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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in FASE 2 (Giorno 10)

Ottanta giorni sono passati da quel giorno di febbraio in cui tutti noi ci siamo resi conto del pericolo dato dal Covid19.


In solo 80 giorni abbiamo cambiato drasticamente umore nazionale.

Non ho mai creduto totalmente alla teoria storica delle cesure nette, ma, probabilmente, questo che stiamo vivendo segnerà come uno spartiacque un prima e un dopo.

Sia sotto l’aspetto sanitario che a livello economico, questo è chiaro!


Ma sono mutati indelebilmente anche le caratteristiche emotive nazionali.

Sintomo di questa modificazione sono i tangibili attacchi molesti a questo o a quell’altro argomento.

La storia ci insegna che i movimenti dei popoli sono delineati soprattutto da uno spirito di rassegnazione.

Bisogna valutare al massimo questa emozione che psicologicamente condiziona le azioni, i pensieri e i progetti futuri.

Sentirsi rassegnati al corso delle cose modifica, potenzialmente in peggio, quello che potrà accadere. Mina e attenta qualunque pensiero divergente e travolge senza discussioni la capacità di poter prendere in mano le decisioni inghiottendo le volontà in un vortice oscuro di improbabile pessimismo.

Il gorgo malefico della Rassegnazione porta alla disperazione i marinai di Ulisse, le truppe di Annibale, fino ad arrivare all’ascesa di monarchi sanguinari di età antica e moderna.

Rassegnarsi a sentirsi inermi contro il potere, contro le invasioni e contro le novità (anche scientifiche) destabilizza e crea inevitabili punti di rottura.

La reazione alla rassegnazione dei popoli può generare anche un cortocircuito ideologico che può sfociare in reazioni verticistiche e violente.


Ne sono esempio l’Italia e la Germania dopo la fine della Prima Guerra mondiale.

All’epoca le due popolazioni furono decimate. Solo in Italia 700.000 persone. Moltissimi giovani caddero uccisi in trincea. La società di allora si ritrovò senza forza lavoro e con enormi debiti di guerra. Nessuno, all’epoca, si lasciò infondere da umana positività, ma, anche a causa dell’ignoranza e l’analfabetismo dilagante, si optò per l’uomo solo al comando che a livello mediatico diventò il factotum, il capofamiglia e il demiurgo del “rinascimento” dei popoli sia in Italia che in Germania.

Quella parentesi storica totalitaristica dobbiamo necessariamente ricordarla se non vogliamo commettere lo stesso errore domani.

Soluzioni alternative allo scontro frontale sono auspicabili e devono necessariamente essere ricercate dentro ogni individuo per poi metterle in campo nel momento opportuno.

Questo è il momento opportuno.

Bastano piccoli gesti quotidiani con chi ci è vicino geograficamente, ma anche con chi ci è vicino virtualmente.

Ad esempio pensare prima di premere il tasto “Condividi” di un post al vetriolo e palesemente polemico, che magari non è necessariamente vero, può essere una azione concreta per non istillare nel prossimo la triste rassegnazione di impotenza.

Non può e non deve mai essere una remota speranza la felicità. Non possiamo permettere che accada di nuovo che la mano triste e nera di un potere unico si insinui nelle nostre vite grazie alla “fessura” generatasi nella nostra coscienza a causa della Rassegnazione.

Ne verremo fuori dalla pandemia. Ne verremo fuori dall’impasse economico che, ricordo, non è solo nostro come Italia. Tutte le nazioni stanno affrontando i medesimi problemi.

Qualcuno ha già potuto agire “col favore delle tenebre”. Penso a Viktor Orbán in Ungheria o a Rodrigo Duterte nelle Filippine.

Noi non possiamo permettercelo.

La Resistenza nasce proprio in opposizione alla Rassegnazione.

Facciamoci carico e veicolo di questa Resistenza 2.0 fatta di positività!

Portiamo il nostro sentimento a credere che non tutto è perduto e facciamoci noi stessi portatori di strategie divergenti.

L’alternativa, invece, disegnerà catastroficamente il nostro futuro e quello di chi oggi non può ancora scegliere.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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