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Che impatto avrà la Brexit sui diritti LGBT+ del Regno Unito?

(Photo by ANDREI PUNGOVSCHI/AFP via Getty Images)

Da quando il popolo britannico, quattro anni fa, si è espresso sulla volontà di uscire dall’UE, la comunità LGBTQ+ si è spesso interrogata sulla possibilità che lo stato dei propri diritti potesse subire delle modifiche in negativo a causa della Brexit.


La preoccupazione nasce dal fatto che molti dei diritti quotidiani di cui le persone LGBTQ+ beneficiano nel Regno Unito sono diventati parte della legge britannica solo grazie all’UE. Ci sono anche dei casi evidenti in cui questo non è del tutto vero ovviamente, come nel caso del matrimonio egualitario, ma potrebbero di fatto esserci dei cambiamenti per una serie di tutele che successivamente al periodo di transizione andranno perse.

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La comunità LGBT e Brexit

La comunità LGBTQ+ è stata fortemente critica verso la Brexit, rifiutata, secondo un sondaggio, da ben 8 cittadini “rainbow” su 10 che avrebbero preferito restare nell’Unione Europea. L’Avvocato Jonathan Cooper ha pubblicato lo scorso luglio un rapporto su Gay Star News, nel quale ha spiegato nel dettaglio tutte le implicazioni sui diritti LGBTQ+ della Brexit.

L’uscita del Regno Unito dall’UE cambierà la provenienza di alcune leggi, che dal diritto comunitario saranno trasferite nel diritto interno. Ciò non accadrà in pochi giorni ma lungo tutto il periodo di transizione, che si chiuderà il 31 dicembre 2020. Vi è la possibilità reale che alcuni dei diritti LGBTQ+, dati per acquisiti, possano andare persi se non adottati con legge del Parlamento inglese.

Dal 1 gennaio 2021, con la Brexit ormai ufficializzata, diventerà più semplice per il Parlamento britannico modificare il diritto dell’Unione Europea, che a quel punto sarà legge britannica. Questo comporterà una sostanziale libertà del potere legislativo locale che potrebbe approvare leggi discriminatorie senza lo “schermo umanitario” dell’UE e della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Una delle previsioni della Carta è il divieto di discriminazione fondato sull’orientamento sessuale.

I diritti LGBTQ+ legati al diritto UE prima della Brexit

Prima dell’Equality Act del 2010, nato con lo scopo di consolidare numerosi ambiti legislativi sull’uguaglianza, la principale fonte di diritti LGBTQ+ nel Regno Unito proveniva dal diritto dell’UE.

Come dice Cooper nel report “Il divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale faceva parte del trattato di Amsterdam del 1997“. Prima di quella data non esistevano leggi che proteggessero le persone LGBTQ+ nel Regno Unito.

Un altro momento importante dell’UE per i diritti LGBTQ è stato nel 2000, quando l’UE ha adottato la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. “Tale Carta” – sostiene Cooper – “contiene un divieto specifico di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Un diritto alla dignità umana.

Tale Carta è diventata giuridicamente vincolante nel 2009, e si applica a tutto il diritto dell’UE.

A metà degli anni ’90, inoltre, la Corte di giustizia dell’UE ha stabilito che la discriminazione nei confronti delle persone transessuali era fondata sul genere. Ciò significa che da allora le persone transgender sono state protette dal diritto dell’UE, e nel Regno Unito le leggi sulla discriminazione sessuale sono state interpretate in modo da favorire la protezione delle persone transessuali.

Vale la pena sapere che diversi diritti sono strettamente legati alla nostra appartenenza al Consiglio d’Europa e alla sua Convenzione europea sui diritti umani (CEDU) che viene interpretata dalla Corte europea dei diritti umani. Il Consiglio d’Europa ha sede a Strasburgo ma è un organo distinto dall’UE. “, spiega Cooper. Lo Human Rights Act vigente nel Regno Unito incorpora la Convenzione Europea sui Diritti Umani nel diritto del Regno Unito, pertanto lasciare l’UE non influisce sullo Human Rights Act.

Tra i meriti della CEDU c’è quello di aver riscontrato una violazione nel diritto interno UK consistente nel divieto delle persone LGBTQ di prestare servizio nell’esercito.


ue gay rights

La Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE e la Brexit

Una legge del Parlamento ha già stabilito che, alla fine del periodo di transizione, tutto il diritto dell’UE diventa parte del diritto del Regno Unito tranne la Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE (da qui in poi Carta EU).

Al termine della transizione la Carta non sarà più applicabile. Ciò significa che le norme della Carta che vietano la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale non si applicheranno più.” spiega Cooper, che tiene a precisare tutti i possibili scenari: “Una volta terminato il periodo di transizione, il Regno Unito può modificare e alterare il diritto dell’UE” continua l’Avvocato: “Il Parlamento britannico non avrà bisogno di una legge per modificare il diritto dell’UE. Dato che il Regno Unito ha già incorporato il diritto all’uguaglianza nell’Equality Act, in teoria, non dovrebbe esserci alcun cambiamento per la discriminazione LGBTQ.

Tuttavia, senza Senza la protezione fornita dall’UE, l’Equality Act potrebbe essere modificato o superato dalle legislazioni successive. Ad esempio potrebbe essere approvata una legge che esenti i proprietari di B&B che hanno meno di tre camere dall’applicare la legge sull’uguaglianza, e ciò, in teoria, consentirebbe ai titolari di B&B di discriminare in base a una qualsiasi delle caratteristiche protette.

Ci sono già richieste dal governo conservatore di rivedere lo Human Rights Act, il che può significare che un consistente pacchetto di diritti potrebbe essere diluito o annacquato da successivi interventi. In tal caso, non esistendo più la Carta UE, nulla vieterebbe ai partiti di farlo con la legittimazione popolare.

Preoccupa poi lo stato dei diritti delle persone transessuali, inclusa la riforma del Gender Recognition Act, messo in secondo piano dal governo di Boris Johnson. Le nuove leggi sulla registrazione degli elettori annunciate nel discorso della Regina (scritto dall’esecutivo) potrebbero limitare la capacità di voto delle persone transessuali. Resta poi la sfortunata verità che il partito conservatore di certo non è il referente politico più affidabile per i diritti LGBTQ+.

Guardando avanti, la comunità LGBTQ+ dovrà restare vigile poiché con i complicati cambiamenti che la Brexit porterà nel Regno Unito sapendo non si potranno più dare per scontati i diritti ormai acquisiti.

Fonte: Forbes

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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