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Human Rights

Chiesa e matrimonio gay, binomio possibile? Sì!

In mezza Europa (e non solo) è ancora vivo il dibattito sui diritti civili e sul matrimonio gay, o egualitario.

C’è un altro fronte sul quale, in molte nazioni (soprattutto del vecchio continente) si sta assistendo ad un’apertura, peraltro inaspettata, da parte dei rappresentanti di molte confessioni religiose: parlo delle unioni tra persone dello stesso sesso.

Com’è la situazione in Europa? Facciamo il punto della questione.

Iniziamo dal fronte cattolico, baluardo del purismo matrimoniale tra uomo e donna. La “nostra” religione, o perlomeno la religione che vede la gran parte di noi come membri battezzati, considera la benedizione di un’unione matrimoniale tra uomo e donna un sacramento, pertanto è del tutto esclusa ogni remota possibilità di apertura sul tema, o addirittura una benedizione della vita di coppia tra persone dello stesso sesso.

Questo assunto è stato più volte sottolineato dagli organi ufficiali della chiesa cattolica e in diverse occasioni.

Nel 2014, in occasione del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia voluto da Papa Francesco, dopo una prima, timida apertura al supporto di una comunione di vita di fatto, in cui si riconosceva “l’importanza del mutuo sostegno dei partners fino al sacrificio” nella relazione intermedia del sinodo, l’imbarazzo dei relatori fece sì che nel documento finale l’argomento diventasse un vero e proprio tabù, e l’unico accenno alla questione omosessuale si registrò “nell’accompagnamento alla preghiera di famiglie che accolgono al loro interno persone con tendenze omosessuali“.

Insomma, un disastro.

Coppia di sposi in una chiesa protestante

Se allarghiamo il binomio “religione-matrimonio gay” ad una dimensione cristiana, anziché esclusivamente cattolica, registriamo invece un interesse, da parte delle chiese nazionali protestanti (luterane) del Nord Europa alle unioni omosessuali, non solo per quanto riguarda il sostegno nella preghiera e l’accoglienza (che pure sono garantite secondo la totalità delle chiese nordeuropee, come risulta dai vari Sinodi sulla famiglia), ma anche per il riconoscimento delle unioni civili omosessuali, che il più delle volte vengono celebrate con la benedizione di un pastore.

È il caso, ad esempio della Chiesa Nazionale Norvegese, che da aprile 2017 ha dato libertà di coscienza ai propri pastori per la benedizione di coppie gay; di quella svedese, che dopo aver acconsentito ad ospitare nelle proprie chiese il rito civile ha dato disposizioni per la celebrazione delle nozze religiose; di quella danese, che ammette una sorta di “matrimonio concordatario“, approvato dal parlamento addirittura dal 2012, fatta salva la possibilità di obiezione di coscienza da parte dei pastori coinvolti.

Un po’ in salita il percorso della chiesa anglicana, che finora ha dovuto affrontare molti malumori interni nei dibattiti sul tema.

E in Italia?

Sul fronte protestante la Chiesa Evangelica Valdese, che rappresenta la confessione protestante più antica in Italia, da sempre in prima linea per il rispetto dei diritti lgbti, ha predisposto un rito di riconoscimento dell’unione di coppia gay nel 2015, mentre la “Chiesa Evangelica Luterana in Italia“, attraverso il suo massimo organo episcopale, il CELI, ha riconosciuto “l’equiparazione delle comunioni di vita omosessuali a quelle eterosessuali, e aperto alla benedizione a qualunque tipo di coppia” nel 2010.

Lo stesso modus operandi Dicasi la stessa cosa per i quaccheri e la Chiesa Protestante Unita.

Attivista gay in USA

A cosa è dovuta questa apertura?

Senza la pretesa di intraprendere discorsi strettamente teologici, la differenza fondamentale si evince da due fattori: il rapporto della chiesa luterana con il sacramento del matrimonio e quello con la penitenza rispetto al credo cattolico.

In primis, la chiesa protestante (nella sua quasi totalità) non ammette il matrimonio tra l’elenco dei sacramenti, limitandosi a riconoscere gli unici, secondo l’interpretazione luterana, che sono disciplinati direttamente dalla Bibbia, ovvero il battesimo e l’eucaristia.

In secondo luogo la chiesa luterana, non riconoscendo altresì il sacramento della confessione, non abbraccia il pentimento né tanto meno il peccato tra i suoi dogmi: secondo la dottrina riformata l’uomo, per sua natura, è peccatore indefesso, e solo la fede verso Dio può condurlo alla salvezza, soprattutto se questa si manifesterà attraverso il lavoro e la produzione, condivisa, della ricchezza.

Nulla osta, quindi, ad un uomo o ad una donna, di strutturare la propria vita di coppia con una persona dello stesso sesso, e di ricevere una benedizione religiosa per intercessione di un pastore.

E al di là della fede protestante?

Fatta salva una frangia (minoritaria) di ebrei liberali che tollerano la condotta omosessuale, escludiamo immediatamente ogni forma di accettazione da parte di cristiani ortodossi, mormoni o altre declinazioni cristiane fondamentaliste, e Islam (che nel Corano condanna il sesso anale sotto ogni forma e lo paragona perfino alla zoofilia).

Impensabile, quindi, affrontare discorsi su benedizioni, matrimoni e affini.

Spostandoci però più a est, scopriamo tutto un filone di precetti e filosofie orientali adottate come confessioni religiose che si mostrano piuttosto tolleranti verso l’omosessualità.

Nei precetti buddisti, ad esempio, vige una generale “astensione dal commettere una cattiva condotta sessuale“, dicitura che è soggetta, secondo le correnti più o meno riformiste, a diverse interpretazioni, peraltro legate a discorsi più vicini alla pedofilia e alla bestialità, piuttosto che all’omosessualità.

Alla luce di tutto questo, nel 2012 a Taiwan è stato celebrato il primo rito matrimoniale buddista con protagoniste due giovani donne, a fronte di un vuoto legislativo sulla questione a livello statale.

Due giovani donne spose a Taipei

In conclusione, una realtà davvero singolare è invece quella rappresentata dell’India.

Nella seconda nazione più popolosa del mondo vige ancora una norma del codice penale del 1860, quindi entrata in vigore in piena età vittoriana, che considera l’omosessualità come un atto criminale, e prevede la reclusione fino a 10 anni e il pagamento di una multa.

Questa legge, per quanto potenzialmente pericolosa e ancora vigente, viene applicata raramente.

Sul fronte religioso, però, l’induismo non ha mai avuto parole di biasimo verso la condotta omosessuale, almeno fino al XIX secolo quando le influenze britanniche hanno cercato di esportare un modello puritano occidentale anche nelle terre indiane.

Oggi non mancano casi, peraltro documentati dalla stampa indiana, di matrimoni religiosi gay regolarmente celebrati in famiglia e di coppie omosessuali che vivono insieme apertamente, in modo tradizionale.

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Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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