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Editoriale

CORONAVIRUS. Diario di un redattore in quarantena -Giorno 48-

Quarantottesimo giorno di quarantena.


Quarantotto: Il Morto che parla.

Mentre l’Italia cattolica, ieri, si metteva diligentemente in mondovisione per assistere alle liturgie del Venerdì Santo per osservare mesto silenzio nell’adorazione del Cristo morto, più d’uno non ha resistito a sconfinare ed a esagerare.

Per qualcuno il Premier Conte ieri non è stato political correct nel bacchettare gli esponenti della minoranza circa la mai avvenuta firma del MES. Le sue parole sono suonate come un requiem ai sondaggi di FdI e Lega. Immagino che il lutto del Venerdì Santo abbia pervaso casa Salvini e casa Meloni.

Ieri mi sono occupato di spiegare e semplificare come funzionasse il MES. Ammetto di essermi dimenticato di scrivere quale fu il governo che ratificò nel 2011 quell’arma di indebitamento di massa che tanto fa paura a tutti: fu il 4° Governo Berlusconi di cui la Lega era primo alleato e Giorgetta Meloni Ministro della Gioventù. Mi ricordo benissimo quel periodo anche perché leggevo i fumetti- parodia con Giorgia Meloni protagonista. Alessio Spataro aveva creato una intera collana ispirandosi alla Ministra della Gioventù esponente di quel governo che firmo il MES. Il titolo era “Ministronza”.

Quindi, se Conte ha commesso (?) un errore nel pronunciare nomi e cognomi di chi ha diffuso la balla di una firma del governo italiano per accedere al MES, cosa dovremmo dire di chi quel piano di spolpamento finanziario lo ha sottoscritto?

Stendiamo un velo pietoso come quello che stese Maria sul corpo di Gesù sceso dalla croce…

Ieri è accaduto un altro fatto eclatante. A San Marco in Lamis, nel foggiano, si è celebrata una liturgia particolare. Il parroco, che predicava il rispetto delle regole circa le restrizioni sanitarie, probabilmente non si era accorto delle circa 200 persone che lo circondavano durante la celebrazione. Anche il suo chierichetto d’eccezione, il sindaco Michele Merla, non aveva notato l’assembramento in corso. Tutto normale. La pandemia val bene una messa.

La messa assembrata del foggiano, però, non deve far clamore per il solo fatto che centinaia di fedeli siano accorsi. Troppo spesso, da quando il lockdown è cominciato, ci siamo ritrovati a constatare che moltissimi primi cittadini hanno fatto da ponte ed abbiamo utilizzato il loro tempo da amministratori per aiutare l’istituzione cattolica. Comprendo che l’Italia è piena di cattolici, ma se sono state stabilite delle regole nazionali per la sicurezza pubblica, cattolici, buddisti, avventisti del settimo giorno, induisti, pastafariani e devoti dell’invisibile unicorno rosa , tutti quanti nessuno escluso, DEVONO rispettare le regole di distanziamento sociale. La quarantena ha fatto gemmare di nuovo una antica usanza politica italiana del secondo dopoguerra. Il democristianesimo incallito.

Orde di sindaci da destra a sinistra si fanno in quattro e si prodigano come pubescenti chierichetti per dimostrare quanto stia a cuore il benessere del cittadino. Questi stessi sindaci, probabilmente, hanno un secondo fine. Se l’impellente necessità di partecipare ad una funzione religiosa fosse un mero fatto personale dovrebbero dare il buon esempio e godersi, in streaming, il papa in una San Pietro deserta. Invece, muniti della loro fascia tricolore, accorrono a dimostrare la loro immagine di pecorelle devote. Con la scusa di rappresentare la comunità dimenticano la costituzione italiana. Dimenticano le minoranze di altra confessione religiosa – la democrazia , ricordo, è il sistema che tutela le minoranze- e si dimenticano delle emergenze che c’erano ancor prima del coronavirus.

Questa è spicciola propaganda populista che serve solo ad imbrodare i concittadini. L’irresponsabile scelta di presenziare ad eventi non necessari non farà altro che rigenerare la confusione tra i poteri dello Stato e quelli della Chiesa.

Qualcuno si è dimenticato che esistono i patti lateranensi….


Nel frattempo, la statua di gesso del Cristo morto continua a guardare e a stare ferma lì.

Non una parola. Atterrito, non dispensa alcun lapalissiano commento nei confronti di quei fedeli assembrati a San Marco in Lamis, a quei sindaci chierichetti e quei produttori di bugie via social che ieri si sono adirati per la risposta political scorrect del premier: i Farisei!

La coerenza non va mai di moda in Italia.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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