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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in FASE 2 (Giorno 14)

Oggi è il 17 maggio. Data storica per una fetta della popolazione mondiale.


È il trentesimo anniversario della derubricazione dell’omosessualità tra le malattie mentali.

Nel 1990 l’OMS, che all’epoca era un organismo indipendente e pubblico, destò le “perplessità” di moltissime nazioni che, nonostante la cancellazione di questa inesistente malattia, continuarono o continuano a trattare le persone LGBTIQ+ esattamente come appestati.

Da quella data storica, inoltre, fu istituita la giornata mondiale contro l’omo- lesbo- bi- transfobia. Quella sì che è una malattia.

A trentanni da quel 17 maggio 1990, esistono ancora oggi nazioni, che siedono all’ONU o sono partner economici della nostra nazione, che applicano la pena capitale con chi si macchia del reato di omosessualità.

In Italia si sta dibattendo tanto, sia a livello regionale che nazionale, sulla promulgazione di una legge che preveda la punizione contro chi attacchi le persone LGBTIQ+, solo perché sono LGBTIQ+.

In realtà basterebbe estendere la legge Mancino aggiungendo la specifica dell’odio contro gay lesbiche bisessuali e trans. Ovviamente la strada più semplice non è mai quella che viene intrapresa. Il 30 marzo bisognava discutere in parlamento la proposta di legge Zan.


Il coronavirus ha messo in lockdown anche questa importante proposta legge.

Negli ultimi due mesi, inoltre, si è resa necessaria una legge che argini questo problema.

I “telefoni amici antiviolenza” di tutta Italia hanno segnalato una importante impennata di casi di odio nei confronti di ragazzi e ragazze omosessuali o transgender.

E non si tratta solo di odio via web. Immaginate la vita di una persona LGBTIQ+ confinata con congiunti che non accettano la loro natura?

Negli ultimi due mesi, anche io, ho volontariamente risposto al telefono per sostenere persone che ne avessero bisogno. L’ho fatto per l’associazione Brianza Oltre l’Arcobaleno che ha sede a Monza.

Con la promulgazione dei Decreti e la quarantena che abbiamo vissuto è emerso un problema non da poco. L’autocertificazione.

Un ragazzo transessuale, che in questo periodo ha dovuto anche interrompere il suo percorso di metamorfosi, mi ha segnalato la vergogna di dover uscire con una autocertificazione in cui doveva mettere il suo nome da donna nonostante la visibile mascolinità. Immaginate che cosa abbia dovuto vivere presentando quel certificato ad un posto di blocco. Immaginate anche quale impasse abbia vissuto anche il giovane carabiniere che lo ha perquisito.

In Italia sono tante le cose che andrebbero normate per le persone LGBTIQ+.

Ma continuiamo a rimanere fermi, quasi immobili.

Inoltre non ci sono ingerenze religiose che impediscano una laica regolarizzazione.

Anche Papa Francesco ha sempre espresso parole di solidarietà ed accoglienza…

In vero è che in Italia esistono poteri che dettano e normano i programmi di alcuni partiti nazionali, fomentando costantemente odio nei confronti di questa minoranza. Meno di un anno ci divide dal famoso Congresso Internazionale della Famiglia di Verona: non dimentichiamolo!

Storicamente l’accanimento nei confronti di una minoranza è sempre stata la maschera per celare altri interessi più importanti.

Fortunatamente in Italia, nonostante la lentezza di legislatori-bradipi, esiste ancora chi, istituzionalmente, difenda con forza ed oculatezza le istanze di questi cittadini.

Mi sembra opportuno riportare per intero il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha dato il risveglio agli italiani in questo modo:

 «La ricorrenza del 17 maggio è stata scelta, in ambito internazionale, per promuovere il contrasto alle discriminazioni, la lotta ai pregiudizi e la promozione della conoscenza riguardo a tutti quei fenomeni che, per mezzo dell’omofobia, della transfobia e della bifobia, perpetrano continue violazioni della dignità umana.

Le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale costituiscono una violazione del principio di eguaglianza e ledono i diritti umani necessari a un pieno sviluppo della personalità umana che trovano, invece, specifica tutela nella nostra Costituzione e nell’ordinamento internazionale.  

È compito dello Stato garantire la promozione dell’individuo non solo come singolo, ma anche nelle relazioni interpersonali e affettive. Perché ciò sia possibile,tutti devono essere messi nella condizione di esprimere la propria personalità e di avere garantite le basi per costruire il rispetto di sé. La capacità di emancipazione e di autonomia delle persone è strettamente connessa all’attenzione, al rispetto e alla parità di trattamento che si riceve dagli altri.

Operare per una società libera e matura, basata sul rispetto dei diritti e sulla valorizzazione delle persone, significa non permettere che la propria identità o l’orientamento sessuale siano motivo di aggressione, stigmatizzazione, trattamenti pregiudizievoli, derisioni nonché di discriminazioni nel lavoro e nella vita sociale».

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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