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Black Friday: belli gli sconti ma io voglio il tacchino ripieno

Prima di analizzare la violenza e la follia che si sta per scatenare domani, il fatidico e attesissimo Black Friday, vediamo come nasce.

Black Friday è il venerdì subito dopo il giorno del ringraziamento (il quarto giovedì di novembre) negli USA. Dal 1952 è considerato giorno dello shopping natalizio, ma ci vorranno almeno altri dieci anni prima che prenda piede effettivamente.

Le origini del nome dovrebbero provenire dalla città di Philadelphia e dal traffico nelle strade causato da quel giorno di shopping frenetico. 

Un’altra possibile origine è legata ai libri contabili dei commercianti che dal rosso, indicante le perdite, passava a nero che invece significava guadagno: Black Friday.

L’ufficiale esplosione e consolidamento di questo fenomeno negli Stati Uniti fu negli anni 80 e successivamente in Canada, Francia, Regno Unito, Germania, Brasile, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Australia, Svezia e in fondo in misura minore Spagna, Portogallo e, come al solito per ultima l’Italia.

Il black friday in Italia

In Italia si limita quasi esclusivamente agli acquisti online, solo qualche attività commerciale ultimamente ha aderito e applicato la scontistica del Black Friday sulla merce in negozio.

Negli Stati Uniti, a differenza dell’Italia, la frenesia dello shopping parte dal giorno del ringraziamento. Noi italiani che abbiamo importato tutte le festività tranne quella, non abbiamo un reale stimolo o data precisa di partenza. Che poi mi chiedo, abbiamo fatte nostre altre mille festività, ma quella succulenta del pranzo del Thanksgiving day no, perchè?

Chi non ha mai desiderato, vedendo i film americani, di sedersi a tavola e degustare con amici un pranzo che prevede zuppa di zucca, zucca fritta, tacchino ripieno di castagne, salsa di mirtilli, patate dolci al forno, torta di patate dolci, pane di granturco, pannocchia grigliata, apple pie? Sarebbe stupendo. Mortale ma stupendo.

Qualche ristorante internazionale come l’Hard Rock Cafè farà il pranzo del ringraziamento, per il resto restiamo con il nostro lampredotto e la nostra intramontabile trippa adatta ad ogni stagione!

Noi abbiamo preso solo la parte economica e non quella culinaria. Quindi è in arrivo il venerdì della perdizione. Degli acquisti folli. Delle offerte e degli sconti. Delle file fuori dai negozi. Delle scazzottate. Delle sgomitate.

Ogni anno a seguito del Black friday arrivano sui giornali foto e articoli di risse avvenute per un oggetto. Donne che sono picchiate per un vestito. Si perché in realtà, nonostante ci sia il diluire gli sconti nella settimana, in America è IL Black friday quindi un solo giorno per conquistare l’oggetto dei desideri. Chi non si picchierebbe per un televisore 60 pollici al 50% di sconto o forse anche di più?!

Carrelli di Amazon pieni di oggetti pronti per essere presi. Negozianti pronti al peggio. Commesse che hanno fatto testamento. Accampamenti e file chilometriche in attesa dell’apertura dei negozi per correre a prendere il prendibile senza pensare, senza ragionare, senza scegliere. Arraffare senza pietà. Rischiando oltretutto di farsi male e in qualche caso finire anche al pronto soccorso schiacciati dalla ressa. Degenero. Sregolatezza. Perdita di dignità. Violenza.

Io affronterò questo degenero comodamente dal divano di casa mia cliccando con calma e dignità sul bottone acquista del sito in questione. Attenderò fiduciosa il mio pacco con le costole intere senza rischio di essere schiacciata o pestata e, mentre aspetto il corriere, leggo le ricette per il tacchino ripieno.

Carlotta Cigliana
Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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