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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in FASE 2 (Giorno 27)

Questo sabato 30 maggio 2020 verrà ricordato per le manifestazioni di piazza.


In tutti gli Stati Uniti d’America: da Minneapolis a New York, da Detroit a Los Angeles, migliaia di persone di ogni etnia e ceto sociale sono scese nuovamente in strada, a mani alzate, per protestare contro il razzismo. Piaga che dilaga da secoli nel paese a Stelle e Strisce.

Dopo il barbaro assassinio di George Floyd per mano di chi dovrebbe difendere i cittadini e, dopo gli innumerevoli casi di attacchi contro afroamericani, in molti sono in strada per dire “Basta!” a gran voce.

Donald Trump, serafico, ha commentato la notizia dicendo che se continueranno in questo modo le manifestazioni chiederà di aprire il fuoco sui manifestanti. Un ragazzo diciannovenne ha perso la vita a Detroit a causa di una pallottola sparata da un ignoto armato tra la folla.

Dall’altro capo del mondo, nella città stato di Hong Kong, la popolazione è scesa in piazza contro il governo centrale di Pechino. Si riaccendono i moti di protesta del 2014 che ricordiamo come la Manifestazione degli Ombrelli. Questa volta, però, la soluzione pacifica che permise l’autonomia della città-stato ex colonia britannica, appare un miraggio. Xi Jinping, forte delle norme e dei protocolli anti-covid, ha fatto in modo che la protesta hongkonghese soffocasse sotto i manganelli della polizia cinese.

Sia la Cina che gli Usa stanno dimostrando la sostanza dei propri regimi.

Da un lato il sistema post-comunista che azzera totalmente l’individualità dei propri cittadini negando qualunque forma di democrazia anche per un territorio storicamente “indipendente”. Dall’altro la dittatura capitalistica che, per sua natura, ha sempre messo in competizione i propri cittadini propagandando l’ascesa personale attraverso la competizione economica del singolo, la ghettizzazione del diverso ed il perpetuo stigma contro la povertà.

USA e Cina sono le facce della stessa medaglia che, se sollecitate dall’attivismo della popolazione, rispondono con i medesimi mezzi: la violenza.

Ovviamente non poteva mancare all’appello anche l‘Italia.

Non c’è però alcuna richiesta di indipendenza o tutela di una minoranza.

A Roma il Movimento Delle Mascherine Tricolore (alias Lupo travestito da Nonna, alias i fascisti) sono nuovamente scesi in piazza contro il governo proclamando, testuali parole, una “Marcia su Roma”. Il tempismo dei manifestanti è incredibile: sembra quasi una reazione alla richiesta odierna della Sindaca Raggi dello sgombero definitivo di Casa Pound…

A Milano, invece, i Gilet Arancioni, capeggiati dal deputato Antonio Pappalardo, senza rispettare alcuna norma di distanziamento sociale o utilizzando le mascherine si sono assembrati a migliaia per chiedere le dimissioni del Governo e del Presidente Mattarella. L’onorevole Pappalardo non è nuovo a questo tipo di richieste. Dal 1991 ha chiesto ad ogni governo di dimettersi. L’acredine contro Mattarella nasce, stando alla tesi del Pappalardo, a causa del Porcellum, la legge elettorale, dichiarata più volte incostituzionale.


Sia a Roma che a Milano in entrambe le manifestazioni si è pubblicamente dichiarato il negazionismo del coronavirus. “Il Virus non esiste!” si legge negli striscioni di Piazza Duomo e delle vie del centro di Roma.

La dicotomia tra Mondo e Italia è abissale. Da un lato le piazze si riempiono per motivi condivisibili che hanno a che fare con i Diritti Universali dell’Uomo e della Donna e l’autodeterminazione di un popolo; dall’altro invece abbiamo fascisti e facinorosi che affascinano il popolo facendo a gara a chi urla di più.

Una volta qualcuno disse che siamo la Repubblica delle Banane… magari!

In realtà siamo e resteremo La terra dei Cachi.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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