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Storie e Culture

“Ciò che possiamo fare” di Lella Costa (Solferino) #BLLIBRI

L’Aurtice di questa settimana non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Lella Costa, grandissima attrice, scrittrice e doppiatrice italiana, è amatissima dal suo pubblico per la sua sempre raggiante vivacità cerebrale.


Il suo ultimo libro, edito da Solferino, si intitola “Ciò che possiamo fare” e narra, puntualmente, la vita di Edith Stein: una delle più grandi donne d’Europa dello scorso secolo.

Lella Costa e Oscar Innaurato al salone Internazionale del Libro

LA TRAMA

Una donna. Che nasce ebrea e muore in quanto ebrea e sarà santificata dalla Chiesa cattolica. Che diventa l’allieva prediletta di uno dei più grandi filosofi del Novecento e a cui verrà negata la carriera accademica. Che si impegna per i diritti delle donne e si farà suora di clausura. Una vita sempre in prima linea: dalle aule universitarie agli ospedali da campo della Prima guerra mondiale, dalla scelta appassionata della conversione all’orrore di Auschwitz. Edith Stein è un luminosissimo enigma, una storia di una chiarezza cristallina che getta ombre in ogni direzione, mutevoli. Che in qualche modo riassume il Novecento e parla di noi, al punto da essere divenuta patrona di tutta l’Europa come santa Teresa Benedetta dalla Croce. Lella Costa si confronta con Edith in un libro che ne ripercorre la parabola umana e si misura con il suo pensiero, un ideale dialogo a distanza tra due donne di buona volontà: diversissime, ma alleate per tutto ciò che conta. Per il pensiero, nell’era dell’ignoranza. Per le donne, nel tempo delle discriminazioni. Per le appartenenze che fondano e nutrono l’Europa, nella tempesta del populismo. La voce di Edith Stein oggi ci parla ancora: dell’Olocausto ancora possibile, della pace conquistata a caro prezzo, dell’accoglienza e del coraggio più che mai necessari.

LA RECENSIONE

Questo libro è fondamentele per chi ama conoscere ed entrare nel vivo delle grandi tematiche femministe e dei diritti umani. Edith Stein è stata una rivoluzionaria in tutti i sensi possibili.

Il libro si apre con una cronistoria puntuale che la vede come prima studentessa donna a Breslavia, nell’allora Prussia e di come, nonostante tutto, la bravissima Edith sbarcherà all’Università di Gottinga dove lavora Edmund Husserl, il padre della fenomenologia filosofica. Edith conseguì con lui la laurea, “summa cum laude”, e diventerà sua assistente. In quanto donna, le negheranno l’abilitazione all’insegnamento universitario, posto assegnato invece a Martin Heidegger. Non riesce ad affermarsi nel mondo accademico perché donna. Ma nonostante tutto continua il suo percorso dell’affermazione di sé e del suo spiccato temperamento femminista. Ecco, che voi lo crediate o meno, Edith, trentenne, compie un gesto rivoluzionario con la sua conversione al cattolicesimo, e, ancor di più, scegliendo di diventare Suora. Sarà folgorata dagli scritti di Santa Teresa d’Avila.

“Presi casualmente un libro dalla biblioteca; portava il titolo ‘Vita di santa Teresa narrata da lei stessa’. Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché non ebbi finito. Quando lo rinchiusi, mi dissi: ‘questa è la verità’”.

Per noi figli delle rivoluzioni sessantottine, stride alquanto il monachesimo. Ma in realtà, se nella storia sono esistite femministe vere, lo sono state assolutamente le monache. Già, perchè sono state le prime ad opporsi al sistema maschilista privando il loro corpo femminile delle attribuzioni di moglie e madre. Il rifiuto della subalternità di un marito ed un ventre intonso che mai partorirà bambini. Se ci riflettete bene, il monachesimo femminile è stato il primo movimento che potrebbe, di diritto, urlare ai quattro venti “il corpo è mio e lo gestisco io!”.

È il 1933 quando il nazismo irrompe nelle vite di tutti gli Europei. Settanta giorni dopo l’arrivo di Hitler scrive una lettera, senza ottenere alcuna risposta, a Pio XI:

“Tutto ciò che è accaduto e ciò che accade quotidianamente viene da un governo che si definisce ‘cristiano’. Non solo gli ebrei ma anche migliaia di fedeli cattolici della Germania e, ritengo, di tutto il mondo da settimane aspettano e sperano che la Chiesa di Cristo faccia udire la sua voce contro tale abuso del nome di Cristo. L’idolatria della razza e del potere dello Stato, con la quale la radio martella quotidianamente la masse, non è un’aperta eresia? Questa guerra di sterminio contro il sangue ebraico non è un oltraggio alla santissima umanità del nostro Salvatore, della beatissima Vergine e degli Apostoli? Non è in assoluto contrasto con il comportamento del nostro Signore e Redentore, che anche sulla croce pregava per i suoi persecutori? E non è una macchia nera nella cronaca di questo Anno Santo, che sarebbe dovuto diventare l’anno della pace e della riconciliazione?”

Il 15 aprile 1934 Edith diventa suor Teresa Benedetta dalla Croce. Purtroppo, in quanto ebrea convertita, Edith non è al sicuro in Germania e si trasferisce con la sorella Rosa in Olanda. Ma la ferocia della svastica arriva anche lì. Edith e sua sorella Rosa vengono deportate a Birkenau. Saranno gasate il giorno del loro arrivo, il 9 agosto del 1942.

Nel 1998 Giovanni Paolo II la proclamò Santa e l’anno successivo divenne Patrona d’Europa.

Lella Costa, scrivendo questo libro, ci ha donato una storia assai paradigmatica ed utile per noi tutti. I venti tumultuosi di redivivi nazionalismi potrebbero farci compiere gli stessi errori. Conoscendo la vita di Edith Stein sicuramente le vostre coscienza avranno uno strumento in più per poter capire la nostra epoca convulsa e, speriamo, cambiare il percorso di questa “perturbazione” dal sapore neofascista.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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