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È passato poco meno di un mese dalla storica decisione dell’Alta Corte del Botswana, che lo scorso 11 giugno ha revocato due leggi risalenti al retaggio coloniale britannico, le sezioni 164 e 167, che criminalizzavano l’omosessualità come “reato contro natura“.

Il giudice Leburu della Corte aveva dichiarato, per l’occasione che “L’orientamento sessuale non è una dichiarazione di moda, ma un attributo importante della propria personalità” e per questo erano stati ravvisati margini di incostituzionalità delle leggi succitate, abrogate all’unanimità.
Oggi, la richiesta di appello del governo della Botswana contro la decisione della Corte potrebbe vanificare l’importante risultato raggiunto.

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La bandiera del Botswana all’interno della rainbow flag

Secondo quanto si apprende da gaytimes, l’esecutivo del Botswana farà ricorso verso la sentenza che ha reso legale l’omosessualità nel paese solo un mese fa, chiedendo di ristabilire le sezioni 164 e 167.

Annunciando la decisione, il Procuratore generale del paese, Abraham M. Keetshabe, ha affermato: “Ho letto a fondo il giudizio e sono dell’opinione che l’Alta Corte abbia commesso un errore nel giungere a questa conclusione, e quindi, ho deciso di prendere nota di un ricorso la Corte d’appello.

Non è stata ancora annunciata alcuna data per le udienze di deposizione.

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