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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in FASE 2 (Giorno 30)

Oggi sono esattamente 100 giorni da quando iniziai a scrivere questa rubrica.


100 giorni in cui il mondo ha cambiato faccia inesorabilmente.

In 100 giorni, a causa di un virus invisibile, la Storia dell’Umanità ha ricevuto uno scossone, una cesura netta, un prima ed un dopo, aprendo una nuova pagina. Inesorabilmente.

Oggi noi italiani ci ritroviamo a festeggiare la Repubblica. Ma anche la fine della Fase 2.

I connotati cupi di questa data, a prescindere dalle celebrazioni, fanno accapponare la pelle non poco.

L’unità Nazionale in questi ultimi mesi è stata messa a dura prova dai mutamenti lenti del sistema amministrativo. Quella che doveva essere una idea innovativa di governo nel 1946, ora appare un miraggio. Una bella idea del passato o poco più.

L’inasprirsi continuo delle tensioni sociali degli italiani stanno giungendo al culmine dove, non più destra e sinistra si contendono il primato, ma stiamo assistendo allo scontro tra consapevolezza e inconsapevolezza tinteggiato, aimè, dalla scarsa passione nazionale per il sapere.

L’essere politico, o meglio, il cittadino ha perso le sue competenze intellettuali andando a cadere nel magico tranello che, già in passato, ha affascinato il nostro popolo. Ragionare con la pancia. Credere che possa arrivare un uomo solo al comando. Il cospirazionismo e l’identificare “nell’altro” il nemico pubblico. Déjà Vu!

La festa della Repubblica dovrebbe essere il momento annuale in cui tutti i popoli e tutti i cittadini italiani si ritrovino a celebrare la propria pluralità. Dovremmo interrogarci sul concetto anacronistico di Patria ed analizzare il secolare rompicapo di cui è fatto il nostro Stato: un’ unione di tante nazioni e territori congiunti insieme che hanno formato una Matria. In effetti l’unica cosa che ci unisce realmente è la nostra madre lingua, nonostante i “Se avrei” di qualche Ministro della Repubblica. Bisognerebbe ricordarsi che per caso noi tutti siamo italiani. È un fattore che non abbiamo scelto: ci è capitato… o meglio, è capitato ai nostri genitori dopo una mezz’oretta passionale….

Bisognerebbe celebrare il diritto di voto delle donne, la rappresentanza delle minoranze e il mite confronto diretto imbevuto di sano illuminismo. È il giorno della nostra effettiva ed esemplare democrazia che dovrebbe essere d’esempio e guida per tutti.

Le manifestazioni di piazza di oggi, invece, presagiscono qualcosa di oscuro. Fomentare il tormento, come hanno fatto nei mesi precedenti alcune forze politiche parlamentari ed extra parlamentari, ha messo in moto la repentina necessità di ristabilire gli ordini costituzionali.

A Roma abbiamo assistito alla propaganda della destra. La manifestazione, sacrosanta, indetta dai partiti di minoranza s’è trasformata in un orribile teatrino nazionalista che ha accolto anche forze neo fasciste.


Gli organizzatori non si sono affatto curati del distanziamento sociale.

I manifestanti riuniti da Meloni, Salvini e Tajani hanno dimenticato totalmente quello che questi leader hanno urlato ai quattro venti per anni ed anni. Note sono le dichiarazioni di Salvini e Meloni sul 2 giugno. Il leader della Lega, lo ricordiamo tutti, affermò di voler utilizzare la bandiera della Repubblica Italiana per pulirsi le terga…

La Meloni, dal canto suo, per non inimicarsi le frange estremiste che rimpiangono il noto dittatore di Predappio, si è sempre defilata a questa celebrazione.

In barba a qualunque protocollo, la leader di FdI il 30 Maggio si lamentava di non aver avuto il nullaosta per deporre i fiori sulla Tomba del Milite Ignoto. Prontamente le ho risposto su Twitter facendole notare che la deposizione dei fiori a Piazza Venezia è compito del solo Capo dello Stato proprio per evitare strumentalizzazioni politiche del corpo di quel ragazzo che morì durante la Prima Guerra Mondiale. Questo un ex ministra come Giorgia Meloni dovrebbe saperlo ed invece….

Il mite Tajani, invece, si muove tra la folla in maniera trasparente facendo le veci del Cavaliere ancora in esilio personale a Nizza in compagnia, probabilmente, di qualche millenials.

Nel frattempo a Piazza del Popolo, Pappalardo e i suoi idioti arancioni, protestano contro il Governo senza mascherine.

Qualche manifestante ha, addirittura, aggredito la troupe di LA7. Questa mattina ho appreso che il leader dei Gilet Arancioni pare abbia ricevuto dei messaggi politici fortissimi da un alieno e che lui faccia da megafono all’extraterrestre.

Mattarella invece ha deciso di recarsi a Codogno dove tutto cominciò cento giorni or sono.

Non sono mai stato un Fan di questo presidente, a mio parere, estremamente mite. Invece debbo felicemente ricredermi. Il suo operato deve essere giudicato dalle azioni e dall’esempio. Sergio Mattarella ha dato forse l’esempio più grande a tutti gli italiani volendo incontrare la comunità di Codogno.

Forse lui è l’ultimo baluardo di unità Repubblicana.

In questa giornata così particolare per la nostra Nazione, forse sarebbe stato il caso di unirci alle sorelle ed ai fratelli Statunitensi che ormai da giorni protestano contro uno Stato che ha totalmente soggiogato una etnia.

Oggi è stato istituito il BLACK OUT TUESDAY.

Tutti gli americani sono stati invitati a postare una sola immagine nera nei loro profili social e niente più.

Una cosa dovremmo ricordarci in questa giornata. L’Italia scelse come forma di governo la Repubblica perché è l’unico modo di poter dare voce alle minoranze. Il sistema democratico è l’unico, nella sua imperfezione e lentezza, che riesce a tutelare i diritti di chiunque li richieda. È l’unico sistema che riesce a tenere ferma la sacrosanta necessità di poter dare il potere a tutti.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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