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Storie e Culture

Religione e matrimonio gay: la combinazione è possibile?

In tutto il mondo è ancora vivo il dibattito su diritti civili e matrimonio egualitario. In Italia, come sappiamo, la Legge Cirinnà approvata nel 2016 consente alle coppie dello stesso sesso di godere di un range di diritti molto simili a quelli del matrimonio, ma la strada per acquisire la piena uguaglianza è ancora molto lunga e costellata da ostacoli che appaiono insormontabili.


Tuttavia, a dispetto della pronuncia di ieri della Congregazione per la Dottrina della Fede, organo interno al Vaticano che si pronuncia su questioni interne alla dottrina cattolica, nel resto d’Europa, al riparo dai dogmi imposti dal Vaticano e dal conservatorismo della CEI, da diversi anni si assiste a un’apertura, peraltro inaspettata, da parte dei rappresentanti di molte confessioni religiose sulle unioni tra persone dello stesso sesso.

La situazione sul matrimonio omosessuale cattolico in Italia

Prima di parlare di ciò che avviene nel resto del vecchio continente dobbiamo fare il punto sul fronte cattolico, baluardo del purismo matrimoniale tra uomo e donna.

La “nostra” religione, o perlomeno la religione che vede la gran parte di noi come membri battezzati, considera la benedizione di un’unione matrimoniale tra uomo e donna un sacramento, pertanto è del tutto esclusa ogni remota possibilità di apertura sul tema.

Questo assunto è stato più volte sottolineato dagli organi ufficiali della chiesa cattolica e in diverse occasioni.

Nel 2014, in occasione del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia voluto da Papa Francesco, dopo una prima, timida apertura al supporto di una comunione di vita di fatto, in cui si riconosceva “l’importanza del mutuo sostegno dei partners fino al sacrificio” nella relazione intermedia del sinodo, l’imbarazzo dei relatori fece sì che nel documento finale l’argomento diventasse un vero e proprio tabù, e l’unico accenno alla questione omosessuale si registrò “nell’accompagnamento alla preghiera di famiglie che accolgono al loro interno persone con tendenze omosessuali“.

Due anni più tardi, nel 2016, in una nota ufficiale la Chiesa ribadiva che “ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale” fosserispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione“, e che dovesse essere predisposto “un percorso di accompagnamento per le coppie omosessuali“, affinché “potessero avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita“.

Lo scorso ottobre, poi, in un documentario del regista Evgeny Afineevsky presentato alla Festa del Cinema di Roma, erano trapelate alcune frasi piuttosto inequivocabili di Papa Francesco in cui si manifestava una storica apertura nei confronti delle unioni gay:le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo“.


Successivamente, si sono registrati dei casi in cui dei parroci riformisti (in Germania) hanno benedetto, seppure in forma non ufficiale, le unioni di alcune coppie dello stesso sesso con protocolli non conformi a quelli previsti dalla dottrina della chiesa; anche questa circostanza ha spinto la Congregazione per la Dottrina della Fede a schierarsi apertamente contro tale pratica.

La benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita perché l’atto stesso “costituirebbe una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale, invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio“, mentre i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso non sono finalizzati alla creazione della vita e ciò non sarebbe in linea col disegno del Creatore. “Non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio” – continua il documento – come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso“. La nota è stata approvata dallo stesso Pontefice.

Restano salve, per ogni omosessuale credente, le “benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale“, anche se – tiene a precisare la nota – la Chiesa continua a considerare l’omosessualità come un peccato.

Matrimonio gay nel resto del mondo cristiano

Se allarghiamo il binomio “religione-matrimonio gay” ad una dimensione cristiana, anziché esclusivamente cattolica, registriamo invece un interesse, da parte delle chiese nazionali protestanti (luterane) del Nord Europa alle unioni omosessuali, non solo per quanto riguarda il sostegno nella preghiera e l’accoglienza (che pure sono garantite secondo la totalità delle chiese nordeuropee, come risulta dai vari Sinodi sulla famiglia), ma anche per il riconoscimento delle unioni civili omosessuali, che il più delle volte vengono celebrate con la benedizione di un pastore.


È il caso, ad esempio della Chiesa Nazionale Norvegese, che da aprile 2017 ha dato libertà di coscienza ai propri pastori per la benedizione di coppie gay; di quella svedese, che dopo aver acconsentito ad ospitare nelle proprie chiese il rito civile ha dato disposizioni per la celebrazione delle nozze religiose; di quella danese, che ammette una sorta di “matrimonio concordatario“, approvato dal parlamento addirittura dal 2012, fatta salva la possibilità di obiezione di coscienza da parte dei pastori coinvolti.

Un po’ in salita il percorso della chiesa anglicana, che finora ha dovuto affrontare molti malumori interni nei dibattiti sul tema.

Ultimamente anche la Chiesa Luterana Austriaca ha sancito formalmente, a larga maggioranza, un’analogia tra le unioni omosessuali e il matrimonio eterosessuale, così come la Chiesa Evangelica Svizzera, che nell’agosto del 2019 ha raccomandato l‘ampliamento del concetto di matrimonio civile come preliminare alle nozze in chiesa per tutti. 

E in Italia?

Sul fronte protestante italiano la Chiesa Evangelica Valdese, che rappresenta la confessione protestante più antica in Italia, da sempre in prima linea per il rispetto dei diritti lgbti+, ha predisposto un rito di riconoscimento dell’unione di coppia gay nel 2015; la “Chiesa Evangelica Luterana in Italia“, per contro, attraverso il suo massimo organo episcopale, il CELI, ha riconosciuto “l’equiparazione delle comunioni di vita omosessuali a quelle eterosessuali, e aperto alla benedizione a qualunque tipo di coppia” nel 2010.

Dicasi la stessa cosa per i quaccheri e la Chiesa Protestante Unita.

Per quale ragione la chiesa luterana apre più facilmente di quella cattolica?

Senza la pretesa di intraprendere discorsi strettamente teologici, la differenza fondamentale si evince da due fattori: il rapporto della chiesa luterana con il sacramento del matrimonio e quello con la penitenza rispetto al credo cattolico.

In primis, la chiesa protestante (nella sua quasi totalità) non ammette il matrimonio tra l’elenco dei sacramenti, limitandosi a riconoscere gli unici, secondo l’interpretazione luterana, che sono disciplinati direttamente dalla Bibbia, ovvero il battesimo e l’eucaristia.

In secondo luogo la chiesa luterana, non riconoscendo altresì il sacramento della confessione, non abbraccia il pentimento né tanto meno il peccato tra i suoi dogmi: secondo la dottrina riformata l’uomo, per sua natura, è peccatore indefesso, e solo la fede verso Dio può condurlo alla salvezza, soprattutto se questa si manifesterà attraverso il lavoro e la produzione, condivisa, della ricchezza.

Nulla osta, quindi, ad un uomo o ad una donna, di strutturare la propria vita di coppia con una persona dello stesso sesso, e di ricevere una benedizione religiosa per intercessione di un pastore.

Al di là della fede protestante

Fatta salva una frangia (minoritaria) di ebrei liberali che tollerano la condotta omosessuale, escludiamo immediatamente ogni forma di accettazione da parte di cristiani ortodossi, mormoni o altre declinazioni cristiane fondamentaliste, e mondo islamico (che nel Corano condanna il sesso anale sotto ogni forma e lo paragona perfino alla zoofilia, anche se è stato dimostrato che la pratica omosessuale, in passato, fosse diffusa e, per certi versi, tollerata).

Impensabile, quindi, affrontare discorsi su benedizioni, matrimoni e affini su questo campo.

(Flickr/ TedEytan / CC BY-SA 2.0)

Spostandoci però più a est, scopriamo tutto un filone di precetti e filosofie orientali adottate come confessioni religiose che si mostrano piuttosto tolleranti verso l’omosessualità.

Nei precetti buddisti, ad esempio, vige una generale “astensione dal commettere una cattiva condotta sessuale“, dicitura che è soggetta, secondo le correnti più o meno riformiste, a diverse interpretazioni, peraltro legate a discorsi più vicini alla pedofilia e alla bestialità, piuttosto che all’omosessualità.

Alla luce di tutto questo, nel 2012 a Taiwan è stato celebrato il primo rito matrimoniale buddista con protagoniste due giovani donne, a fronte di un vuoto legislativo sulla questione a livello statale.

In conclusione, una realtà davvero singolare è invece quella rappresentata dell’India.

Nella seconda nazione più popolosa del mondo, fino al 2018 l’omosessualità era punita con una legge entrata in vigore in epoca vittoriana, che prevedeva la reclusione fino a 10 anni e il pagamento di una multa. Questa legge, per quanto potenzialmente pericolosa, fino alla sua soppressione è stata applicata occasionalmente.

Sul fronte religioso, però, l’induismo non ha mai avuto parole di biasimo verso la condotta omosessuale, almeno fino al XIX secolo quando le influenze britanniche hanno cercato di esportare un modello puritano occidentale anche nelle terre indiane.

Oggi non mancano casi, peraltro documentati dalla stampa indiana, di matrimoni religiosi gay regolarmente celebrati in famiglia e di coppie omosessuali che vivono insieme apertamente, in modo tradizionale.

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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