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Human Rights

Chi c’è dietro i detenuti accalcati nelle prigioni di El Salvador?

da Getty Images

Le immagini che vedete sono state pubblicate su twitter e diffuse dai media dal presidente di El Salvador Nayib Bukele, e da Osiris Luna Meza, vice ministro della giustizia e direttore generale dei centri penali del paese, e raffigurano i detenuti della prigione di Izalco a San Salvador: centinaia, appartenenti alle gang del paese, seminudi e accalcati nel cortile del carcere come punizione.


Una reazione dura del giovane presidente salvadoregno all’esclation di omicidi, almeno 70 nelle ultime 72 ore, di cui sono accusate le principali “maras” (bande) del paese.

I detenuti non potranno più godere di alcun contatto con l’esterno: si sarebbe scoperto un codice con il quale, attraverso degli asciugamani o dei panni, riuscivano a comunicare con i propri uomini al di fuori delle carceri per ordinare nuove uccisioni: “Non un singolo raggio di sole entrerà nelle celle, sono state stabilite misure più dure, necessarie per fermare queste ondate di omicidi verificatesi in questi ultimi giorni“, ha aggiunto Osiris Luna Meza.

Forza letale” contro le bande: il pugno duro di Bukele

Bukele ha autorizzato l’utilizzo della “forza letale” da parte di polizia ed esercito per difendere la popolazione dalle bande del paese: una vera e propria “licenza di uccidere“, concessa al termine di uno dei fine settimana con il maggior numero di omicidi da quando è salito al potere quasi 10 mesi fa. “L’uso della forza letale è autorizzato per l’autodifesa o per la vita dei salvadoregni“, ha rivelato Bukele su Twitter, il suo principale mezzo di comunicazione dove è seguito da quasi 2 milioni di persone e pubblica decine di contenuti al giorno.

A dare il via libera alle bande è stato il forte impegno delle forze dell’ordine del paese a far rispettare il confinamento per frenare il coronavirus (che nel paese conta 8 decessi e 315 casi). La spirale crescente di violenza urbana ha portato Bukele alla ridefinizione delle misure carcerarie, annunciate in pompa magna proprio su Twitter,dove il 37enne al potere non ha lesinato attacchi all’opposizione e ordini ai soldati: “Le bande stanno sfruttando il fatto che quasi tutte le nostre forze pubbliche controllano la pandemia. Dovremo spostare le risorse per combatterli“.

Bukele è al potere da dieci mesi e gode di un largo consenso popolare, derivato da un piglio autoritario e piuttosto teatrale. Nonostante questo, il Presidente non ha che una minoranza in Assemblea, e pertanto non è in grado di realizzare alcuni provvedimenti più restrittivi. L’utilizzo di una mirata “strategia della tensione permanente” sarà dunque fondamentale per garantirgli il successo alle elezioni del prossimo febbraio 2021.

Uno dei suoi programmi bandiera, il “Piano di controllo territoriale” con il quale ha dispiegato migliaia di soldati, è riuscito tuttavia nell’intento di ridurre la violenza a livelli inimmaginabili rispetto ad un decennio fa, quando El Salvador registrava il tasso di omicidi più alto del mondo.

Il pugno duro di Bukele ha contribuito a ridurre drasticamente la criminalità: il governo ha denunciato 65 omicidi a marzo, una media annua di 2,1 al giorno in un paese che in passato vantava il record negativo di almeno 20 uccisioni quotidiane. L’impennata dello scorso fine settimana, tuttavia, con 60 omicidi, sarebbe stata orchestrata dai membri delle bande in carcere. 

I massacri a El Salvador, la risposta di Bukele nelle prigioni

Bukele ha risposto andando direttamente al cuore del problema, nelle carceri, sparigliando i componenti delle bande in più celle: “Le celle della stessa banda sono finite, abbiamo mescolato tutti i gruppi terroristici, in tutte le carceri di El Salvador“, ha annunciato domenica Osiris Luna Meza.

Dietro i massacri, secondo il giornalista Roberto Valencia, si staglierebbe la figura dell’organizzazione transnazionale Mara Salvatrucha, che avrebbe ordinato di uccidere figure di spicco delle bande rivali. Non ci sono prove che le altre bande si siano unite agli attacchi.

Le carceri salvadoregne ospitano circa 13000 membri di diverse bande del paese, e le misure adottate da Bukele, che vuole riguadagnare il controllo delle carceri, potrebbero alterare l’attuale equilibrio di violenza, incoraggiando i membri delle diverse bande a coalizzarsi contro lo Stato.

el salvador maras
I detenuti di Izaco, El Salvador (da Twitter)

“Gravi violazioni dei diritti umani”

Per Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International in America, le politiche di “mano pesante” dei governi precedenti a El Salvador hanno solo generato “gravi violazioni dei diritti umani, con ripetute denunce di uso eccessivo della forza, esecuzioni extragiudiziali o arresti arbitrari“. E ha aggunto che “la decisione di Bukele potrebbe indurre le forze di sicurezza salvadoregne a commentare gravi violazioni dei diritti umani, in un paese consumato dalla violenza“.


Allo stesso modo José Miguel Vivanco, direttore esecutivo di Human Rights Watch per le Americhe, sulle pagine di EL PAÍS parla di “un nuovo abuso di potere da parte di Bukele“, determinato a “diventare un vero autocrate“.

Lo stesso Vivanco, il 15 aprile scorso, era intervenuto sulla sproporzionata reazione della polizia salvadoregna nell’applicazione delle misure di contenimento del Coronavirus. Le forze dell’ordine avrebbero arrestato arbitrariamente centinaia di persone in nome dell’applicazione delle restrizioni, costringendo centinaia di persone ad essere trattenute in celle sovraffollate e in pessime condizioni igieniche, con gravi conseguenze della propria salute: un uomo è morto il 1 aprile 2020 dopo non aver ricevuto un’adeguata assistenza sanitaria.

Alle numerose critiche da parte della comunità internazionale, Bukele risponde retwittando immagini di solidarietà tra la polizia e il popolo salvadoregno (condivisione di generi alimentari, aiuti a gente anziana) ironicamente descritte con l’hashtag #QueBonitaDictatura (che bella dittatura)

fonti: Rai News, El Pais, La Prensa

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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