gay pride sarajevo

La Bosnia avrà finalmente il suo Pride che si terrà l’8 settembre a Sarajevo” ha annunciato nella giornata di ieri Branko Culibrk, attivista lgbt della regione balcanica e organizzatore del primo Pride in Bosnia Erzegovina durante una conferenza stampa. “La marcia” – ha aggiunto “sarà una manifestazione contro le disuguaglianze e contro la violazione dei diritti delle persone LGBTIQ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e in discussione)“.

Non si era mai tenuto un Gay Pride in Bosnia, paese di stampo fortemente conservatore, e tra gli obiettivi degli organizzatori, una quindicina di Associazioni in tutto riunite da ogni parte della regione (Tuzla, Banja Luka, Prijedor, Bijeljina) vi è quella di agevolare un mutamento di percezione sociale nei confronti della comunità lgbt.

Sono un sostenitore di assolutamente tutte le diversità, è una questione personale.” è intervenuto Dragan Covic, capo del principale partito croato in Bosnia “Ognuno pensa in modo diverso e questo deve essere apprezzato; questa è la diversità “.

La Bosnia è una delle ultime nazioni balcaniche ad ospitare i Pride: manifestazioni rainbow sono già una realtà nelle vicine repubbliche jugoslave di Croazia, Serbia e Montenegro. Anche il Kosovo musulmano ha tenuto la sua prima marcia per i gay pride nell’ottobre 2017,– con la partecipazione del presidente Hashim Thaci.

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Manifestanti lgbt in Bosnia

Omofobia in Bosnia

Sono molti gli episodi di omofobia che si sono registrati nel corso degli ultimi anni in Bosnia.

Nel 2008, un festival culturale a Sarajevo è stato preso di mira da teppisti che hanno lanciato sassi ai partecipanti, e nel 2014 alcuni uomini mascherati hanno organizzato un blitz all’interno di un cinema che ospitava un festival queer. Un episodio simile è accaduto solo dopo anni più tardi, sempre ad opera di gruppi anti lgbt.

Tutti questi episodi hanno fatto sì che, nonostante l’adozione di una legge antidiscriminatoria estesa anche agli individui lgbt nel 2016, il 69% di essi si senta insicuro frequentando eventi pubblici o trovandosi in spazi pubblici. Inoltre, il 32% di gay e il 17% di lesbiche hanno subito violenze a causa del loro orientamento sessuale.

Lejla Huremovic, attivista della ong “Centro Aperto per Sarajevo”, ha dichiarato che la comunità rainbow bosniaca è costretta ad affrontare “discriminazione e violenza quotidiana nelle famiglie, a scuola, nel lavoro, nelle facoltà e per strada, ma anche nelle istituzioni“.

La Bosnia Erzegovina non riconosce le coppie dello stesso sesso in alcun modo, e ha depenalizzato l’omosessualità solo nel 1998.

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Lejla Huremovic, attivista della ong “Centro Aperto per Sarajevo”

La manifestazione del 2017

Un anno e mezzo fa, proprio la Huremovic fu tra le promotrici di una prima manifestazione contro l’omofobia e la violenza verso gli omosessuali tenutasi a Sarajevo, per condannare le violenze fisiche subite dalla comunità lgbt e sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica ad adottare una legislazione maggiormente favorevole ai diritti degli omosessuali.

Alcune decine di persone si riunirono sotto il palazzo davanti alla sede del governo mostrando striscioni come “La violenza non è normale”, “La famiglia non è un privilegio ma un diritto”, “La violenza è vietata”.

Ci prendono a sassate, ci sputano addosso, picchiano i nostri amici, e i genitori ci chiudono o ci buttano fuori di casa. Questa è la realtà.” denunciò la Huremovic “La nostra società è ancora omofoba e siamo qui per lottare per i diritti anche di quelle persone LGBT che oggi per paura non sono scese in piazza e di tutti coloro che desiderano una società migliore.

Manifestazione contro l’omofobia a Sarajevo

Fonti: France24, Pinknews, Balcaninsight

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