, e Giuliano, il suo gattone. Subito dopo fa la conoscenza di suo fratello Mirko, frontman di una rockband locale, i Beehive.

Licia e Mirko finiranno per innamorarsi, non senza la preoccupazione del possessivo Marrabbio, tanto amorevole con Giuliano quanto ostile con Mirko, il capellone dal ciuffo ketchup, e nonostante gli intrighi di un altro componente della band, Satomi, affascinante (?) ragazzo dalla fluente chioma capelli viola.

L’anime si chiude col fidanzamento di Licia e Mirko, che con i Bee Hive parte per una lunga tournée negli Stati Uniti.

E vissero tutti felici e contenti? Seh magari.

L’anime, di scarso successo in Giappone, ebbe invece un’inaspettata popolarità in Italia, tanto che i fans della serie richiesero in massa un sequel. Alla proposta degli italiani, i giapponesi si rifiutarono fermamente.

Qui, però, a qualcuno venne il colpo di genio.

“E se proponessimo un live action?”

Avete presente “Sliding doors”? Porca miseria. È qui che la carriera di Cristina D’Avena subì un’incredibile svolta. Le reti Fininvest, col placet dei giapponesi, proposero la realizzazione di un seguito di Kiss me Licia con attori in carne e ossa!

Con la fatina delle sigle nel ruolo della protagonista e il bel Pasquale Finicelli nel ruolo dell’aitante Mirko, si diede il via a quella che oggi è una delle trashate più memorabili della tv italiana.

Ne furono realizzate non una, non due, non tre ma ben quattro serie!

Love me Licia, Licia dolce Licia, Teneramente Licia e Balliamo e Cantiamo con Licia.

Tutti noi nati negli anni ’80 abbiamo il dovere morale di ricordare l’appuntamento quotidiano che era per noi questo orrido telefilm. Dall’energica Freeway alle lagne dedicate a Licia, i Beehive subirono un tracollo verticale. Il look da campagnola vintage con le ciavatte di Licia, per quanto adattissimo nell’anime, nel telefilm suonava completamente scollato dalla realtà.

Tutto il telefilm, che nelle prime stagioni ha risentito fortemente dei condizionamenti di look dell’anime, si è articolato attorno alla storia d’amore attorno a Licia, che poi col tempo è diventata anche vocalist dei Bee hive (tradendo l’ormai naturale vocazione al rock e adattandosi al livello di una cover band dei Gen Rosso), si è sposata con Mirko ed ci è andata a convivere in una casetta di plastica dall’improbabile arredamento dai colori radioattivi.

Una fiera dell’inquietudine quella dei telefilm di Licia, della quale da bambini non avevamo coscienza.

Rivedendo alcuni filmati su youtube o su facebook (ci sono tantissimi gruppi di auto-aiuto per tutti gli ex addicted delle serie di Licia) ci si accorge di quanto l’imbarazzo e la vergogna non fossero sentimenti da noi conosciuti negli anni 80.

Ancora memorabili le scene diventate virali sui social: la mitica scena delle fettine panate, il dialogo sulla suscettibilità di Mirko e il suo ciuffo rosso (e i suoi scherzoni) e la puntata del camino col dito nero di Licia che esulta per aver trovato la fuliggine (purtroppo non riesco a trovare il video).

Perché quando avevamo sei anni ci sembrava tutto figo, divertente e spassoso e adesso che tutto annaspi nel bel mezzo di una marea di disagio? Perché Mirko all’epoca ci sembrava un irresistibile sex symbol con quella pettinatura bicolore mentre adesso ci appare fuori luogo come se indossasse la cofana di Orietta Berti?

Perché da bimbi non avevamo la consapevolezza di assistere ad autentiche scenette da famiglia del mulino bianco di potenziali serial killer?

Ma soprattutto… perché se mostrassi questo ridicolo postribolo zuccheroso a mio nipote che ha 8 anni mi riderebbe in faccia mentre noi generazione80 ci morivamo dietro? Pensate infatti che il successo di questo telefilm fu impressionante: oltre cento episodi prodotti con ascolti impressionanti, pari a 5 milioni di spettatori. Numeri che oggi non raggiungono nemmeno le fiction di Mediaset con Manuela Arcuri.

Un seguito ENORME, che ovviamente fu corroborato da un intenso franchising: album di figurine, cd, magliette, videocassette, quaderni, astucci. Tutto con la faccia di sta poraccia agreste vestita di vergogna.

Nell’attesa, vi lascio ad una delle sigle della serie. Ho scelto di proporvi Teneramente Licia, perché se Love me Licia sembrava il tema musicale di un orrido porno tedesco anni ’70,  Licia dolce Licia mi fa l’effetto di una canzone da strenna natalizia sotto effetto di MDMA.

E voi, avete mai visto questa serie? Avanti con le testimonianze!

 

Scrivo per la stampa locale, gioco a fare il blogger. Laureato in Economia. Pugliese integralista. Eclettico.
Mi piacciono i violini nei film di Truffaut, le poesie di Sandro Penna e i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.

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