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Quest’estate, saltellando tra le isole Europee, mi sono imbattuto nella lettura di “Con la Pelle ascolto” di Cristina Mosca.

Dopo averlo abbondantemente sedimentato, trovo casualmente un post d’invito su Facebook:  Cocktail d’autore con Cristina Mosca.

Contatto immediatamente l’organizzatrice che mi mette in comunicazione con la più che disponibile autrice.

Anche questa volta il caldo è la madida cornice settembrina di questo appuntamento nella città di Flaiano.

Alla Chiave di Volta tutto era pronto. Anche io. Sbuca da un viottolo, con enorme eleganza, Cristina Mosca che, con un sorriso avvolgente, mi saluta. Non nego di essermi sentito come Mastroianni ne la Dolce vita: qui l’inghippo è che non c’era alcuna fontana di Trevi, ma la trafficatissima via Conte di Ruvo e una coppia di pensionate che passavano di lì. Ad interrompere la felliniana visione una delle due signore mi chiede:

“Bel Giovino: sapassate s’à passate la puštale?”

“Signora, non ho visto nessun autobus…”

“Quindi devo aspettare?”

“Signora credo di si!”

Nel frattempo Cristina Mosca attraversa la strada e finalmente entriamo a “La Chiave di Volta” per l’intervista.

Cristina Mosca, classe 1980 nata a Giulianova è Insegnate d’Inglese e giornalista, (collabora con diverse testate periodiche e Tv). «Chissà se verrà alla mia festa» è il suo primo romanzo, vincitore del premio Valerio Gentile per la narrativa inedita e pubblicato dalla casa editrice Schena nel luglio 2005. Due anni dopo, con la stessa casa editrice pubblica il suo secondo romanzo «E donne infreddolite negli scialli». Intanto, per la casa editrice Tracce, esce la sua prima raccolta di poesie «Pierrot Scalzo».

 

LA TRAMA

Elena ed Alma sono due sorelle. Elena è la maggiore di cinque anni  più grande ed è follemente innamorata di Marco. È alla ricerca continua di una realizzazione materna, ma il suo compagno, invece, pare non volersi affrettare.

Elena è una donna piena di passioni: la pittura è lo specchio della sua anima, costretta, forse, ad una idea di sé e di quello che vuole essere non troppo aderente col reale.

Alma invece appare molto scanzonata. L’anticonformista sorella minore non ha una relazione fissa. Salta di uomo in uomo e vive il qui ed ora. La sua natura eccentrica la rende una pallottola impazzita felice.

Le due donne non sono affatto affiatate, ognuna di loro vive la propria vita all’opposto dell’altra. Ma, come i poli magnetici, si tengono equidistanti attraendosi vicendevolmente.

Accade che Alma rimane incinta. La giovane donna entra in crisi ed è proprio questo “imprevisto” che la costringe a ritrovare e localizzare sé stessa nella propria vita. In questo tumulto Elena “ritorna” nella vita di Alma.

Le donne imparano dunque a comunicare tra di loro. L’ascolto sarà la chiave di volta per ritrovarsi.

LA RECENSIONE

“Con la pelle ascolto” ha la peculiarità di essere facilmente leggibile. La storia di Alma ed Elena si materializza facilmente nell’immaginazione. Il  binomio delle sorelle assume più volte dei rovesciamenti. All’inizio Elena appare proprio la classica donna con la sindrome dello “yogurt che si avvicina alla data di scadenza” , forse ossessionata dalla volontà di essere fertilizzata perché <ora o mai più> . La sciagurata, però, ha come compagno un uomo che non ha voglia di assumersi responsabilità. È molto verosimile la cesura netta che Marco crea nella vita di Elena. Da lì Elena risorgerà.

Alma, invece, ha tutta l’aria di essere una donna sopra le righe. Una “femminazza” che cavalca l’onda della propria indipendenza. L’ho immaginata addirittura di corporatura florida, come le veneri nude dei quadri fiamminghi cinquecenteschi:  fiera della propria cellulite. Scorrendo le pagine e scoprendo gli uomini che, di volta in volta, le “riempiono” il tempo e non solo, l’emancipata Alma appare una giovane leonessa ferita che vive ai margini del branco d’appartenenza. Azzarderei a paragonarla, quasi, ad una versione post adolescenziale di Enrica ne L’età del Malessere di Dacia Maraini.

Uno degli spunti maggiori che il romanzo dona al lettore è sulla volontà di diventare madri. Cosa fa realmente diventare una donna anche una madre? Che peso ha la responsabilità di portare in grembo un figlio che non è frutto di un progetto di vita? Ma anche, che peso ha la necessità di volere un figlio a tutti i costi?

Altri personaggi si susseguono. Il nonno delle due è una chiave di volta esistenziale: l’archetipo, la radice di un destino comune.

Il romanzo porta al lettore spunti interessanti: l’imprevisto di una vita in arrivo, il desiderio che arrivi una vita. Donne che interiorizzano la loro natura di individui adulti capaci di portare avanti la specie umana. L’intricato mondo femminile che, come un prisma, affascina ed incanta, si mostra anche fragile. Anzi fragilissimo. Donne che non sono sulla stessa lunghezza d’onda, che vivono con melodie diverse. Solo sul finale Elena ed Alma , però, riusciranno ad andare “a tempo”, riusciranno a comprendere che il loro legame è l’equipaggiamento migliore per affrontare la battaglia della vita.

Con cura Cristina Mosca descrive le anime di Alma ed Elena e con precisione analitica ci mostra quanto le donne possano essere “dolcemente complicate”. Questo romanzo celebra la libertà individuale senza però dimenticare il processo che ne deriva e le battaglie che inevitabilmente bisogna affrontare: “non si può essere liberi senza essere crudeli almeno un poco.”(da “Con la Pelle Ascolto” di Cristina Mosca).

 

Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade.

Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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