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Cassazione annulla nozze per l’omosessualità della coniuge

Fa discutere l’ordinanza della prima sezione civile della Corte di Cassazione depositata ieri. Ad una coppia pugliese è stato convalidata l’efficacia civile della sentenza di nullità di un matrimonio celebrato nel 1990, emessa dal Tribunale ecclesiastico regionale della Puglia e recepita dalla Corte di Appello di Lecce nel 2017.


La coppia, che in trent’anni di matrimonio ha avuto tre figli, si era separata anche a causa dell’omosessualità della moglie e nel 2012, a seguito del ricorso al Tribunale ecclesiastico, era stata sancita la nullità delle nozze.

“Biasimata a causa del suo orientamento sessuale”

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della Procuratrice Generale della Cassazione Francesca Cerioni, magistrata specializzata in diritto della famiglia e delle persone, nel quale, tra le altre cose, si sosteneva la tesi della giurisprudenza secondo cui non si ammette l’annullamento delle nozze con oltre tre anni di convivenza. La sentenza ecclesiastica si sarebbe quindi fondata esclusivamente sull‘omosessualità della coniuge, con “una ragione che si muove tra giudizio e pregiudizio“.

La signora sarebbe stata “biasimata a causa del suo orientamento sessuale” e per questo considerata “affetta da disturbo grave della personalità“. A causa di questo, il Procuratore Generale della Suprema Corte avrebbe rilevato la violazione del “limite dell’ordine pubblico interno e internazionale“, con riferimento al “diritto fondamentale di vivere liberamente la vita sessuale ed affettiva sancito dalla Costituzione, dalla Cedu (la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nonchè con riferimento al principio di non discriminazione“.

In base all’ordinanza dei giudici della Corte, tuttavia, il “vizio di nullità del matrimonio è dipeso dalle condotte di entrambi i coniugi, in base a quanto accertato nella sentenza impugnata“, per cui “non rivestono rilevanza alcuna, nella specie, il principio di non discriminazione o il diritto di vivere liberamente la vita sessuale ed affettiva nel senso prospettato nel ricorso“.

Fonte: La Repubblica, SkyTg24

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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