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Chiara Ferragni e Giulia de Lellis: tutto fa followers

Chiunque sia entrato in una libreria o sia andato al cinema in queste ultime settimane sarà stato sicuramente avvolto da due eventi che hanno riscontrato un successo imprevedibile invadendo il mondo dei Social e non solo: il documentario di Chiara Ferragni (17,4 milioni di follower) intitolato “Chiara Ferragni Unposted” e il libro che ha spopolato fra i giovani di Giulia De Lellis che ci ha illuminato con il suo “Le corna stanno bene su tutto, ma io stavo meglio senza”. Entrambi record di incassi impressionante. Ebbene sì. Entrambi record di incassi.

Da una parte abbiamo il racconto della storia della prima ragazza diventata dal nulla influencer nel mondo della moda, e dall’altro una ex concorrente del Grande Fratello Vip anch’essa nota influencer (4 milioni di follower) che ha deciso di raccontare alcuni retroscena della rottura con il suo ex fidanzato Andrea Damante in un libro appena uscito per Mondadori Electa. 

Una raccolta di pensieri e massime inerenti al rapporto di coppia. Certamente, visto il linguaggio semplice e i contenuti alla portata del suo pubblico ha raggiunto il suo obiettivo, vendere milioni di copie e non di certo entrare nella storia della letteratura italiana.

A iniziare questo filone sono stati i calciatori (tutti ricordiamo il libro di barzellette di Francesco Totti), poi seguiti da conduttori e personaggi della tv. Adesso siamo al turno degli influencer.

Insomma, chi ha avuto delusioni d’amore, chi si vuole dilettare, chi vuole sperimentare una nuova piattaforma, prende e stampa il suo libro. Tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo pensato “mi piacerebbe scrivere un libro” o semplicemente “per le mie esperienze potrei scrivere un libro” però poi nessuno lo fa. Poi all’improvviso arriva chi lo fa. Strategie di marketing o semplicemente passa tempo, resta il fatto che in entrambi i casi il successo è assicurato. 

Come diceva Oscar Wilde attraverso il suo personaggio Dorian Grey “C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé.” più comunemente tradotta “Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.”.

Ed è questo il punto. Attaccata, derisa, stimata, letta o criticata Giulia De Lellis, fashion influencer e modella (già non meglio precisata “esperta di tendenze”), e Chiara Ferragni influencer, in questi giorni hanno spopolato e si può dire abbiano raggiunto il loro obiettivo. In fondo chi lavora in questo settore cura l’immagine e essere popolare e sulla bocca di tutti è il suo obiettivo. Aumentare follower.

Aumentare la propria visibilità ed essere oggetto di rotocalchi e interviste. Coprire a 360 gradi il mondo mediatico, essere presente in ogni settore, passerelle, programmi tv, reality, pubblicità, social, librerie.

Oggettivamente, confesso di aver sfogliato il suo libro e averne lette delle tracce. Sono le cose che ogni donna pensa, dette in modo molto simpatico e “terra terra” (dietro Giulia c’è la ghostwriter Stella Pulpo, autrice de “Le memorie della vagina”), però è disarmante come sia stato così venduto e andato a ruba tanto da andare in ristampa e lasciare tutte le librerie con zero copie. Ultimamente un po’ tutte diventano influencer. Basta aver partecipato a qualche reality che in un attimo diventano testimonial di prodotti per il corpo, abbigliamento e chi più ne ha più ne metta. 

Tutte esperte, tutte che si inventano look e qui mi vengono in mente le parole di Valentino, l’ambasciatore nel mondo dello stile italiano, che qualche mese fa ha commentato così “Gli/Le influencer propongono scelte ridicole e sbagliate e diffondono il cattivo gusto che si infiltra nel mondo dei giovani.”.

Calzini di spugna da tennis tirati su a mezzo polpaccio, ciabatte da casa di peluche usate per fare la spesa, look da cartoni animati che sembrano usciti da un manga e tute da ginnastica (detto alla fiorentina tony) con colori fluorescenti usate al posto dei vestiti comuni.

Insomma, analizzando attentamente forse saremmo in grado anche noi di scrivere un libro con tutte le sensazioni a seguito di una rottura, di fare dei video in cui raccontiamo la nostra giornata, di pubblicare foto super ritoccate e inventarci un look obbrobrioso, l’unica differenza che avendo solo 300 followers magari non saremmo ascoltati. Come dice un vecchio detto “non c’è spettacolo senza pubblico”.

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Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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