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Cambio di stagione: il dramma e il fardello di metà primavera

Arrivato il caldo non possiamo più nasconderci dietro ad un dito. Non possiamo più ammassare le cose nell’armadio. Cercare per ore le cose estive in mezzo a quelle invernali. È arrivato il momento di fare il cambio di stagione.


Quest’anno ci ha graziato e fino a fine Maggio avevamo ancora un alibi. Ma adesso no. Il caldo violento e senza tregua è iniziato e i golf di lana non hanno più motivo di essere nell’armadio. Quindi inizia la famosa fase del “devo fare il cambio di stagione”. che non verrà mai concretizzata in una azione. Solitamente il week end viene sacrificato per questo tipo di faccende, tanto tempo e possibilità di interrompersi per un riposino. Dato che in questo periodo non sto lavorando ho deciso di cogliermi in contropiede e fare questo ingrato gesto questa mattina.

Maledetta me.

Ogni volta che inizio sono galvanizzata, carica, entusiasta ma via via che i vestiti aumentano e lo spazio diminuisce, cala tutta la grinta. Il momento più difficile è esattamente a metà. Hai iniziato, stai procedendo bene, la stanchezza aumenta, vorresti quasi aver finito invece volgi lo sguardo verso l’armadio e vedi che sei in alto mare. A metà un cavolo! La tenuta migliore per fare queste cose è la tuta, perché praticamente potrebbe essere paragonato a due ore di palestra.

Le più esperte agiscono direttamente in mutande (e rientro fra queste) perché contemporaneamente al cambio armadio c’è anche la prova. Si perché appena tiri fuori le cose dai cassetti pensi “e se non stesse più?!”. “Rispetto all’anno scorso mica sarò ingrassata”. Quindi oltre al sali scendi dalla scala abbiamo anche una serie di GAG per infila-sfila pantaloni. 

Una cosa estenuante.

Parallelamente a tutto questo non dimentichiamoci che al cambio di stagione degli armadi combaciano anche due importanti avvenimenti: il ritrovamento di reperti archeologici finiti in fondo all’armadio e la mortificazione umana quando la tua maglietta del cuore non entra più.

Mannaggia alle tettone. I ritrovamenti fanno bene al cuore perché la speranza di rivedere quel capo di abbigliamento era ormai andata persa, finita. Invece, appallottolato e grinzoso dietro a tutto è lì, che ti aspetta e non vede l’ora di essere ritrovato. Aveva visto le mani avvicinarsi ma essendo ben nascosto non aveva mai avuto la fortuna di essere ritrovato. Ma la sua avventura dura poco perché essendo invernale finisce direttamente nel cassetto e entrerà in giro soltanto da ottobre prossimo.

La mortificazione che ho accennato prima regna sovrana per noi bambine al cambio armadio. Poche cose stanno tanto da meritare il cassetto. Alcune non sono responsabili, siamo noi che con ostinazione ce le continuiamo a portare dietro di anno in anno pensando “poi magari mi starà”, “quest’inverno faccio la dieta”. E niente.

I “prendispazio” che ci seguono da anni, quel pantalone o quella camicia saranno le nostre mascotte ogni primavera e ogni autunno. Altro aspetto molto importante per noi accumulatrice seriali è il dare via le cose che sono arrivate dopo anni a non poterne più. Così, strategicamente a fianco di ogni donna che effettua il cambio stagione troveremo:

Un sacchetto delle cose da dare via che a fine lavoro sarà quasi vuoto;

Il sacchetto delle cose da buttare che alla fine sarà praticamente ancora piegato


Infine il cesto della roba sporca. Pieno zeppo gremito. Perché psicologicamente se le mettiamo a lavare non devono essere messe in ordine e quindi viene velocizzata l’operazione. 

Per questo tipo di missione mi sento di parlare più che altro al femminile perché l’uomo, etero, solitamente ha 5 magliette per l’inverno, 5 golf, 1 giacca. Stop. Camice che sono come gli alberi sempreverdi. 3 paia di scarpe. Scontato sottolineare che per loro non esiste.

Le donne sono il problema.

Ogni scalatura di colore che deve avere come i serviti di piatti tutto il corredo completo. quindi non si parla di 3 vestiti ma di 50, di 4 sandali ma di 80, di 5 pantaloni ma di 100. Per poi, come di consueto, mettere in ordine dicendo “ho troppi vestiti, dovrei darne via un po’”. ma tanto sappiamo benissimo che siamo mentendo a noi stesse perché quando saremo fuori con l’amica dello shopping una vocina dentro di noi dirà “compra quel vestito, così puoi finalmente dare via quello che hai a casa”. Scuse, sono soltanto scuse. Perché tornate a casa nell’armadio sarà messo il nuovo accanto a quello che ha ricevuto la grazia e che, se gli va bene, arriverà all’estate prossima. 

Cosa da lavare infinite, cesto pieno. Propositi molti.

Lavare le sciarpe prima di metterle via. Preparare il sacco da dare a qualche ente benefico che raccoglie abiti usati. Dire a addio a quella maglietta comprata in durante quel viaggio ma che non mettiamo da quando abbiamo 16 anni. Prendere consapevolezza di avere troppe cose e smettere di comprare. Smettere di andare da Primark dicendo “tanto ci faccio un stagione poi lo butto”. No. Non è vero. State mentendo a voi stesse. 

Bello quando tutto ciò lo faceva la mamma. E tu giovane non capivi cosa stava succedendo e dalla sera alla mattina nel tuo armadio trovai vestiti estivi o invernali senza aver fatto il minimo sforzo. Magari fosse ancora così. Ti tocca una fatica immensa. Un lavoro estenuante. Alla fine fanno male braccia, gambe, glutei. sei sudata e sfatta. Polvere che neanche esisteva si è formata per rendere il tutto più difficile. Vestiti che dotati di vita propria come a “Pomi d’ottone e manici di scopa” sbucano dai cassetti appena hai finito. Il cane che ti guarda allibito e cerca di capire perché.

Però a lavoro concluso il riposo del guerriero. Camera ordinata. Tutto al proprio posto. Soddisfazione e orgoglio. Avvenimento da condividere sui social per avere approvazione. Fiera e tronfia ti butti sul letto dove hai ancor il piumone. Ecco. Il Piumone.

E allora pensi “vabbeh dai, lo lascio, magari in queste sere potrebbe fare fresco”.

true story

Carlotta Cigliana
Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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