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Col “Diritto di residenza” la Cina si apre ai diritti LGBT

credits: Diangsu Tongtian, Shangai Pride

C’è grande mobilitazione in Cina da parte degli attivisti lgbt+, che mai come in questo periodo storico stanno facendo sentire la propria voce per rivendicare diritti e parità.


Lo scorso anno il governo cinese ha ricevuto una serie di proposte di legge d’iniziativa popolare per riformare il codice civile, attraverso una raccolta di petizioni inerenti al diritto di famiglia. Ben 200.000 di queste, secondo un portavoce, avrebbero come contenuto suggerimenti e lettere online sulla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Ciò che ha suscitato maggiore scalpore, tuttavia, è stato il riconoscimento da parte della più alta istituzione legislativa del paese, l’Assemblea Nazionale del Popolo, di queste petizioni per l’introduzione del matrimonio egualitario.

La mossa dell’Assemblea ha rallegrato gli attivisti LGBT+ cinesi, consapevoli di essere riusciti quanto meno ad innescare una discussione, a livello nazionale, su un argomento riconosciuto in larga parte ancora tabù nel grande paese asiatico.

Mentre sono in corso riunioni per finalizzare il primo codice civile nazionale Huang Wei, funzionario della Commissione Affari Legislativi del Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, ha minato l’ottimismo della comunità lgbt locale. In un’intervista rilasciata a Thepaper.cn, Huang ha minimizzato le 200.000 lettere bollandole come “un atto organizzato”: “Le lettere inviateci sono pervenute tutte nella stessa busta, con lo stesso contenuto, e i messaggi online erano gli stessi. È stato tutto copiato e incollato.” Ha poi aggiunto che “la legge non cambierà e il matrimonio rimarrà quello tra un uomo e una donna“.

Nonostante Huang, gli attivisti LGBT cinesi stanno cavalcando l’onda della visibilità ottenuta con le petizioni sfruttando l’opportunità di spingere a favore del cambiamento.

Sun Wenlin, co-fondatore di iFamily, un’organizzazione non governativa che promuove il matrimonio omosessuale in Cina, ha assicurato che non intende arrendersi. “Penso che Huang lo stesse usando solo come una scusa” ha detto Wenlin interpellato dal South China Morning Post: “copiato e incollato “o” atti organizzati “, non sono motivi per rifiutare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Avrebbe dovuto parlare della ricerca fatta, delle discussioni e delle analisi condotte“.

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L’attivista cinese Sun Weilin con il suo compagno

La strategia degli attivisti sarà quella di rivolgersi ai portavoce più sensibili e predisposti all’ascolto, i giovani, attraverso canali politici e social: “Invieremo più messaggi tramite la Lega della Gioventù Comunista, e utilizzeremo i canali di commento e social media dell’agenzia cinese ufficiale Xinhua.” ha concluso Wenlin.

Nel frattempo, sull’app di messaggistica WeChat è stato realizzato un programma per consentire alle persone di organizzare un “matrimonio virtuale”. Genererà inviti, foto e commenti per far avanzare la campagna.

“Diritto di residenza”, la norma che tutela anche le convivenze lgbt

Sebbene il matrimonio egualitariosia un obiettivo ancora lontano, nascosto tra i 1260 articoli del Nuovo Codice Civile in esame si cela una norma, approvata oggi 28 maggio, che mira a proteggere meglio i diritti degli individui e, verosimilmente, anche delle coppie dello stesso sesso, a cui è stata offerta speranza nelle rivendicazioni di proprietà.

Il “diritto di residenza“, infatti, offre ad un proprietario la facoltà di concedere a un altro individuo il diritto di vivere nella sua proprietà per un periodo determinato o anche per tutta la vita, offrendo protezione giuridica erga omnes al residente anche a scapito di chi, come i familiari del proprietario, potrebbe rivendicarne il godimento.

Il codice civile non pone restrizioni come la parentela o il genere alle persone a cui può essere concesso il diritto di risiedere“, ha affermato Zhang Qianlin, un avvocato di Shanghai specializzato in diritto di proprietà.


In teoria, il diritto può essere applicato anche alle coppie dello stesso sesso.

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Attivisti lgbt cinesi

La comunità LGBT+ in Cina

In Cina l’omosessualità è stata depenalizzata nel 1997, ed è stata rimossa dall’elenco ufficiale dei disturbi mentali riconosciuto del Partito Comunista nel 2001. Col tempo, le principali città si stanno aprendo alla comunità arcobaleno con la proliferazione di locali e bar, ma persistono molte forme di pregiudizio secolare e restrizioni contro i cittadini lgbt.

La maggior parte dei cinesi sostiene il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e se anche il Parlamento non riuscirà ad esprimere una maggioranza per l’approvazione del matrimonio egualitario, la società cinese, perlomeno quella delle grandi metropoli, sembra pronta ad accogliere questa nuova ondata di diritti per tutti.

A dicembre il sito ifeng.com, in un sondaggio a cui hanno risposto 10 milioni di persone, ha riscontrato che il 66% degli intervistati sarebbe propenso a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

In particolare, pare che la nuova generazione di cinesi stia abbracciando senza pregiudizi le identità LGBT+. Da una recente indagine effettuata proprio tra gli studenti universitari, è emerso che più di uno studente su cinque non si dichiara eterosessuale,

La ricerca, effettuata su 54.580 studenti, ha individuato che l’8,92% degli studenti si dichiara bisessuale, il 4,58% gay, l’1,22% pansessuale, lo 0,6% asessuale, mentre lo 0,94% degli intervistati indica “altra sessualità”. Il 77,28% del campione si definisce eterosessuale mentre il 6,46% “non è sicuro”.

Nel frattempo, in tutti i media cinesi impazza la storia di Zhang Peiyi, cittadina cinese lesbica separata dalla sua compagna l’anno scorso, che ha intentato una causa alla sua ex convivente per ottenere la custodia di uno dei figli che hanno avuto insieme e il diritto di visita per l’altro. L’ex partner di Zhang starebbe attualmente allevando i bambini come figura non riconosciuta legalmente, e un tribunale nella provincia orientale dello Zhejiang ha accettato il caso ad aprile. La battaglia di Zhang, che oggi gode della simpatia e dell’appoggio di molti cinesi, ha acceso un dibattito nel paese evidenziando l’importanza di estendere i diritti matrimoniali anche a coppie dello stesso sesso.

Fonte: GayStarNews, ChannelNewsAsia, NBCNews

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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