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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in FASE 2 (Giorno 5)

Oggi sarò particolarmente polemico e molesto nel commentare le notizie che arrivano e le immagini di inaudita stupidagine.


Sembra ieri che commentavo le affermazioni di Vincenzo De Luca che minacciava di uscire con il lanciafiamme, in Campania, per far rispettare la quarantena. Parole fortissime che però hanno suscitato nella popolazione rispetto totale del lockdown.

Oggi invece appaiono ovunque le immagini dei Navigli Milanesi.

Lì pare che qualcuno non abbia esitato a sguinzagliare il lancia-aperol evidentemente.

Dati alla mano, nonostante ci sia un calo significativo in tutta la nazione di tutti i nuovi contagiati da una settimana a questa parte, non lo si può dire della Città Metropolitana di Milano. I contagi sono numericamente gli stessi. L’auspicabile prudenza e il distanziamento sociale rispettato dai più viene totalmente vanificato da chi si aspettava che con la Fase 2 venisse istituita la Zona RossoCampari.

Mi rendo conto che la pressione psicologica dello star confinati in casa ha raggiunto limiti estremi, ma da questo a dover “inondare” i canali meneghini ce ne passa.

Ricordo che il coronavirus ha una incubazione di sette giorni in media. Quindi solo la settimana prossima sarà possibile verificare se la riapertura non avrà modificato i casi di contagio.

Si rimane allibiti sullo scarso senso di prudenza dimostrato in questi cinque giorni di Fase 2.

Fortunatamente il Sindaco Sala si è “indeluchito”, ed ha affermato:”Quando c’è da ringraziare i milanesi per il comportamento virtuoso sono il primo a farlo e mi piace anche, però ci sono i momenti in cui c’è da incazzarsi e questo è uno di quei momenti”, ha esordito il primo cittadino. “Le immagini di ieri lungo i Navigli sono vergognose…È anche un po’ deprimente dover rispiegare qual è la situazione, ma ve lo ridico: noi siamo non solo in crisi dal punto di vista sanitario, ma siamo in una profondissima crisi socio economica. Milano ha bisogno di tornare a lavorare, a lavorare – ha detto Sala alzando la voce –. Questo è il punto, non è un vezzo, una voglia, è una necessità. Non permetterò che 4 scalmanati senza mascherina uno vicino all’altro mettano in discussione tutto ciò. Potevamo essere inconsapevoli due o tre mesi fa, e anche io lo sono stato, ma adesso no”, ha ammonito Sala. “Questo è un ultimatum. O cambiamo oggi o io domani prenderò provvedimenti, chiudo i Navigli piuttosto che chiudo l’asportoha tuonato- e poi lo spiegate voi ai baristi perché il sindaco non gli permette di vendere. Poi io mi prendo le mie responsabilità, ci metto più vigili stasera sui Navigli, ma non è un guardia ladri, non è un gioco, non possiamo permettercelo.Usiamo la testa tutti! Senza testa c’è l’1% dei milanesi e non permetterò che l’1% metta in difficoltà il 99!”

Nel dubbio io non mi sono allontanato da casa e rimango nella Squadra del 99%.

Ammetto che nella mia personale collezione di sfighe sanitarie non sarebbe la prima volta che mi becco una malattia strana. Malaria leggera a causa del vaccino andato male nel 2008. Dengue presa nel 2010 nel Golfo di Carpenteria. Invasione dermatologica di micro crostacei presi sulle isole Bismarck nel 2011. Larve di zanzara delle renne prese nel 2012 in Finlandia. Ecco io personalmente non ho assolutamente voglia di rischiare di prendermi anche il Covid-19. Vivendo nel capoluogo lombardo preferisco continuare diligentemente a farmi i fatti miei a casa.

Ognuno è libero di fare un po’ quello che vuole, ovviamente, nei limiti delle libertà altrui.


Queste persone forse non hanno capito che se rimpolpiamo i casi di coronavirus non saremo più liberi di scottarci, romperci un braccio, avere una appendicite, un infarto o un ictus. Banalmente se vi tagliate profondamente un dito facendo le proverbiali ricette con cui invadete le pagine dei social network potreste beccarvi il coronavirus dato che l’epidemie, notoriamente, si combattono in ospedale.

Forse è questo messaggio che non è passato

Ma a Milano non è stata così sprovveduta come i saggissimi amici Statunitensi.

Infatti nella Nazione a Stelle e Strisce è iniziata una nuova agghiacciante moda clandestina: i Festini Covid.

In tutti gli stati federali si sono registrati eventi di questo genere dove persone sane hanno invitato persone positive al coronavirus con lo scopo di farsi contagiare.

Non si tratta d incontri simil tè inglese delle 5 del pomeriggio. Sono invece dei veri e propri festini casalinghi con cocktail e Dj. Insomma, non si fanno mancare nulla.

Secondo i partecipanti l’intento è quello di ammalarsi per poi immunizzarsi. Proprio come facevano alcune mamme negli anni ’90 in Italia organizzando i “varicella party”.

L’unica differenza con quei festini infantili e che di varicella difficilmente si muore e, soprattutto, l’Herpes Zoster è uno dei virus più studiati al mondo. Nel caso ci fossero stati aggravamenti di uno di questi sfortunati piccoli ignari partecipanti ad una festa d’appestamento, i medici di qualunque ospedale avrebbero potuto trattare la malattia con adeguata professionalità.

Del Covid-19 non sappiamo nulla. È ancora un perfetto sconosciuto del mondo della scienza. Si procede a tentativi. Ogni giorno, da qualunque parte del mondo qualcuno propone cure diverse.

Forse l’umanità non è pronta ad accettare il metodo empirico e comprenderne i limiti in questa condizione d’emergenza.

Mi aspetto che prima o poi, in qualche TV locale, ci sia qualche magara che proponga cataplasmi ed elisir acqua e sale contro questa malattia.

Nel frattempo… beviamoci su che è meglio!

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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