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Carlo Kik Ditto è napoletano, ha 41 anni, e nella vita ha tante passioni, tra cui viaggi, tatuaggi… e la scrittura!

È ormai specializzato in “bear-novel“, ossia racconti ispirati a tematiche gay legate al mondo ursino, inteso come sub-cultura gay che abbraccia uno stile di vita libero da stereotipi di qualunque tipo.

Il suo primo libro, “La pecora rosa” ha raggiunto la top seven di Mondadori Mooks a Napoli, ha ispirato una rubrica a tematica gay sul sito senzalinea.it e presto diventerà un’opera teatrale, mentre il suo ultimo libro, Crazy Bear Love (Youcanprint, 2018), è una storia tragicomica tra due uomini corpulenti pieni di ossessioni.

Carlo Kik Ditto

Abbiamo chiesto al suo autore di parlarcene.

Il tuo ultimo libro è Crazy Bear Love. Di cosa parla?

Il mio nuovo libro parla delle dinamiche di coppia che si scatenano tra due uomini all’interno del loro rapporto, l’amore, il sesso e come si evolvono nel corso del tempo, parla anche di dipendenza emotiva. Ovvio che questo è il mio punto di vista sull’argomento, è vero, a mio dire, ciò che racconto io, ma sarà vero anche l’esatto contrario.Secondo te è complesso raccontare il mondo omosessuale “bear”? Ci sono secondo te vizi e virtù che gli sono peculiari?

Il mondo bear è complesso in quanto gruppo chiuso, avendo un gergo specifico, non chiaro a chi ne è fuori. Tanto è vero che io ho aggiunto un glossario alla fine del libro dove spiego i termini usati, tipo woof,  polar, chubby, etc… Peculiarità interne al rapporto d’amore non credo, i sentimenti sono universali.

La virtù sta forse nell’accettare un uomo con qualche kg in più e peloso, fuori dai canoni estetici tradizionali, soprattutto tra gay, trovandolo bello nella sua naturalezza. Un “difetto” secondo l’estetica di maggioranza può essere visto come un punto a favore.

“La pecora rosa” è stato il tuo esordio. Cosa ti ha ispirato a mettere “rosa su bianco” i pensieri di un trentenne al suo esordio nella “giungla gay”?

La pecora rosa è un diario sperimentale, scritto di getto, senza controllo della sintassi. A mio parere rendeva meglio. In teoria se tu ci pensi in un diario non badi alla forma ma al contenuto. È stato terapeutico scriverlo, buttando su carta i miei pensieri intimi e condividendoli me ne sono in parte liberato, ed ho aiutato altri a capirsi.

I temi centrali sono il bullismo ed il coming out, sempre argomenti attuali. Le oltre 2400 copie vendute mi hanno convinto di aver fatto le scelte editoriali giuste. Da la pecora rosa è nata una rubrica a tema lgbt, l’angolo de la pecora rosa, ogni giovedì sulla testata giornalistica senzalinea.it

Abbiamo saputo che “La pecora rosa” diventerà un’opera teatrale. Ci vuoi parlare di questa novità?

 Si, si. Il progetto è ancora in lavorazione, dovrebbero essere tre spettacoli, ognuno tratto dai 3 capitoli del libro. Gli anni 80, 90 e 2000. A Torino c’è la produzione, la Thealtro nella persona di Cristina Robasto, che lavora già per  il canale Dmax. L’idea è di fare uno spettacolo in teatro e in diretta streaming su youtube ed altri canali, con la produzione di Seistream.

Quanto raccontano di te i tuoi romanzi?

Eh, parecchio, anche troppo. La “pecora” sono io, tutto vero al 100%. Mi sono messo completamente a nudo.

In crazy bear love un po’ meno, ho attinto un pochino dal mio ultimo (fallito) rapporto di coppia. Possiamo dire che è solo semi -biografico.

Ci sono degli autori gay che segui o dei quali sei appassionato?

In realtà l’unico a cui sono affezionato e dico spesso che è stato lui ad avermi ispirato è Matteo B. Bianchi, il suo “Generation of love” è una specie di padre de “La pecora rosa”. Dovremmo chiedere a lui se è d’accordo con me.

Altro autore che mi piace è J.T. Leroy, ma è quasi indefinibile in una sola categoria.

Tornando un attimo a Crazy Bear Love, se dovessi creare una “Lacy” ad hoc per descriverti … che nome avrebbe?

La lacy sono delle bambole che Matteo, il protagonista, colleziona, La LACY è la sua prima bambola. La particolarità è che per una questione di alchimia i due interagiscono dando vita a situazioni reali, ma non voglio fare spoiler… Se esistesse una Lacy Ditto, sarebbe maniacale, sincera, divertente ed avrebbe un harem di “orsetti” con cui divertirsi!

Potete seguire Carlo Kik Ditto sulla sua pagina fb, su twitter e su instagram

“Matteo e Rodrigo sono due uomini “bear”, entrambi pelosi, massicci e con folta barba. Si incontrano a delle sedute di terapia per il trattamento dei disturbi comportamentali, gruppo di sostegno solo per gay. Matteo soffre di ansia, complessi di inferiorità e colleziona mini dolls Lacy, la famosa bambola di plastica Rodrigo è un nerd maniaco depressivo, ossessionato per l’ordine. Colpo di fulmine. Due anime disturbate e sole che provano a diventarne una. Nel giro di poco si innamorano, vanno a vivere insieme, si lasciano e si riprendono senza troppi complimenti unendo le rispettive vite e le altrettante manie. Con loro convive Kono, la loro nuova amica giapponese. Due “orsinterrotti” che vivono il loro rapporto di coppia destreggiandosi tra amore, odio, svenimenti, tradimenti, secchiate di glitter, grovigli di pelo, cosplay e viaggi a Sitges. Il tutto innaffiato da una pioggia incessante di psicofarmaci. A complicare la vicenda si mette proprio la bambola Lacy, la numero 1, con la quale Matteo custodisce un enorme ed inconfessabile segreto. Esiste il rapporto perfetto? Due uomini possono amarsi per sempre? Quanto bisogna essere innamorati e “crazy” per essere felici? A raccontare tutta la vicenda è Matteo.”

 

Scrivo per la stampa locale, gioco a fare il blogger. Laureato in Economia. Pugliese integralista. Eclettico.
Mi piacciono i violini nei film di Truffaut, le poesie di Sandro Penna e i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.

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