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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 38-

Trentottesimo giorno di quarantena.


Abbiamo avuto la certezza che la quarantena sarà molto più lunga del previsto. Forme innovative di letargia primaverile apparente dovranno essere inventate. I balconi cantanti appaiono un lontano ricordo. Ora monta nelle case il fastidio.

Fastidio ad avere accanto sempre e solo le stesse persone.

Fastidio nello star soli.

Fastidio delle dirette social.

Fastidio dei jingle martellanti sul rispetto delle regole.

Fastidio nei confronti dei soliti programmi TV.

Fastidio nei confronti del sito INPS che nel giro di due ore è andato in crash aumentando la fastidiosa sensazione di essere stati, per l’ennesima volta, turlupinati dai politicanti.

L’emotività del paese è qualcosa da tenere sotto controllo. Soprattutto se prendiamo in considerazione una popolazione poliedrica come quella italiana. La strada verso un’autocoscienza civile è lunga, ma se si continueranno a tirare in ballo soluzioni di carta, difficilmente l’italiano medio riuscirà a farne origami. Con molta probabilità ci ritrovereno con l’accartocciamento delle soluzioni e con i dubbi delle signore su dove differenziare le stesse.


Da giorni assistiamo al mantra di figure politiche di entrambi i rami del parlamento e di qualunque bandiera partitica evocare a gran voce un solo nome. Quando utilizzo il termine “evocare” mi riferisco al significato letterale.

Accade che, a cicli continui, quando la macchina paese si inceppa per questo o per quell’altro motivo, la classe politica si augura che scenda dal cielo lui… e non mi riferisco alla seconda venuta di Cristo: almeno nella semantica del cognome mi riferisco all’esatto opposto.

Mario Draghi.

L’ex presidente della BCE , la privatissima Banca Centrale europea, viene tirato per la giacca e chiamato in causa come se fosse il Salvator Mundi o un redivivo Giuseppe Garibaldi: l’unico in grado di ritrovare l’unità nazionale e riprendere il controllo delle rotte perdute.

Ma chi è veramente Mario Draghi? E perchè i maggiori esponenti politici lo invocano?

Draghi viene annoverato come la 18° persona più potente della Terra, insomma, uno importante. Romano, figlio di Carlo, un pezzo grosso della Banca d’Italia, fa in modo che il figlio segua i propri talenti e le proprie passioni. Mi piace immaginare che da piccolo volesse fare lo scultore, le mani in pasta per plasmare stupende figure surrealistiche. Ovviamente così non fu e il buon padre Carlo gli spianò la strada affinchè il piccolo Mario restasse in quel minuscolo e umile stagno che è il mondo della Finanza. Insomma non ha sudato una goccia di sudore per entrare nel gotha di quelli che contano. Chissà cosa pensano adesso i suoi compagni di classe. A, se non lo sapevate, ha frequentato il Liceo Tasso con Giancarlo Magalli e Luca Cordero di Montezemolo.

Dopo master e studi all’estero, dato che era bravo e privo di raccomandazioni dei piani alti, nel 1983 diviene consigliere personale di Giovanni Goria: il ministro del tesoro del governo Craxi I di cui ricordiamo le gesta bibliche come l’attraversamento delle sponde del mare dei finanziamenti pubblici ai partiti. Nel 1990 diventa Direttore Generale del Ministero del Tesoro, ruolo che ha conservato fino al 2001. Nel 2002 entrò in vigore l’euro…

Attraversò gli anni novanta rimanendo saldamente seduto al suo posto: Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema succedendosi più volte a palazzo Chigi non hanno mai messo in dubbio il suo ruolo. Proprio sul finire dello scorso secolo fu lui ha dare il via alla stagione delle privatizzazioni. Tutto il patrimonio statale veniva beatamente messo in vendita facendo credere a governi e popolo che “privato” fosse sinonimo di “efficiente”. Sicuramente il debito italiano scese di tantissimi punti, ma non fu assolutamente estinto e questa idea politica ha ipotecato alle generazioni future di porvi comunque rimedio.

Visto il suo talento nello spolpare i patrimoni pubblici, il buon Mario fu chiamato a rivestire il ruolo di Vice Chairman e Managing Director di Goldman & Sachs. Praticamente il Megadirettore galattico di quella banca che impera e minaccia gli stati acquistando il loro debito o indicando agli investitori quale titolo sia da comprare e quale no. Per farla breve Goldman & Sachs fu quella banca che creò il puttanaio economico del 2008. Quella maledetta crisi con cui abbiamo imparato a convivere che è comoda come una sedia cactus.

Poi divenne presidente della BCE. E ricordiamoci bene che la BCE non è assolutamente affare della comunità euopea. Sono due entità distinte. La Ue viene eletta dai popoli europei democraticamente, della BCE nessuno sa come funzioni realmente né quando i vertici si riuniscano. Insomma, la Banca Centrale Europea è quella organizzazione che ha eliminato le sovranità monetarie dei cittadini europei. Tutti i governi hanno delegato a questa super entita la moneta di scambio.

Sostanzialmente sono i veri padroni dei nostri soldi.

Ecco, sapendo tutto questo, affidereste mai la guida del nostro paese a Mario Draghi?

Io personalmente preferirei votare, preferirei addirittura perdere le votazioni e lasciare a chi ha ricevuto più preferenze la guida del paese.

Ma allora perchè i politici lo invocano come se fosse l’unico Messia che potrebbe risollevare il paese?

Tutti i politici sono coscienti del fatto che con l’emergenza coronavirus e l’effetto della crisi economica imperante vadano prese misure drastiche, draconiane , impopolari. Nessuno vuole perdere la faccia. Tutti preferirebbero delegare un boia alla Mario Monti, che faccia mutare il volto del paese istillando l’incredibile credenza del “ e che dobbiamo farci, è necessario…” come accade con quel governo tecnocratico che limitò i nostri sogni.

Continuo a pensare che se Giovanni, nell’Apocalisse, scelse i Draghi per distruggere la terra, perchè noi dovremmo delegare a Draghi di curare i nostri destini?

Mattarella pensaci tu… e che le volte del Quirinale ti portino consiglio.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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