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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in FASE 2 (Giorno 3)

Le procedure sanitarie per lavorare in totale sicurezza sono necessarie e da due giorni devono essere assolutamente reperibili per ogni lavoratore subalterno.


Tutti i datori di lavoro che hanno riavviato le loro aziende sono obbligatoriamente costretti a dotare tutti i dipendenti di guanti, mascherine, alcool o simili per evitare il contagio da Covid-19.

Ma poi, a lavoro, si può morire solo a causa del coronavirus?

Chissà se questa domanda se la sono posti Vincenzo Lanza da Ottaviano, il ragazzo di 29 anni di origine albanese a Livorno e l’operaio di 58 anni a Tivoli?

A poco meno di 72 ore dall’inizio della FASE2, l’Italia ripiomba a piè pari in una delle orribili abitudini: la fragile condizione della sicurezza sul posto di lavoro.

Siamo stati rintanati in casa proprio per non morire contagiati nei nostri luoghi lavorativi, ma se poi il Covid è solo una delle molteplici cause di morte sul lavoro stiamo freschissimi!

Non c’è pandemia che tenga se i lavoratori dipendenti di qualunque settore non vengano messi in sicurezza.


Un controsenso nazionale di inaudita portata.

Le storie di questi tre uomini si debbono intrecciare necessariamente con quelle di tutti gli italiani.

Vincenzo Lanza era tornato al lavoro dopo la chiusura forzata per il lockdown. Ha perso la vita nell’esplosione verificatasi ieri ad Ottaviano in provincia di Napoli, all’interno della Adler Plastica. Il 55enne era stato estratto dalle macerie in condizioni già molto gravi. Assieme a lui, altri due colleghi feriti sono stati portati all’ospedale di Nola e al Cardarelli di Napoli in gravi condizioni.

Lui è la prima vittima della Fase 2. Bruciato vivo. Aveva la mascherina però!

Invece a Livorno l’operaio di 29 anni, originario dell’Albania, ha perso la vita questa mattina, schiacciato da un camion con piattaforma mobile, che stava manovrando insieme ad un collega, contro il muro di cinta di una villa.

Anche lui portava una mascheria regolamentare. Ovviamente non erano a norma le pedane….

A Tivoli, vicino Roma, un operaio di 58 anni è morto dopo essersi ribaltato con un carrello elevatore. Sul posto i vigili del fuoco e gli ispettori Spresal Asl Rm2 hanno solo potuto ricomporre la salma dell’uomo.

Riferiscono che anche lui era dotato di tutto il corredo anti- Covid. Il carrello invece non funzionava bene…

Mi chiedo quale credibilità possiamo dare a Confindustria che riaprirebbe tutto e subito, come se niente fosse, se non riesce a garantire un livello di sicurezza sul lavoro al pari di altri stati europei?

Pensando a questi morti sul lavoro e alla pandemia dilagante sembra quasi che si sia fatto un viaggio temporale.

Mi riferisco ai tempi della Febbre Spagnola. Era il 1918. Allora, se non morivi con la spagnola, probabilmente era semplicissimo morire in fabbrica.

La storia si ripete.

La musica non cambia.

E pensare che solo 6 giorni fa era il Primo Maggio!

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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