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Spettacolo

CHE FINE HA FATTO BABY JANE? (1962)

Voto 9


Jane Hudson, ex bambina prodigio, è una donna ormai sciupata e consumata dall’alcol. Vive con la sorella Blanche Hudson, celebre attrice che ha dovuto abbandonare le scene in seguito a un tragico incidente d’auto e ormai paralitica.
Via via che la follia si impossessa della fragile mente di Jane, questa è sempre più ostile verso la sorella inferma e la tortura, segregandola in casa in un vero e proprio incubo a occhi aperti.

Nonostante una produzione assai travagliata, sulla solida sceneggiatura di Lukas Heller che adattò per il grande schermo il romanzo di Henry Filler, il regista Robert Aldrich riuscì nel suo folle progetto di riunire due dei volti più amati e invidiati dello star system hollywoodiano, due attrici da sempre rivali nella vita e considerate le più grandi interpreti della loro generazione: Bette Davis e Joan Crawford.

Prima ancora che il pubblico e la critica ne decretassero il successo, prima ancora che arrivassero le cinque candidature agli Oscar ( premio oscar per i Migliori Costumi assegnato a Norma Koch ), “Che Fine Ha Fatto Bay Jane?” era ed è ancora oggi un cult.

La storia dalle forti tinte morbose, con le sue scenografie claustrofobiche e le splendide e ossessionanti musiche di Frank DeVol, è a metà strada tra il melodramma gotico e il grand guignol ( termine che si riferisce al teatro parigino celebre per i suoi spettacoli macabri e violenti ) e ha non pochi punti in comune , per temi e stile, con un altro famoso titolo del 1950, VIALE DEL TRAMONTO di Billy Wilder.

Il regista qui si concentra e affonda il suo sguardo nella psiche delle due sorelle, indagando sul lato oscuro della celebrità e sul prezzo da pagare in nome del Dio-Successo.
Lo scontro psicologico e poi fisico tra le due donne è un crescendo di tensione e questo è merito delle interpretazioni immense delle due attrici.

La rivalità (reale) tra Bette Davis e Joan Crawford è rimasta quasi sempre contenuta durante la lavorazione del film, le due donne hanno mostrato grande professionalità e dedizione per i rispettivi ruoli.
Tuttavia non sono mancati attimi di vero caos durante i vari ciak: in una delle scene di collutazione la Crawford, temendo che la coprotagonista le facesse del male, pretese una controfigura. Ma in una scena ravvicinata in cui dovette necessariamente presenziare, la Davis la colpì talmente forte in testa da richiedere poi alcuni punti. La scena fu interrotta ma la Crawford non attese molto per vendicarsi: nella scena in cui Jane deve trascinare via dal letto la sorella in fin di vita, Joan si fece il più pesante possibile sapendo che Bette Davis accusasse un forte mal di schiena.
La recitazione di quest’ultima le valse la sua decima candidatura all’Oscar: il suo volto imbruttito dal trucco è una maschera teatrale che sono certo resterà impressa nella vostra mente.

Al di là di questi pettegolezzi – che hanno poi ispirato Ryan Murphy per la sua serie antologica “FEUD- Bette e Joan” che racconta proprio della difficile convivenza delle due attrici sul set del film – questo titolo è una pietra miliare del cinema del genere e ha influenzato per un intero decennio la filmografia a esso successiva.

CURIOSITÀ :

Nel 1964 lo stesso regista Aldrich lavorò a quello che doveva essere il sequel ideale di questo film, “PIANO…PIANO, DOLCE CARLOTTA”, e vedeva la riunione delle due grandi attrici. Ma quando la Crawford si ammalò di polmonite, venne scritturata Olivia de Havilland e la sceneggiatura venne cambiata.

Nel film LA MASCHERA DI CERA di Collet-Serra (2004), remake dell’omonimo film del 1953 ( a sua volta remake di quello del 1933 ), in una delle scene finali – quella più evocativa e interessante – vi è una lunga sequenza ambientata all’interno di un cinema in disuso.
Mentre la protagonista si nasconde dal serial killer, sul grande schermo viene proiettato proprio il film CHE FINE HA FATTO BABY JANE?, qui non solo omaggio ma anche soluzione e chiave di lettura del rapporto morboso tra i due fratelli maniaci.

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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