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BOHEMIAN RHAPSODY (2018) di Bryan Singer – ANTEPRIMA BL MAGAZINE –

BOHEMIAN RHAPSODY è stato presentato in anteprima mondiale a Londra il 23 Ottobre scorso e in contemporanea in alcuni circuiti cinematografici di diversi paesi. Noi di BL MAGAZINE non potevamo aspettare, giacché il film arriverà ufficialmente in Italia solo il 29 Novembre!


Il film si apre e si chiude sul palco del concerto Live Aid del 1985.
Nel mezzo, la storia di come nacque uno dei gruppi che hanno scritto la storia della musica: i QUEEN.
E poi gli eccessi e le fragilità di un artista che è diventata un’icona: Freddie Mercury.

L’anteprima mondiale di BOHEMIAN RHAPSODY è avvenuta presso la Wembley Arena, proprio di fronte al Wembley Stadium dove si tenne il celebre concerto Live Aid. Gli incassi della serata saranno devoluti alla Mercury Phoenix Trust, organizzazione nata per combattere l’AIDS in tutto il mondo.

Indipendentemente dalla qualità del film, esso è destinato a risvegliare l’interesse (mai sopito in verità) di milioni e milioni di fans che sono cresciuti sulle note di “Radio Gaga” e “Somebody To Love” e “Another One Bites The Dust“.
Un successo annunciato con una colonna sonora che già tutti conosciamo, ma che non ci stancheremo di riascoltare.

Alla regia troviamo Bryan Singer che i più conosceranno per titoli robusti come “I SOLITI SOSPETTI” (1995) e titoli commerciali come “X-MEN” (2000). Omosessuale dichiarato e attivista, si cimenta con un film e col mito di Freddie Mercury con rispettosa devozione, ma anche con passione e freschezza.

In realtà Singer è stato poi licenziato due settimane prima della fine delle riprese e sostituito da Dexter Flecther.
BOHEMIAN RHAPSODY vede poi la firma di Anthony McCarten , sue le splendide sceneggiature di “LA TEORIA DEL TUTTO” (2014) e “L’ORA PIÙ BUIA” (2017), entrambe candidate al premio Oscar.

Il film fortemente emozionale deve necessariamente deve fare i conti con una colonna sonora “ingombrante” che potrebbe oscurare tutto il resto, ma per fortuna ciò non accade, in parte.

Per i nostalgici della cultura e della moda degli anni ’70 e ’80 sarà un vero piacere guardare questo film, così come quello di rivedere le varie trasformazioni di look che hanno reso celebre Mercury e indimenticabili le sue performance in giro per mezzo mondo.

È spettato a Rami Malek l’onore di interpretare il celebre front-man dei Queen. L’attore, conosciuto per la serie “Mr.Robot“, nonostante sia stato penalizzato da una protesi dentaria un tantino ingombrante, ha reso al meglio la figura del cantante.

Malek ha cercato di immaginare e restituirci le emozioni private di Freddie Mercury. Il desiderio di riscattarsi dalla sua condizione sociale; il complesso rapporto con la famiglia; il suo amore viscerale per Mary Austin; le sue nevrosi e gli eccessi da star; la sua accettazione e poi la scoperta della malattia.

Ma è ancora più sorprendente la mimesi perfetta che offre quando sale sul palco e diventa l’animale da palcoscenico quale era Mercury.
Bravissimi e nella parte anche il resto del cast: Ben Hardy (Roger Taylor, batterista), Joseph Mazzello (John Deacon, bassista), Gwilym Lee (Brian May, chitarrista), Lucy Boynton (Mary Austin).

Le difficoltà di post produzione, il cambio di regia, hanno sicuramente provocato qualche danno a un’opera che resta un buon prodotto, ma che non ha il coraggio di volare oltre il mito. Non sono pochi gli anacronismi in riferimento all’uscita di certi brani che faranno rabbrividire i fans più sfegatati dei Queen.


Ma BOHEMIAN RHAPSODY tocca qualcosa di più profondo quando assistiamo alle estenuanti prove di registrazione del gruppo rock. E sebbene forse non gratti morbosamente sotto altre superfici (l’omosessualità e la malattia di Freddie Mercury), col timore forse di incorrere in divieti, il film tocca picchi vertiginosi proprio negli ultimi 20 minuti che ci riportano a quel 13 Luglio 1985.

Quei meravigliosi 20 minuti ci danno l’illusione di essere dietro e sotto e sopra quel palco dove i QUEEN hanno fatto la storia. Si trema e ci si commuove fino alle lacrime.

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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