Non è mai troppo tardi

Ogni persona ha diritto alla educazione. Essa dev’essere gratuita, almeno per quanto riguarda l’insegnamento elementare e fondamentale. L’insegnamento elementare è obbligatorio. […]

L’educazione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve favorire la comprensione, la tolleranza e l’amicizia tra tutte le Nazioni e tutti i gruppi razziali o religiosi, come pure lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace;

Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, art. 26

Correvano gli anni ’60, e l’Italia si apprestava ad affrontare il suo boom economico. Nei solchi della memoria degli italiani era ancora vivo il ricordo della guerra, che aveva messo in ginocchio una popolazione e le sue speranze. In RAI, un uomo dal volto rassicurante e dal sorriso buono si diede una missione: alfabetizzare il paese e rendere la lettura accessibile a tutti. Il suo nome era Alberto Manzi.

Per tutti, da allora, diventò il Maestro Manzi

Possiamo considerare “Non è mai troppo tardi” una delle trasmissioni più iconiche del servizio pubblico. Realizzata dal 1960 al 1968 in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, per quasi 500 puntate, aveva lo scopo di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano oltrepassato l’età scolare.

Nel corso delle puntate, che differivano nei contenuti in base al livello di insegnamento elementare acquisito (c’erano i corsi della prima classe e quelli poi dedicati alle classi 3°, 4° e 5°), il Maestro Manzi svolgeva delle vere e proprie lezioni frontali davanti ad una classe di studenti adulti analfabeti, servendosi di supporti didattici multimediali decisamente moderni per quegli anni, come filmati, tracce audio e installazioni scenografiche.

Non è mai troppo tardi” è ricordata come una trasmissione di successo anche per la grande umanità di Alberto Manzi, diplomato alle magistrali e pedagogo, che con delicatezza d’altri tempi, toni pacati e una comunicazione efficace ed essenziale, teneva le lezioni all’interno della sua classe-studio ma allo stesso tempo riusciva a rapportarsi con il pubblico di là del tubo catodico con estremo riguardo. Destano ancora oggi sorpresa e meraviglia le illustrazioni di Manzi, che con rapidi tratti di carboncino ricreava situazioni e storie per agevolare alla comprensione il più possibile i suoi allievi.

In rete è possibile trovare alcuni filmati dell’epoca, nei quali si possono notare facilmente l’emozione e la passione del Maestro Manzi e dei suoi insegnamenti.

Furono moltissimi i gruppi d’ascolto che si raccoglievano all’interno dei borghi cittadini per seguire in tv le lezioni di Manzi. Contadini, operai, casalinghe, reduci di guerra, penna e calamaio alla mano, grazie alla televisione riuscirono a conquistare il diploma elementare con facilità. Ben trentacinquemila, si racconta. E milioni di persone impararono l’alfabeto grazie ad un programma televisivo.

La trasmissione ebbe un’eco talmente forte che il format fu adottato anche in numerosi altri paesi d’Europa e del mondo. Le trasmissioni terminarono nel 1968, quando fu introdotto in Italia l’obbligo di istruzione fino alle scuole medie.

Questa era la sigla d’apertura di “Non è mai troppo tardi“.

 

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