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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 32-

Trentaduesimo giorno di quarantena.


Assisto mio malgrado al dibattito in Senato sull’Istruzione. Sostanzialmente, come tutto del resto, è ancora al livello “vedremo” , “faremo”, insomma, i burocrati italiani emulano malamente Ponzio Pilato.

Attendiamo pazienti.

Oggi invece, è stato diffuso l’ennesimo certificato, l’autodichiarazione, che consente ai cittadini di circolare per motivi di primaria necessità.

Tutti voi avrete notato come nel giro di poco il “papello” sia stato modificato. Piccole parole che cambiano. Il messaggio di non uscire, di contenere le attività all’aria aperta hanno raggiunto chiunque, anche chi, probabilmente, è costretto a vivere in stretti cunicoli: mi riferisco ai latitanti, ai vari mafiosi. Col coronavirus ci siamo dimenticati di loro?

Tornando al nuovo modulo: sostanzialmente non è cambiato nulla se non l’ordine degli addendi: state a casa e uscite il meno possibile.

Mi chiedo però, perché ci sia questa iper-produzione cartacea alla luce del fatto che le copisterie sono chiuse, i toner delle stampanti, per chi le ha, sono probabilmente agli sgoccioli e non sono un prodotto di prima necessità… inoltre, vogliamo parlare di tutta la carta sprecata?

L’Amazzonia non ringrazia….


In questa situazione emergenziale sarebbe stato opportuno rifarci ad una caratteristica nazionale dei banchi di scuola: copiare!

I sud coreani non hanno sprecato un centimetro quadrato di carta! Hanno inventato una app governativa con: autocertificazione, geolocalizzazione, stato di sana e robusta costituzione e all’occorrenza ti fa anche il caffè!

Dovevamo cogliere questa opportunità dove anche l’eventuale insegnante avrebbe chiuso un occhio. Copiamo i sud coreani.

Abbiamo app per fare qualunque cosa. Esiste una app addirittura per consigliarti il callifugo migliore in base alla forma della verruca. Esistono app per modificare la voce, per vedere attraverso i muri.


Esiste Tinder, come non citarlo: il postalmarket 3.0 degli scapoli malandati o lo stagno pieno di pesce per incallite pescatrici. Abbiamo app che fanno cuoricini, producono pdf, ti ricordano i compleanni delle prozie o monitorano la popolazione degli scoiattoli della Sila.

Sapendo tutto questo, è possibile che nessuno, dico nessuno, abbia tentato di sviluppare una app ad hoc?

Vabè fa niente. Siamo il paese del burocratese e degli amici degli amici nei posti fissi che mandano ancora i fax.

Sarà per la prossima pandemia.

Nel frattempo mi godo le dirette di Conte, Protezione Civile e Attilio Fontana sullo smartphone…

Come farò?

Ci sono app anche per quello!

Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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