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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 45-

Quarantacinquesimo giorno di quarantena.


Elogio all’incoscienza.

Finalmente anche la Svezia ha dichiarato il lockdown. Il paese scandinavo era praticamente l’unico paese membro della UE a non aver dichiarato lo stato d’emergenza e non aveva utilizzato alcuna procedura di contenimento del virus. Alla base di questa scelta c’è la certezza istituzionale nel fidarsi del buon senso svedese. In effetti in quella nazione le regole da seguire sono seguite e nessuno cercherebbe mai di aggirarle. Se lo stato dice di mantenere una distanza di sicurezza minima di un metro e mezzo, gli svedesi lo fanno; se lo stato invita a mettersi in autoquarantena se si è stati in contatto con qualche persona proveniente dagli stati colpiti dalla pandemia, gli svedesi si mettono in autoquarantena; se lo stato invita a lavarsi le mani accuratamente, gli svedesi si lavano le mani con modalità chirurgiche. Ma in Svezia c’è anche Zlatan Ibrahimović

Ecco, per quanto uno possa mettere la mano sul fuoco sul rispetto delle regole dei propri cittadini, deve considerare l’eventualità di avere dei fuoriclasse incoscienti. Lungi da me affermare che il calciatore svedese sia causa dei contagi nella terra dei mobili da montare autonomamente a casa! Uso Zlatan come simbolo di imprevedibilità del caso. Gli schemi calcistici, come quelli delle regole date dal governo di Stoccolma, nulla possono fare contro l’imprevedibilità istintiva di alcune persone che, come il Fuoriclasse ex juventino, in qualche secondo, cambiano inesorabilmente i destini nel gioco. La Svezia ora si ritrova con un enorme problema di contagi, morti e casi febbrili a causa del Covid19 e, sicuramente, l’inoperosità nel tutelare la piccola popolazione della monarchia nordica inciderà non poco nei prossimi giorni.

Scelte folli.

Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia.
Infuse nell’uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso.
Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe.
Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un’eterna giovinezza.
La vita umana non è altro che un gioco della Follia…

Queste erano le parole che Erasmo da Rotterdam mise all’interno del suo celeberrimo “Elogio alla Follia” nel 1511. Santissime parole che, probabilmente, applicate a quello che stiamo vivendo nel mondo in questi giorni, non gioverebbero assolutamente.

Mi sono permesso di spulciare nel web come moltissime persone, svedesi compresi, abbiano applicato un pizzico di geniale follia per difendersi dal coronavirus.


La creatività e la follia avanzano, non nel senso che procedono, avanzano come avanzerebbero un chilo di penne lisce nei supermercati italiani i primi giorni di lockdown.

Mi sono concentrato nell’individuare persone la cui estrosità supera il senso responsabile di prevenzione. Alla base, credo, non ci sia soltanto la voglia di rendere ilare il mondo attorno. Queste persone, dietro le loro maschere goldoniane ai tempi del coronavirus, dimostrano quanta beata ignoranza circoli nelle loro viscere. Come fortunati talenti dell’Università della Vita e Master di secondo livello su Faisbuk ci hanno regalato queste squisitissime perle che, ahimè, anche le future generazioni guarderanno con accigliata preoccupazione, proprio come osserviamo noi le stampe dei nostri avi che per ogni malanno ricorrevano all’uso di sanguisughe.

Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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