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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in FASE 2

Milano, 4 Maggio 2020


Ciao Antonia,

faccia di zio. In questi giorni hai appena appreso le tue prime sillabe. Sgambetti non poco, mi dicono. Da lontano ti osservo quando posso. Oggi mi sono preso la briga di scriverti una lettera aperta che leggerai sicuramente quando sarai grande! La scrivo a te ma è come se la stessi scrivendo a tutti quei bambini che non ricorderanno assolutamente nulla del “coronavirus” anche se lo hanno fisicamente vissuto!

Volevo fotografarti questa giornata epocale per noi tutti! Siamo usciti dalla quanatena!

Non so cosa si debba festeggiare. Forse solo tua madre che fa il compleanno! Sono ancora molto preoccupato che questa pandemia da coronavirus non sia finita. Sono anche consapevole, e me lo auguro, che in futuro ti racconterò tutto questo. Ma, dato che sono uno zio romantico, voglio farti una “fotografia scritta” del mio pensiero!

Cani sciolti.

Questa mattina l’Italia s’è svegliata con una nuova consapevolezza: la Fase 2!

Insomma, le strade si sono riempite di gente. A Porta Venezia, a Milano, è partito un flashmob danzante in strada. Vecchietti in Campania con le lambrette hanno raggiunto i congiunti. Molte persone sono tornate a lavorare ,ma non tutte. L’Italia è in festa!

Ma in festa per cosa?

Al ripristino di una vita “normale”?

Siamo ancora in piena pandemia. Ci sono ancora centinaia di bare illacrimate. Moltissimi lavoratori non ancora percepiscono la cassa integrazione.

Danziamo sulle ossa come nelle più grottesche illustrazioni ottocentesche.


Sto imparando molto da questa epoca storica. È aumentato il mio disgusto per il genere umano. Percepisco le insofferenze causate da questo sistema che ha sovrapposto l’essere all’avere. Siamo topi in gabbia in balia di affamati gatti che non hanno alcuna voglia di immedesimarsi nei roditori in prigionia.

Il nostro sistema ha impoverito le nostre coscienza. Qualcuno le chiama anime, creando un’enorme allucinazione collettiva: la schiavitù delle apparenze.

Toglieteci tutto ma non toglieteci i “like”!

Stiamo in streaming e in diretta su instagram: siamo noi quelli fighi!

Siamo noi, quelli di sempre, con un rolex nel polso e in frigo un bel niente.

Siamo noi, italiani distorti, empatici come ravanelli e uniti come insetti.

La metamorfosi sociale è avvenuta.

Percepiamo pericoli. Gli altri sono il nostro pericolo più grande!

Che siano neri, donne, froci, vecchietti appestati, terroni e bergamaschi, ci fanno schifo tutti all’occorrenza.

Questo è quello che sta accadendo!

A scuola imparai una massima latina. Chissà se mai imparerai il latino!

Divide et Imperat!

Dividi e conquista.

Ci stanno dividendo il più possibile e non solo per questioni sanitarie. I bambini sono lontani dalle scuole e dagli amici. I grandi sono distanti e basta. I grandi si sono abituati a questo grande “distanziamento sociale”. Ma ricordati che l’abitudine piega.

Non so che faccia avrà il mondo che calpesterai da Donna. Non so come la tua generazione crescerà!

Noi, i grandi di adesso, stiamo fallendo miseramente. Abbiamo smesso di imparare. Abbiamo smesso di credere che ognuno di noi possa far cambiare il corso delle cose: ci siamo abituati a prendere ordini e, al massimo, a lamentarci….

Ogni giorno ci lamentiamo per qualcosa di nuovo dimenticandoci la lamentela del giorno precedente.

Oggi 4 maggio 2020, siamo come criceti in una ruota, come pesci rossi in una boccia.

Avrei voluto parlarti di speranza. Avrei voluto scriverti una lettera di gioia per aver ripreso la mia vita dopo la quarantena…

Sento solo l’amarezza e percepisco solo nuvole di burrasca all’orizzonte.

Spero di sbagliarmi.

Spero che domani possa raccontarti un’altra storia.

Un bacione da Milano

Zio Oscar.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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