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Human Rights

Brasile, la negligenza di Bolsonaro verso gli indigeni a rischio Covid-19

Il Brasile è il secondo paese per il numero di vittime di coronavirus al mondo, con 1.755.779 contagiati confermati ad oggi 10 luglio. I cittadini stanno pagando a caro prezzo le politiche negazioniste del presidente Jair Bolsonaro, in primis gli indigeni, con un tasso di mortalità doppio rispetto al resto paese.


In Brasile vivono 900mila indigeni, appartenenti a 305 tribù che parlano 274 lingue differenti. Secondo la Articulação dos povos Indigenas – APIB, organismo che riunisce i popoli indigeni e segue l’avanzamento del virus attraverso il Comitato nazionale per la vita e la memoria indigene, la pandemia di Covid-19 ha raggiunto 97 popoli indigeni per un totale di 5361 soggetti infetti e 281 morti.

Le tribù in questo momento dovrebbero essere più al sicuro rispetto al resto della popolazione del paese perché teoricamente protette con divieti d’ingresso per i soggetti non autorizzati, ma gli indigeni e gli attivisti per i diritti della popolazione accusano il governo di completa negligenza nel proteggerli. Le principali fonti di infezione potrebbero essere i minatori illegali che continuano ad invadere i territori e gli stessi operatori sanitari inviati dal governo per tenere la situazione sotto controllo.

La presidente dell’APIB Sonia Guajajara afferma che “i numeri comunicati dal movimento indigeno, se confrontati con quelli del Segretariato della salute indigena, rivelano un’assurda discrepanza. Oltre alla negligenza dello stato brasiliano, c’è un razzismo istituzionalizzato.


Razzismo istituzionalizzato confermato il mese scorso con il video rilasciato dalla Corte Suprema Federale riguardante un incontro del presidente Bolsonaro con i ministri a Brasilia. Il ministro dell’educazione Abraham Weintraub (poi dimesso il 18 giugno 2020) ha affermato di odiare il termine “indigeni” mentre il Ministro dell’Ambiente Ricardo Sales diceva di voler approfittare della situazione della pandemia per approvare la deregolamentazione e le riforme di semplificazione che intendono cambiare le regole ambientali in favore dei più potenti.

Abituati a lottare da circa 520 anni, tremila indigeni dell’Acampamento Terra Livre hanno deciso di sfilare davanti al Congresso brasiliano con 200 bare finte nere. “Sono i nostri parenti, assassinati da politiche pubbliche vecchio stile attuate da membri del Congresso che non rispettano la nostra Costituzione” ha sottolineato la leader indigena Guajajara. La pacifica protesta, una delle più grandi mobilitazioni indigene avvenute in Brasile, si è conclusa pochi minuti dopo a causa della polizia e i gas lacrimogeni utilizzati per disperdere la folla ma è servita per spronare le alte cariche dello stato a prendere finalmente in considerazione l’allarmante situazione.

bare brasile indigeni
Gli indigeni consegnano 200 bare al Congresso brasiliano a Brasilia, credits: Rogero Assis

Così l’8 luglio la Corte Suprema, e in particolare il giudice Roberto Barroso, ha preso in mano la situazione concedendo al governo tre giorni di tempo per costruire una squadra di risposta alla crisi in grado di adottare misure di emergenza per garantire assistenza sanitaria e protezione a tutti i popoli e le comunità indigene, se necessario anche con il supporto militare per impedire ad estranei di entrare nelle terre protette.

In Amazonia, nell’ultimo anno, centocinquanta terre hanno subito invasioni di boscaioli, minatori e garimpeiors – cercatori d’oro – incentivati dal governo federale nel bruciare le foreste ed uccidere i leader indigeni. Il governo brasiliano è lo stesso che sostiene, ad ogni costo, i missionari evangelici per catechizzare le tribù.

Fonti: Euronews, The Conversation

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Marchigiana a Torino. Studentessa di Comunicazione Politica e Pubblica sopravvissuta all'erasmus a Liège. Compro più libri di quanti ne possa leggere.

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