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“Ci siamo rotti i polmoni” così l’Italia del “Friday for future” risponde a Greta Thunberg

Greta Thunberg, la sedicenne svedese che lotta per fermare il cambiamento climatico, staziona ogni venerdì davanti al Parlamento svedese per far sentire la propria voce. È seria e determinata, come tutti coloro che hanno a cuore una causa. Si arma di striscioni e cartelli per ricordare ai politici del loro scarso impegno nei confronti dei cambiamenti climatici, e metterli davanti ad un’amara verità: non c’è più tempo.

Cortei in tutto il mondo per dire “Non c’è più tempo”

Il clima sta cambiando rapidamente, i leader delle principali nazioni industrializzate hanno costantemente ignorato gli appelli al contenimento delle emissioni dei gas serra. Serve un’azione condivisa e il raggiungimento di un obiettivo comune, non c’è più tempo. Bisogna agire.

Uno striscione della manifestazione

In milioni hanno risposto all’invito dell’ormai celebre Greta Thunberg, che in un tweet aveva invitato tutti a scioperare nella giornata di oggi per dare un segnale ai potenti della terra. Il suo “Friday for Future” ha avuto un’eco impressionante, tanto da coinvolgere i giovani di ben 2052 città in 123 paesi, con un entusiasmo che a molti ha ricordato i movimenti di protesta degli anni ’70.

Solo in Italia si sono costituiti 235 cortei, ben più di Stati Uniti, Francia, Germania e della stessa Svezia, dove la protesta è cominciata lo scorso anno. Un’onda verde, come il colore della natura che ha dipinto le guance di molti ragazzi. “Non esiste un pianeta B”, “Perché studiare per un futuro quando non ci sarà un futuro”, “Siamo tutti orsi polari”, “Ci siamo rotti i polmoni” i cartelloni più gettonati.

“Non c’è un pianeta b”

Greta Thunberg: chi è

Solo sette mesi fa, Greta non andava a scuola il venerdì per protestare, in solitudine, davanti al Parlamento svedese. “Sciopero della scuola per il clima“, recitava il suo cartello scritto a mano.

Greta premio nobel

Su twitter si definisce “L’attivista del clima con l’Asperger” (la sindrome di Asperger è una patologia imparentata con l’autismo che sviluppa problematiche legate al comportamento sociale), e i suoi account social contano centinaia di migliaia di followers.

La sua protesta, la scorsa estate, è nata dalla preoccupazione circa le potenti ondate di calore e gli incendi che avevano distrutto i boschi del suo paese, continuando lo sciopero fino alle elezioni politiche del 9 settembre, e da lì in poi ogni venerdì, in quello che è diventato il movimento globale #FridayForFuture.

Lo scorso dicembre ha parlato alla Conferenza sul clima dell’Onu, la Cop 24 di Katowice in Polonia, rimproverando i leader mondiali di comportarsi come “bambini irresponsabili, non abbastanza maturi da dire le cose come stanno”, e da lì ha invitato tutti i ragazzi a mobilitarsi per questa causa. A gennaio ha avuto parole altrettanto dure per l’élite imprenditoriale globale di Davos: “Non voglio il vostro aiuto, non voglio che siate senza speranza – ha detto – Voglio che andiate nel panico per sentire la paura che provo io ogni giorno. È il momento di essere chiari: risolvere la crisi climatica è la sfida più grande e complessa che l’umanità abbia mai affrontato”

Suo padre Svante è un attore, mentre sua mamma Malena Emman una famosa cantante d’opera (celebre per aver rappresentato la Svezia all’Eurovision Song Contest nel 2009)

In Svezia, Greta è stata nominata “donna dell’anno” e per il suo impegno alla lotta contro i cambiamenti climatici è stata candidata al Premio Nobel per la Pace, circostanza di cui, dice, è “lusingata“.

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Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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