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Spettacolo

Bugs Bunny, icona queer dei Looney Tunes, compie 80 anni

27 luglio 1940: appare per la prima volta nel cortometraggio “A wild hare” (“Caccia al coniglio” è il titolo italiano) il coniglio più famoso dei cartoni animati, Bugs Bunny.


Nato dalla penna di un gruppo di disegnatori, il trio Robert McKimpson, Chuck Jones e Friz Freleng, e leader dei Looney Tunes, Bugs Bunny è un coniglio astuto dalle lunghe orecchie e dai dentoni sporgenti, con i quali rosicchia le sue amate carote.

Brillante e impavido, Bugs Bunny è sempre stato un personaggio unico del suo genere. D’altronde, un antieroe che deve tener testa a cacciatori (Elmer Food), pirati (Yosemite Sam), vecchie streghe (Hazel) nonché a paperi impertinenti (Daffy Duck), non avrebbe mai potuto battersi con armi convenzionali.

Mosaico dei travestimenti più comuni di Bugs Bunny

Idolo queer, icona gay e crossdresser

Delle inclinazioni queer di Bugs Bunny e della sua propensione ad essere un’icona culturale lgbt si parla sin dagli anni ’50, per via dei suoi modi compiti da perfetto padrone di casa (lo si vede spesso sistemare la sua tana con cuffietta e spolverino) ma soprattutto per i suoi consueti, buffi travestimenti.

Per decenni, inoltre, il rapporto disfunzionale tra Bugs Bunny e il cacciatore Elmer Food (conosciuto in Italia come Taddeo), è stato sotto la lente d’ingrandimento della comunità gay d’America. Era risaputo, infatti, che il famoso tormentone “Che succede, amico?” ripetuto da Bugs era la parola d’ordine per entrare nel famigerato Hammer Club sulla Sunset Strip.

Steve Blanc, figlio del doppiatore Mel Blanc (e storica vode di Bugs) ha sposato la tesi “Bugs Bunny Gay” nel 2007, rivelando che Bugs Bunny ed il suo arcinemico Elmer Food condividessero di nascosto un lungo amore, benché non corrisposto.

Il giovane Blanc è l’autore del libro Bugs and Elmer: A Forbidden Love, e ha spiegato la sua teoria all’annuale Warner Brothers Looney Tunes Night della Academy of Motion Pictures. Blanc sostiene che lo studio d’animazione non avrebbe – ovviamente – mai permesso riferimenti espliciti, e che Bugs ed Elmer avrebbero quindi espresso il loro “amore” usando codici particolari e ambigui, come ad esempio Elmer che punta una pistola verso Bugs e il coniglio che gli risponde con uno schizzo di selzer in faccia.

Il vero talento di Bugs Bunny era però nel crossdressing, che offriva al coniglio una funambolica via di fuga dalle pericolose mire dei suoi inseguitori, e in particolare proprio di Elmer, il maldestro cacciatore: che vestisse i panni di un’odalisca o una ballerina classica, di una giovane e ammiccante vichinga o una mademoiselle di Parigi, Bugs Bunny riusciva a fare sempre centro nel suo cuore, salvo poi subire la sua ira quando i segni particolari del coniglio, la coda a batuffolo o le lunghe orecchie, venivano fuori all’improvviso.

Nel saggio “The Signifying Rabbit“, il giornalista Eric Savoy analizza questo aspetto: “Quando si traveste, Bugs Bunny parodia la “donna” per inserirsi nelle fantasie eterosessuali di Elmer Fudd e nelle sue compulsioni eterosessiste; al fine di sabotare le sue intenzioni, egli offre al cacciatore duplici segni di femminilità, che per noi spettatori sono palesi e trasparenti, ma completamente opachi alla (il)logica di genere di Elmer. Queste scene […] illustrano la posizione di Bugs Bunny al di fuori dell’imperativo binaristico, nonché la sua capacità scivolosa di lavorare all’interno di tali sistemi per scopi sovversivi“.

bugs bunny taddeo

Bugs ha insegnato a tutti noi a cavarcela con l’arguzia, anziché con la forza, spiazzando i suoi avversari con l’effetto sorpresa. Ecco qualche esempio: Nell’episodio intitolato “Water, Water Every Hare” (1952), Bugs viene inseguito da un grande mostro peloso in un castello. In una scena, Bugs si gira e dice al mostro: “Stella mia, ma dove ti hanno pettinato così! Non ti si addice affatto, lasciami rimediare!“. Episodio simile accade in “Hair-raising Hare” (1946), dove Bugs distrae i mostri con un’imprevista seduta di manicure. E vale anche la pena notare che Bugs Bunny non sembra preoccuparsi di stampare baci bagnati sulle labbra di Elmer Fudd o Yosemite Sam o Porky Pig. Quando Bugs ricorre al “gay power“, si cava dall’impiccio di chi usa la forza bruta ridicolizzando il suo avversario. Una geniale combinazione di comicità e deviazione dallo stereotipo machista.

Bugs Bunny e Yosemite Sam

Persino l’icona drag RuPaul ha ammesso di essere stato ispirato dal coniglio della Warner Bros in un’intervista all’Hollywood Reporter : “Da bambino vestivo sempre di tutto. Avrei usato tutti gli strumenti disponibili come essere umano per esprimermi. Nessuna connotazione sessuale. Era solo roba. Bugs Bunny è stata la mia prima introduzione al mondo drag“.

Non ci resta quindi che augurare a questo simpatico ottuagenario queer uno straordinario futuro pieno di travestimenti.


Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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