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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in FASE 2 (Giorno 26)

È notizia di poche ore fa: il Tribunale di Milano ha commissariato Uber Italy, una delle tante app-aziende che si occupa di consegne, per caporalato nei confronti dei suoi lavoratori: i riders.


Se il lockdown e la fase 2 hanno reso celebre lo smart-working, il telelavoro, ed ha costretto a casa milioni di italiani, non lo è stato per alcune categorie.

Fra queste spicca quella dei riders, i fattorini in bicicletta, che consegnano h 24 cibo.

Il loro lavoro si è implementato inverosimilmente con la Fase 2. La possibilità, per i ristoranti e fast food, di poter fare cibo d’asporto ha fatto aumentare a dismisura gli ordini in tutte le città del Bel Paese.


I Riders non hanno mai smesso di lavorare.

Era nota la loro lotta per richiedere diritti alle loro aziende. Prima che scoppiasse tutto questo pandemonio il Governo avrebbe dovuto colmare questa enorme lacuna ed estendere tutele per i fattorini che, ad oggi, non hanno alcun diritto salariale né godono di malattia.

Per intenderci, i fattorini in bicicletta non vengono assunti dai ristoranti. Avviene tutto attraverso app. Just-eat, Glovo, Deliveroo e, appunto, Uber Italy, sono compagnie che gestiscono queste app dal cellulare che fanno da ponte tra cliente e ristoratore. Queste aziende che fatturano cifre da capogiro si avvalgono di fattorini ciclomuniti. I fattorini sono molto eterogenei. Vi sono giovani studenti ventenni, ma anche cinquantenni padri di famiglia, migranti con permesso di soggiorno e ragazze italianissime.

Il reclutamento di queste persone avviene via web. Rarissimi sono i casi in cui queste aziende facciano colloqui di persona. Avviene tutto tramite app e non sono previsti orari di lavoro. La paga è misera. È a tutti gli effetti un lavoro a cottimo. Se stai male non lavori e non esiste alcuna tutela. Se cadi in bici, affari tuoi. L’Inail non prevede nulla per i riders.

Possiamo chiamarla schiavitù 2.0.

In molti hanno deciso, magari a causa della perdita di un lavoro, di tamponare la disoccupazione facendo consegne a domicilio.

I riders non si interfacciano mai con l’azienda se non attraverso un programma sullo smartphone. La paga avviene tramite servizio Paypal: moneta digitale. Anche il cliente finale non può utilizzare contante: solo transazioni elettroniche.

I fattorini più lavorano, più guadagnano… per modo di dire. Per riuscire a prendere 30€ al giorno devono lavorare almeno 10 ore.


Le condizioni meteo non sono una variabile.

Uber Italy si è distinta dagli altri anche per aver inventato un sistema totalmente “meritocratico”: assegnavano più consegne a chi è più veloce. Questo non cambia la paga, sia inteso, semplicemente viene prediletto chi nel minor tempo arriva dal cliente.

Penso che a moltissimi automobilisti sia capitato di notare con quanta velocità e, soprattutto, non rispettando il codice della strada, centinaia di fattorini sfreccino nelle strade delle nostre città.

Ad inizio marzo il Ministero del Lavoro avrebbe dovuto porre fine a questo sfruttamento imponendo norme e tutele ai lavoratori.

Ma è arrivato il Covid-19 e dei riders non ne ha parlato più nessuno.

Con il lockdown molti di loro sono rimasti a casa nella prima fase. Poi quando i ristoranti hanno potuto riaprire le cucine v’è stato un pullulare incredibile di delivery.

L’irrefrenabile fame italiana ha aumentato il lavoro.

Attenzione però! Nessuno ha messo in sicurezza i fattorini.

Sono stati loro a dover procurare mascherine e guanti. Immaginate la difficoltà ulteriore di andare in bici con la mascherina e dover lavorare con la consapevolezza di poter contrarre il coronavirus. A mettere la ciliegina sulla torta anche una paga da fame, la consapevolezza di essere l’ultimo dei pensieri del governo e subirsi quotidianamente le lamentele dei clienti affamati.

La svolta del Tribunale di Milano riaccende una speranza e fa tornare a galla un’altra anomalia statale che, come per i braccianti, prevede lo sfruttamento, anzi l’induzione in schiavitù, delle persone.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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